C’erano una volta gli italiani, il voto alle urne.  Storia breve di un Paese finito.

C’erano una volta gli italiani, il voto alle urne.  Storia breve di un Paese finito.

I veti della costituzione e quelli della coscienza.

Di Fiore Marro

Caserta 28 maggio 2018

Ho la netta sensazione che ci sia un organo occulto, che decide al di là delle scelte della maggioranza, al di là del voto: che ci siano cose da rivedere in Italia, non ci piove, però il sopruso comincia a essere evidente.

I bravi cittadini, difensori della politica italiota, quella stessa che in questi ultimi anni ha infangato, prostituito, umiliato, suicidato, svenduto il territorio e gli italiani soprattutto, si sono tutti precipitati a pubblicare in rete, dovunque fosse stato possibile fare, per dovere di causa, per appartenenza di casta, per smisurato senso di servilismo al potere, la nota della costituzione conosciuta come Articolo 92 –

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” E ancora “Al Capo dello Stato spetta il compito di affidare l’incarico di presidente del Consiglio a chi può trovare una maggioranza in Parlamento e poi di “nominare”, su indicazione del premier, i singoli ministri. “La proposta dei ministri deve ritenersi strettamente vincolante per il capo dello Stato” (Istituzioni di diritto pubblico, ed. 1975, pagina 568, Costantino Mortati padre costituente)”.

Tutto questo, nel tentativo di giustificare un’azione “strana” che il capo dello Stato italiano ha inflitto al tentativo di governo del movimento 5 stelle di Luigi Di Maio e della Lega di Matteo Salvini, spegnendo così sul nascere, ogni velleità di cambiamento, buono o meno che sia, che milioni e milioni di votanti si sono augurati di ottenere, subito dopo le elezioni del 4 marzo; la scusa per ricusare il Governo proposto dalla coalizione gialloverde è stata la presenza ingombrante del professore Paolo Savona,  economista, già allievo di Modigliani, premio Nobel per l’economia: il problema è il suo profilo, uno che di mercato se ne intende avrebbe dato fastidio a chi vuole imporre una politica finto-europea ma in realtà franco-tedesca. Indicato da Giuseppe Conte su segnalazione del leader del Carroccio, per il dicastero dell’Economia, come giustamente evidenziano gli amici del PD, e di quel che resta del centrodestra plutocratico, la Costituzione lo consente, il presidente ha preso atto e ha rigettato il progetto governativo, aprendo così una crisi istituzionale senza precedenti. Mattarella ha spiegato che non cederà mai a imposizione di ministri anti-euro.  La situazione, ha spiegato  il capo dello Stato, “ha messo in allarme risparmiatori e investitori italiani e stranieri” portando a un’impennata dello spread che ha creato “rischi concreti per i risparmi dei nostri cittadini e le famiglie italiane”.  Insomma gli stessi rischi che hanno portato sul lastrico il cittadino imprenditore Sergio Bramini che, pure vantando  un credito di 4 milioni di euro verso lo Stato di Sergio Mattarella e dei difensori della Costituzione, lo stesso  Stato non gli ha mai saldato il suo debito e così ha mandato in fallimento la sua azienda e i suoi  dipendenti. Quanta disparità di comportamento, quanta desolazione, quanta violenza: non sono quindi  cittadini quelli che a sud per esempio, hanno ingoiato quintali di merda, perché dopo aver votato i grillini, sperando nella ripresa del sud, si sono ritrovati a accettare la Lega razzista, disposti a tutto pur di vedere questo Paese finalmente cambiare, cambiare per davvero, ma  qualcuno ha detto “no” e questo qualcuno a mio sommesso avviso ha capito che pure calpestando il voto, l’italiano medio non andrà oltre alla protesta di cliccare no su FB, perché questo mondo oramai è perso dietro un tablet o un ipod, con la gente che ha scambiato Maurizio Sarri per “Il Che” e Massimiliano Allegri per la Contessa di Castiglione, dove ad arrivare primi nella competizione elettorale è stato il movimento che meglio usa l’era digitale, un mondo di zombie governato da zombie.

In altre occasioni, in altre epoche, a questo punto della storia ci sarebbe stata una sommossa popolare, una protesta “terragna”, una “Marcia su Roma”, invece si nota una passività che ingrigisce l’anima e la voglia di lottare, Weimar s’avanza e si scorge non troppo lontano, la putrida carogna di una Europa dei banchieri, quella stessa che sta annientando famiglia, tradizione, cattolicesimo, nel nome del dio danaro. Che ha vinto, purtroppo,  la partita, definitivamente.

Stendiamo un velo pietoso per quello che riguarda la politica e lo stallo.

Gli italiani votano? E chi se ne frega? I gialloverdi propongono il cambiamento? Il presidentissimo Mattarella risponde con Carlo Cottarelli, economista convinto, già conosciuto come Mister Spending Review, chiamato al Quirinale per formare il governo del presidente, Cottarelli è uomo del Fondo Monetario Internazionale, della salvaguardia del risparmio degli italiani se ne fotte, il suo unico scopo è servire le BCE, aspettatevi una patrimoniale fatta di lacrime e sangue

Italia delenda est.