L.T. ha 50 anni, è campano di origine, e vive da circa 3 anni a Bruxelles per motivi di lavoro. Lavora in una organizzazione internazionale e ha preferito rimanere anonimo, pur dando il suo contributo al nostro lavoro di ricerca e di informazione.
1) Qual è stata la sua reazione quando dal Belgio ha appreso dell’emergenza Covid 19 in Italia?
Beh, all’inizio è stata come una doccia fredda. Non ho realizzato subito la gravità della situazione. Successivamente, informandomi e chiamando in Italia, il quadro ha iniziato a delinearsi. Il primo pensiero è andato alla mia famiglia, ai genitori anziani. Nonostante ci fossero i miei fratelli, ho iniziato a preoccuparmi davvero per tutti loro. Mi sembrava di essere dentro un film, stavo vivendo un déjà-vu. Anche se cercavo di essere positivo, il timore aumentava. Ho iniziato ad intensificare le telefonate con i miei amici, cercando di capire come stessero vivendo il momento. Anche perché in Belgio si continuava a vivere normalmente, non si percepiva l’emergenza. L’Italia era lontana. Poi, col primo decreto ho avuto conferma che il problema era serio.
2) Attualmente quali sono i suoi timori e le sue speranze e come sta vivendo l’attuale situazione che oramai è delicata anche in Belgio?
Devo dire che sono abbastanza preoccupato e arrabbiato. Nonostante la nostra tanto osannata intelligenza e il nostro livello tecnologico, ci adagiamo sulla vita comoda e trascuriamo le cose davvero importanti come la salute ed il ben essere. Si, perché, per me il ben essere non è avere l’ultimo modello di auto super tecnologico ma avere dei servizi che funzionano ed un informazione ed una educazione che ci aiuti a progredire come esseri umani e non come automi. Penso alle persone malate, alle aziende e a quelli in difficoltà. Dobbiamo pensare positivo, attenerci alle regole. Infine ci rimboccheremo le maniche e risaliremo. Lo abbiamo fatto e lo rifaremo. Ne siamo capaci. Spero solo che il prezzo da pagare non sia troppo alto. Questa volta la memoria dell’umanità non deve essere corta e si deve fare tesoro di questa esperienza.
La mia azienda mi ha lasciato a casa in telelavoro e ringrazio il cielo che posso farlo. In altre realtà, alcuni sono stati messi in disoccupazione. L’atmosfera è surreale. Sebbene la situazione sia meno grave che in Italia, la gente ha realizzato e sempre meno persone sono in giro e di quelli sempre più con le mascherine.
3) Quali differenze ha potuto notare tra le reazione italiana e quella belga al diffondersi dell’epidemia?
Il Belgio mi è sembrato abbastanza lento nel prendere provvedimenti e le persone non sembravano curarsi di quello che stava succedendo. Sono state le aziende e le istituzioni private a muoversi al manifestarsi dei primi casi. Con un poco di ritardo anche il governo belga ha varato le proprie misure restrittive, meno rigide che in Italia, ma le sta implementando settimana per settimana. Qui è ancora concessa la passeggiata attorno casa e l’attività sportiva all’aperto.
Vorrei aggiungere solo una considerazione sull’Unione Europea. Mi è sembrata assente, incapace di (re)agire, dare indicazioni e di fare fronte comune, come dovrebbe essere. Ho visto le solite nazioni presuntuose, altre a seguire come cagnolini, e altre, come quelle in difficoltà, lasciate sole. Non sono un politico né un esperto di relazioni internazionali, ma come uomo delle domande me le pongo ed un opinione la elaboro. L’Italia non è seconda a nessuno. Dobbiamo convincerci. L’italiano deve crescere ed avere più spirito di nazione. Ci vuole più impegno interno per consolidare infrastrutture e società e crescere come popolo.
4) Lei è campano, quale idea si è fatto delle ordinanze emanate dal Governatore De Luca?
Non conosco il Governatore De Luca di persona, ma lo conosco attraverso la pubblica informazione dai tempi di Salerno. L’ho sempre considerato, nel bene e nel male, una persona decisa, caparbia, che va fino in fondo, forse, a volte, discutibile nei modi. Al di là degli sfottò che girano in rete, mi sembra che lui stia seguendo la linea nazionale e si stia attenendo alle disposizione del Governo. Vorrei solo chiedere agli italiani di seguire le regole, di fare squadra, di ricordarci che siamo fratelli tutti i giorni, che la nostra terra è bellissima e che siamo fortunati ad essere nati “nello stivale”. Onoriamo il nostro passato, chi ci ha preceduto, chi ha creduto alla Nazione Italia. De Luca e Conte sono dei nomi che rimarranno sui libri ma la storia la fa il popolo.