CONGRESSO PD. Parla il Segretario del circolo Pd di Maddaloni Alfonso Formato: “Bisogna mettere fine a beghe interne”

di GESUALDO NAPOLETANO

CASERTA – Anno nuovo, vita nuova (ci aspettiamo) per il Partito Democratico sia a livello locale che a livello nazionale. Il partito infatti da un lato è concentrato sulle primarie nazionali che si svolgeranno il 3 marzo di quest’anno e che vedranno l’elezione del nuovo Segretario, dall’altro si sta preparando ad affrontare nel migliore dei modi le elezioni europee del 23 maggio 2019.

Ma non è tutto. Anche a livello territoriale, e ci riferiamo alla provincia di Caserta, c’è qualcosa che bolle in pentola. Ed è proprio dal lavoro sui territori infatti che il Pd deve assolutamente ripartire se realmente ha intenzione di risalire la china in termini di consensi elettorali.

Qualche giorno fa si è tenuta una riunione indetta dai Segretari di circolo del Pd della provincia di Caserta con l’intento di elaborare una proposta condivisa in vista del prossimo congresso provinciale. A partecipare alla riunione ben diciotto segretari, tra cui il giovane segretario del circolo Pd di Maddaloni Alfonso Formato, che abbiamo intervistato.

Che cosa vi siete detti nell’ultima riunione? Quali i punti più importanti che avete affrontato durante la discussione?

“La riunione dei segretari di circolo è nata dalla necessità di condividere delle riflessioni sullo stato del nostro partito e sul percorso da intraprendere, considerato che, essendo la nostra federazione provinciale commissariata, non disponiamo di nessun luogo di confronto. E’ stata un’esperienza molto positiva, che mi auguro la prossima segreteria si faccia carico di continuare. Se vogliamo, come tutti diciamo, ricostruire dai territori, bisogna farlo concretamente. Il nostro obiettivo è quello di tenere unito il partito e consegnargli una guida forte, in grado di guidare la federazione in una fase delicata e dopo tre anni di commissariamento”.

Chi vedrebbe adeguato alla guida del partito a livello provinciale? Un nome…

“La discussione sui nomi non mi ha mai appassionato, mi interessano i percorsi ed i metodi. Dobbiamo eliminare ogni frontiera interna. Noi abbiamo bisogno di unità, a tutti i livelli. Ma l’unità si fa sulla politica, e non sui nomi. Dobbiamo fare tutti uno sforzo in questo senso: dobbiamo ricostruire un partito che serva alla gente, e non all’autoconservazione di se stesso o della sua classe dirigente. Se non facciamo questo, quella del 4 marzo 2018 tra un po’ non sarà più la nostra sconfitta più pesante”.

Cosa propone per superare l’impasse che ormai negli ultimi anni ha attanagliato il suo partito? Un partito che talvolta dimostra di avere poca unità di intenti, mi sbaglio?

“Sicuramente parlarci un po’ meno addosso e farlo di più con i cittadini potrebbe essere un buon punto di partenza. Una dialettica interna poco sana, alla lunga, ci ha portato a debacle elettorali su tutti i livelli. Bisogna ricostruire un legame con la collettività che si è deteriorato e mettere fine a beghe interne fini a se stesse. Il 4 marzo è cambiato il mondo, se non cambiamo approccio finirà per crollarci il terreno sotto ai piedi”.

Fra qualche mese ci saranno le primarie PD a livello nazionale. Subito dopo l’Epifania arriverà a Caserta uno dei candidati, forse il favorito, Nicola  Zingaretti. Vi riunirete insieme, tutti i circoli PD della Provincia di Caserta, per concordare una scelta condivisa?

“Credo che la situazione, fatte le dovute proporzioni, non sia molto diversa da quella che c’è per la nostra federazione, ma spetterà alla nuova segreteria provinciale tracciare il percorso verso le primarie del 3 marzo. Anche nelle politiche nazionali abbiamo bisogno di unità e di un duro lavoro, soprattutto in termini organizzativi per ricostruire un partito che sui territori è spesso in disarmo. Non possiamo correre il rischio di perdere nessuno, Piazza del Popolo qualche settimana fa ci ha chiesto a gran voce “unità”: non dobbiamo disattendere quest’appello”.

“Credo che la proposta migliore in campo sia quella di Maurizio Martina, si è assunto una responsabilità importante in una fase complicatissima, in pochi avrebbero accettato la sfida. Credo stia facendo un buon lavoro insieme a Matteo Richetti, cui va riconosciuto lo sforzo che sta compiendo in termini di entusiasmo e rinnovamento. E’ stato l’unico esponente di rilievo del partito a venire a Maddaloni per la campagna elettorale delle amministrative, ci ha messo la faccia in un momento molto delicato e non lo abbiamo dimenticato”.

Veniamo ora a Maddaloni, territorio dalle mille difficoltà con un Ente comunale che negli ultimi anni pare non conoscere pace. Indagati il sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo e un funzionario del Comune, Enrico Pisani. Cosa ne pensa? Il Comune rischia di essere affidato ancora una volta ad un commissario prefettizio secondo lei?

“Mi auguro sinceramente di no, i maddalonesi non lo meriterebbero. Sulle responsabilità giudiziarie non ho nulla da dire, la magistratura farà il suo corso e mi auguro che tutti riescano a difendersi pienamente dalle accuse formulate. Certo che non fa piacere vedere la mia città alla ribalta ancora per indagini di tale rilevanza. Su questo c’è una responsabilità politica evidente e che travalica ogni aspetto: certe candidature vanno rifiutate, e lo dico da garantista convinto. E non perché ai candidati possano essere addossate le colpe dei parenti, ma la politica deve riconquistare il primato dell’etica. Se sei attiguo ad ambienti criminali o li rinneghi e li combatti seriamente, che è cosa diversa dallo scrivere una nota stampa, o non ti candidi.

“A Maddaloni purtroppo di novelli Peppino Impastato non ce ne sono, e così siamo passati dal governo di salute pubblica a quello probabilmente eletto anche a causa dei voti della camorra. Una cosa davvero triste”.