Ciro, il piccolo grande eroe bambino ha sconfitto anche la sindrome di Vermicino

di NUNZIO DE PINTO

CASERTA

 Ciro, il piccolo “grande eroe bambino” ha sconfitto anche la sindrome di Vermicino

 CASERTA – Il sisma che ha colpito l’isola d’Ischia ed ha fatto registrare solo “due morti”, ha il suo “piccolo grande eroe bambino”: Ciro, il ragazzino undicenne che, come tutti gli eroi che si rispettino, non ha pensato prima a se stesso (fatto di per sé comprensibilissimo in quei tragici momenti) ma ha pensato prima di tutto ai suoi due fratellini più piccoli: Pasquale, o meglio ancora Pasqualino, come lo chiamano in casa, di appena sette mesi, e Mattias di sette anni. È stato Ciro a salvare il fratellino Mattias. Dopo la scossa lo ha preso e lo ha spinto con lui sotto al letto, un gesto che sicuramente ha salvato la vita a entrambi. Poi con un manico di scopa ha battuto contro le macerie e si è fatto sentire dai soccorritori. Questo ragazzino di 11 anni ha affrontato con coraggio la terribile notte seguita al violento sisma che ha sconvolto Ischia e tutt’Italia è rimasta incollata alla televisione “facendo il tifo” per lui. Gli italiani erano tutti per lui (tranne qualche isolato “infame” che ha pubblicato sul web frasi ignobili contro il popolo meridionale), questo piccolo grande eroe che ha guidato con le urla i suoi soccorritori ed ha chiesto che salvassero prima Mattias. Non poteva finire tragicamente questo salvataggio: per i suoi genitori, per i suoi soccorritori, per i milioni di italiani che seguivano “trepidanti” il suo salvataggio. Tutti noi ci portiamo addosso “la sconfitta di Vermicino” dove dopo 60 ore al buio il piccolo “Alfredino” morì all’interno di un cunicolo dove non si riuscì a tirarlo fuori. La tragedia di Vermicino non l’abbiamo ancora superata, è un incubo collettivo che ci trasciniamo dietro. Come se quel terribile shock visivo avesse infranto una barriera, ci avesse procurato una piaga che non vuole rimarginarsi, costringendoci, da allora, a convivere con una ferita sempre aperta e essere riusciti a salvare Ciro dalla “morte” ci ha riconciliato con la nostra “coscienza”. La drammatica vicenda di Alfredino inizia a consumarsi in tv la sera dell’11 giugno 1981 (36 anni fa), quando il Tg3 apre una finestra sul caso per una durata di pochi minuti. Il giorno dopo la vicenda viene seguita in un’agghiacciante diretta di diciotto ore (interrotta solo dai tg) sul primo e sul secondo canale della Rai, a reti unificate. L’angoscioso racconto televisivo segue l’evolversi della tragedia, descrive l’intervento dei Vigili del fuoco, speleologi, volontari, mostra la disperazione della madre, raffigura l’arrivo delle autorità e del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini (che rimarrà sul posto per 16 ore), fino a registrare il fallimento di ogni tentativo e lo spegnersi della voce e del respiro del bambino, dopo 60 ore di buio. I tecnici scavano un pozzo parallelo, per poter strappare Alfredino dalla sua orribile prigione. Accorrono acrobati, nani, contorsionisti e provano a calarsi in quell’imbuto. Ma più le trivelle scendono da una parte, più il bimbo scivola dall’altra. La diretta paralizza l’Italia davanti al video: dalle 14.00 alle 20.00 del giorno 12 viene registrata una media di 12 milioni di telespettatori, con una punta, alle 19.45, di 21,7 milioni, mentre dalle 20.00 alle 24.00 si segnala un ascolto medio di 28 milioni di telespettatori, con una punta alle 20.45 di 28,6 milioni. Dopo 36 anni da quella sconfitta nazionale il salvataggio di Ciro ci ha dato la forza di superare una così grande tragedia.