Di Lattarulo Ottaviano
Con una società in decadenza, è sempre più difficile incontrare persone silenziose, gentili, discrete, ciò significa che l’umanità, che ama, che crede nell’amicizia, nella solidarietà e, nel reciproco rispetto è in fase di estinzione. In questo scenario catastrofico, di desolazione e sconforto, si presenta Anna Maria Zoppi, in punta di piedi e, senza far rumore, geniale ed empatica a presentare un suo libro “NON NE SAPEVO NIENTE”. L’autrice ci prende per mano e ci conduce nel suo mondo dove ha vissuto la sua vita senza mai rinnegare le proprie origini, insegnandoci che si possono realizzare sogni anche su territori costituiti da cento volti discussi e paradossali. All’animo gentile, sensibile di Anna Maria Zoppi non sfugge niente né del suo passato e né del presente e, con modo leggiadro e, aleggiante ci porta a leggere pagine una dietro l’altra, belle e brutte alcune anche drammatiche della sua vita con la consapevolezza di aver segnato i nostri cuori.
Il romanzo di Anna Maria Zoppi è un’opera che ci invita tutti a riflettere, sul piano essenziale dell’educazione, che comincia nelle mura famigliari, oggi oramai caduta in disuso, per portarci a vedere già negli anni ottanta le sue libere scelte avallate dal padre dalla presenza burbera, ma da un animo gentile e rassicurante. Ci descrive la vera famiglia di un tempo, che non lasciava spazi ad intrusi, solo così si potevano assimilare comportamenti generazionali, il tutto si svolgeva con rispetto e tanto amore tra genitori e figli e viceversa. C’è da dire anche che quegli insegnamenti c’erano anche verso le usanze e le tradizioni inerenti al proprio territorio. E’ un libro che va letto anche per le descrizioni morbide e sottili. Passa alla descrizione delle mani del padre ossute, brune e solide di un tempo di quando faceva imprenditore edile, che a lei davano tranquillità e sicurezza, alle mani comunque belle per amore di figlia, ma deboli, bianche e morenti.
Negli anni ottanta non era semplice per una ragazza di Casal di Principe che si era diplomata all’Istituto D’Arte, iniziare nuovi corsi, precisamente quelli di fotografia e cinematografia e, presentarsi al pubblico aprendo vicino casa uno studio Fotografico. Una donna che con l’aiuto del padre si avvia a sfidare le idee e la cultura di un popolo, quello era un mestiere da uomo, una donna non avrebbe mai dovuto fare un lavoro del genere per nessuna ragione al mondo. Invece per Annamaria è stata l’esperienza più formativa della sua vita. Si è integrata nel tessuto sociale del suo territorio, dove si è fatta conoscere e amare per la sua discrezionalità, per la sua professionalità e amore per questo lavoro che aveva intrapreso e che ben presto la portarono all’apice delle più grandi gratificazioni. Ma la vita in questi paesi è difficile, per tutti. Gli uomini non parlano più di tanto per non esporre ad inutili rischi la propria famiglia. Le donne dal canto loro inseguono i loro figli per allontanarli dalla strada del male. In queste piccole realtà accade che di tanto in tanto si sente gridare il nome di qualche ragazzo che è stato trucidato. La mamma non è riuscito a sottrarlo dalla militanza della delinquenza organizzata. Anna Maria nel frattempo si sposa, ma il suo attaccamento verso il padre e verso tutta la famiglia non muta. Per lei i punti fermi di una persona sono i famigliari, ma soprattutto il padre spirito guida della sua esistenza. La malattia del padre, il giuramento al suo capezzale di ritornare a fare la pittrice, perché nonostante, che il padre gli avesse aperto lo studio fotografico per farla iniziare a lavorare sperava sempre in un ripensamento della sua Annuccia a riprendere la pittura. La vita è un accumulo di piccole decisioni prese qua e là, ma molte vengono prese per fare felice qualcuno che ami tanto. Anna Maria ritorna a fare la pittrice ed è diventata una delle artiste più brave che abbiamo come pittura contemporanea se non la più brava in assoluto. Anna Maria è una persona che si sente molto fortunata, perché ha avuto l’amore dei suoi famigliari e da tutte le persone che l’hanno conosciuta, ma il suo sguardo e la sua sensibilità, la portano a guardare sempre quelle persone meno fortunate di lei, che hanno vissuto e vivono nel silenzio, nella paura e nel dolore e nella miseria, abbandonate a loro stesse. Voglio chiudere dicendo che Anna Maria Zoppi può essere identificata semplicemente con una frase storica di
ORIANA FALLACE: la vita ha 4 sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama Molto, soffri poco, lotta tanto, Vinci sempre.
Che sembra essere fatta come un vestito su misura proprio per lei.
GRAZIE ANNA MARIA PER AVERCI EMOZIONATI CON IL TUO ROMANZO. TUTTE LE TUE OPERE ANCHE QUELLE PITTORICHE GRAFFIANO E SENSIBILIZZANO LA NOSTRA ANIMA.
