Camorra.Clan Piccolo-Letizia: oggi la sentenza del GUP. NOMI E CONDANNE

La storia di una dinastia camorristica in contrapposizione con il clan Belforte

Marcianise. Nella mattinata di oggi, 28 maggio 2020, è stata emessa la sentenza dal gup del tribunale di Napoli Cananzi  contro gli esponenti del clan Piccolo- Letizia.

Lo scorso Marzo 2019 furono eseguiti diversi arresti da parte della Dda di Napoli in collaborazione con i distaccamenti provinciali contro il clan .

L’organizzazione criminale era ancora attiva sul territorio di Marcianise e comuni limitrofi, e vennero eseguiti decine di arresti.

Le sentenze odierne, prodotte con rito abbreviato, hanno prodotto  21 condanne e 5 assoluzioni.

Nel collegio difensivo : avv.ti Angelo Raucci, Dezio Ferraro,Gaetano Laiso,Andrea Piccolo,Renato Jappelli,Umberto Elia.

I nomi e le condanne:

Fabio Buanno 7 anni e 4 mesi
Luigi Caterino 8 anni e 7 mesi
Antonio Celeste 5 anni e 6 mesi
Maria Cristiano 6 anni e 8 mesi
De Lise Pietro 9 anni e 4 mesi
Andrea Letizia, 20 anni
Antonio Letizia 26 anni
Giuseppe Letizia 8 anni
Primo Letizia 8 anni
Michele Maietta 10 anni
Achille Piccolo 20 anni
Angelo Piccolo 6 anni e 8 mesi
Palma Piccolo Bellopede 6 anni e 8 mesi
Domenico Piccolo 10 anni
Francesco Piccolo 13 anni e 4 mesi
Pasquale Piccolo 20 anni
Mario Russo 6 anni e 7 mesi
Vincenzo Timbone 9 anni e 6 mesi
Alessandro Menditti assolto
Antonio Nacca 13 anni e 4 mesi
Felice Napolitano assolto
Luigi Noia 10 anni e 8 mesi
Giovanni Perreca 20 anni
Pettrone 3 anni e 6 mesi

Nel marzo 2019 , la polizia mise in atto un blitz anticamorra con 30 arresti nei confronti di affiliati al clan “Piccolo-Letizia” di Marcianise, storico rivale sul territorio nei dintorni di Caserta del clan Belforte (alias “Mazzacane”). Il provvedimento restrittivo compendiava l’esito delle indagini svolte dalla Squadra mobile casertana, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nei confronti del sodalizio criminale di stampo camorristico denominato clan Piccolo-Letizia e dell’analogo sodalizio denominato clan Perreca, ad esso federato, entrambi operativi sui territori di Caserta, Marcianise, Recale e aree contigue, dagli anni ‘90 ad oggi, in aperta e armata contrapposizione con il clan Belforte.

Ad ognuno degli indagati viene contestato il delitto di associazione per delinquere di tipo camorristico, in qualità di promotori, organizzatori e partecipi delle suddetti sodalizi di stampo mafioso che, avvalendosi del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, realizzano, in modo illecito, il controllo delle attività economiche, il rilascio di appalti e servizi pubblici, il rilascio di concessioni e autorizzazioni amministrative, l’illecito condizionamento del diritto di voto, il reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari e finanziarie, l’affermazione del controllo egemonico sul territorio, anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali.

L’indagine fotografa la contrapposizione dei clan rivali sul territorio e la lunga scia di sangue che ne è conseguita nel ventennio dal 1990 al 2009 ed il successivo mutamento di strategia dei clan col passaggio dalla fase ‘armata’ a quella silente e virulenta dell’infiltrazione nel settore dell’imprenditoria.

Le attività investigative, incentrate sulle intercettazioni dei colloqui in carcere e sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno offerto un rilevante spaccato delle tensioni interne al clan Piccolo, soprattutto tra la componente “Piccolo” e quella “Letizia”, negli anni successivi al 2005, allorquando, le numerose operazioni della Polizia giudiziaria e il proliferare di collaboratori di giustizia nelle fila del clan Belforte segnavano il progressivo indebolimento di tale sodalizio e la progressiva ripresa delle attività del clan dei Quaqquaroni, nell’ambito del quale iniziavano frizioni tra le due fazioni, per contendersi il ruolo di leader.

In uno dei colloqui captati in carcere, PICCOLO Achille, nonostante lo stato di detenzione, ribadiva al fratello Angelo la sua leadership all’interno del clan Piccolo e la sua intenzione di non cedere ‘lo scettro del comando’ a nessuno. E ancora, le indagini della D.D.A. partenopea e della Squadra Mobile di Caserta hanno disvelato l’importanza per il clan dell’infiltrazione criminosa nello svolgimento di attività imprenditoriali lecite e del controllo di queste ultime.
Non sono mancati, inoltre, nell’ambito di tali contrasti, attentati dinamitardi e incendi di autovetture, quale quella “di un compagno” dei Letizia, che PICCOLO Pasquale, Rockfeller, commissionava al nipote, PICCOLO Domenico, al fine di affermare la propria supremazia sull’opposta fazione.