CONSORZIO IDRICO TERRA DI LAVORO. Si gonfiano lo stipendio. Danni erariali per milioni

Guardia di Finanza Caserta: accertata indebita corresponsione di emolumenti ai vertici amministrativi e gestionali del Consorzio Idrico Terra di Lavoro. Segnalato alla Corte dei Conti un danno erariale per oltre 3 milioni di euro

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Caserta, al termine di una complessa attività d’indagine delegata dal Vice Procuratore Generale della Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Campania, dott. Ferruccio Capalbo e coordinata dal Procuratore Regionale dott. Michele Oricchio, hanno quantificato un danno erariale di oltre 3 milioni di euro patito dal Consorzio Idrico Terra di Lavoro (C.I.T.L.) e derivante dall’indebita corresponsione di emolumenti ai vertici amministrativi e gestionali dello stesso Ente consortile.

A finire nel mirino dei magistrati alcuni componenti dell’attuale CDA e di quello precedente, così come alcuni revisori e componenti dell’assemblea. Ad essere attenzionati dalla Corte sono Pasquale Di Biasio, presidente del CDA, Giancarlo L’Arco, presidente dell’assemblea, ed attuali componenti del CDA quali Carmine Palmieri, Pietro Crispino, Domenico Iovinella e Vitaliano Ferrara, ed ex componenti del CDA quali Franco Cervo, Felice Del Monaco e Carlo Sorrentino.

Le attività investigative condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta hanno accertato che il management del citato Consorzio – Ente normativamente costituito per la gestione del servizio idrico di diversi Comuni della Provincia di Casertaha indebitamente corrisposto, nel periodo dal 2011 al 2019, emolumenti stipendiali al Presidente e Vice Presidente dell’Assemblea consortile e all’intero Consiglio di Amministrazione, riconoscendo cospicue somme in particolar modo per le figure del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione a cui sono state elargiti i compensi più sostanziosi.

In realtà, tali somme sono state liquidate in violazione alle misure di contenimento della spesa pubblica previste dal D.L. 78/2010, che ha previsto la necessaria gratuità dell’attività svolta da “amministratori di comunità montane e di unioni di comuni e comunque di forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche”.

Sul tema si è formato anche un consolidato orientamento giurisprudenziale da parte di numerose Sezioni Regionali di Controllo della Corte dei Conti che hanno riconosciuto la piena applicabilità di tale norma anche ai consorzi tra enti locali – tra i quali rientra a pieno titolo il Consorzio Idrico oggetto di accertamento. Pertanto, la Magistratura contabile – recependo le risultanze degli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle – ha disposto la notifica degli “inviti a dedurre” nei confronti di n. 20 amministratori pro-tempore del predetto Consorzio nei cui confronti è stata ritenuta ascrivibile la responsabilità amministrativa per l’indebita percezione, a vario titolo, degli emolumenti in parola, ammontanti complessivamente a circa 900.000,00 euro, per il periodo dal 2014 al 2019, attesa l’intervenuta prescrizione per le annualità pregresse.

L’attività investigativa svolta conferma ancora una volta il costante e incisivo impegno profuso dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania e dalla Guardia di Finanza a tutela del corretto utilizzo dei fondi pubblici e nel costante contrasto agli abusi e agli sprechi che incidono fortemente sui bilanci degli Enti pubblici locali.

I coinvolti hanno 45 giorni di tempo per presentare le controdeduzioni alla Corte dei Conti. A rilasciare le prime dichiarazioni a riguardo è stato il presidente dell’assemblea del consorzio idrico, Giancarlo L’Arco che ha sottolineato: “Noi riteniamo che le indennità ci spettino per la natura giuridica dell’Ente. Per quanto riguarda gli organi inquirenti c’è una questione di diritto che analizzeremo nelle sedi competenti.