Cosa deve accadere ancora per le dimissioni del sindaco Marino?

Nel giro di poco meno di tre anni (2019-2022) le due società dell’imprenditore Rivetti hanno messo le mani su quasi mezzo milione di euro grazie a determine dirigenziali di un sodalizio coriaceo strutturato all’interno dell’amministrazione casertana. I due dirigenti dell’ufficio tecnico, Franco Biondi e Giovanni Natale , intrattenevano, secondo le accuse, un patto d’acciaio con l’assessore Massimiliano Marzo e il dipendente comunale Giuseppe Porfidia, e, in cambio di favori di varia natura, favorivano le suddette società nell’aggiudicazione di lavori, senza alcuna procedura di gara, per attività manutentive nelle scuole di Caserta, nel canile e per il verde pubblico, instaurando “un vero e proprio “sistema di corruzione”, un patto tra dirigenti ed assessore, in modo da spacchettare i Lavori Pubblici per poterli gestire sotto soglia in modo da affidarli agli imprenditori conniventi”, come ha dichiarato il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni nel corso della conferenza stampa. Il procuratore ha aggiunto: “Quello che abbiamo scoperto è serio conflitto tra interessi pubblici e interessi privati, sviluppatosi anche attraverso un vero e proprio mercimonio del voto elettorale. Si parla di abrogare il reato di abuso d’ufficio. Ma occorrerebbe pensare, allora, a creare uno strumento giuridico che punisca il conflitto di interessi tra pubblico amministratore e privato, soprattutto quando questo va in contrasto con l’interesse pubblico”. Ricordiamo che contro il reato d’abuso di ufficio è agguerrita tutta la maggioranza di governo che nel gennaio di quest’anno ha votato per la sua abrogazione in Commissione giustizia al Senato (contrari PD,M5S, AVS).Il reato di abuso d’ufficio, previsto dall’art. 323 codice penale, punisce la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge, procura intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arreca ad altri un danno ingiusto. È un tipico reato da colletti bianchi e da corruzione politica, molto atteso dai sindaci, che sono preoccupati dalla “paura della firma”. In realtà con la sua cancellazione, come ha affermato l’ex magistrato Roberto Scarpinato, “si favorisce la predazione delle risorse pubbliche da parte dei comitati di malaffare”. A Caserta sul sindaco Carlo Marino c’è un’altra spada di Damocle imminente: il prossimo 9 luglio dovrà comparire dinanzi ai giudici della prima sezione penale di Santa Maria Capua Vetere nel processo per le presunte turbative d’asta negli appalti rifiuti che vedono coinvolto manager vicino al clan dei casalesi. La fotografia della situazione politico-amministrativa della città risulta pesantemente compromessa. “Fatto salvo il principio di presunta innocenza – spiega Apperti del Movimento Speranza per Caserta in una nota stampa – il quadro che emerge dopo la conferenza stampa in Procura ci descrive un sistema di corruzione articolato, che andrebbe anche ad intaccare la regolarità del voto del 2021 se sarà confermata l’ipotesi di voto di scambio. A dire il vero ci hanno sempre lasciato molto perplessi i boom di preferenze ottenute da alcuni candidati: in questo caso, il prosieguo del percorso giudiziario avviato con gli arresti di stamattina ci dirà se i nostri dubbi erano fondati”. “Di fronte a comportamenti e azioni della politica ridotta alla cura degli affari privati e familiari – aggiunge Norma Naim, ex consigliera comunale di SpC – al di là delle responsabilità personali, che saranno accertate dalla Magistratura, una buona Amministrazione dovrebbe dimettersi all’unanimità. Lo ha già fatto l’assessora del M5S Mucherino. Sarebbe un gesto di enorme valore morale e un atto di trasparenza, di grande responsabilità ed amore nei confronti della città”. Equilibrismi circensi non si addicono a chi viene richiesta l’onestà intellettuale di riconoscere la gravità di una situazione di presunzione di reato che travolge lo stesso vicesindaco Emiliano Casale, indagato per voto di scambio e appartenente alla stessa compagine di lista dell’assessore ai domiciliari.