Coronavirus e italiani all’estero: intervista da Vienna

Notizie dall’Austria

Abbiamo intervistato Besiana Ninka, 38 anni, originaria dell’Albania,ha vissuto in Italia per 17 anni prima di trasferirsi in Austria precisamente a Vienna, dove lavora per  un programma finanziato dalla commissione europea (project manager di fondi europei)

Qual è stata la sua reazione quando dall’Austria ha appreso dell’emergenza Covid 19 in Italia? 

Ero appena rientrata da un viaggio fatto a Roma pocchissimi giorni prima, quando la situazione di Codogno è esplosa da lì a pocchi giorni. Anche se a Roma ,come nel resto dell’Italia, ancora non risultavano dei casi di contagio, poi quando tutta la Lombardia è stata considerate zona rossa, ho cominciato a seguire in modo costante tutti gli sviluppi avendo tanti amici che vivono lì. La preoccupazione è stata ed è tutt’ora forte, soprattutto per gli amici che vivono in altre regioni italiane come il Piemonte, le Marche e l’Emilia Romagna.

 

Attualmente quali sono i suoi timori e le sue speranze e come sta vivendo l’attuale situazione che oramai delicata anche in Austria?

Finora in Austria non sono stati registrati tanti casi ,né  di conteggio e né di persone che hanno perso la vita per il covid19. Ad oggi risultano 5.485 (fonte WHO) contaggiati e 30 i decessi. Tuttavia bisogna augurarsi che questi numeri rimangano a questi livelli anche nelle prossime settimane, quando si prevede l’aumento degli contagiati. Personalmente, ho cominciato a limitare al massimo la vita e gli impegni sociali  già prima che in Austria/Vienna si addottassero delle misure restrittive. Lo smart working è una modalità lavorativa che noi normalmente utilizziamo nel nostro ambiente lavorativo, perciò è stato abbastanza facile organizzarmi dal questo punto di vista. Da cittadina responsabile, cerco di rispettare al massimo le regole imposte dal governo con la speranza che anche gli altri lo facciano. Questa è una sfida e uno sforzo collettivo che tutti dobbiamo superare insieme. Altrimenti dobbiamo abituarci a vivere in quarantena chi sa per quanto altro tempo.

 

Quali differenze ha potuto notare tra le reazione italiana e quella austriaca al diffondersi dell’epidemia 

Come in Italia, anche in Austria le misure sono state prese passo dopo passo monitorando l’evolversi della situazione nel paese. Tuttavia, non si è verificato l’esodo delle persone come è successo in Italia, a seguito della messa in quarantena della Lombardia. Penso anche che la situazione italiana abbia aiutato e sia servita come esempio al governo austriaco nell’adottare misure di contenimento in una maniera abbastanza tempestiva, specie se si confronta il suo operato con quello di altri  governi di paesi europei che hanno dilatato anziché accorciato i tempi per adottare e mettere in atto queste misure. Un scempio di imitazione delle misure prese dal governo italiano è stata quella presa per  il centro congressi  “Reed Messe Wien “ a Vienna che è stato convertito in un ospedale temporaneo con una capienza massima di 3.111 posti letto per i pazienti colpiti da covid19.

Lei è marchigiana, quale idea si è fatto delle ordinanze emanate dal governatore De Luca?

Tra i miei colleghi è diventato un mito dopo la pubblicazone sui social media di uno suo discorso abbastanza emotivo. Ecco, esempi simili bisognerebbe “importarli” in Gran Bretagna per riuscire a convincere i cittadini a rispettare il divieto di uscire da casa