Covid-19/ Identificata a Varese rarissima variante del coronavirus

“Ancora una volta la Lombardia ha dato dimostrazione dell’eccellenza delle proprie strutture” ha commentato l’assessore al Welfare e vicepresidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti, guardando ai “risultati di portata internazionale con il sequenziamento dell’intera proteina spike e le implicazioni conseguenti sia riguardo le varianti, sia riguardo i vaccini”. Emersa in una paziente ricoverata all’Ospedale di Circolo, è stata descritta in un solo altro caso la mutazione del Covid-19  identificata dal team di ricercatori guidati da Fabrizio Maggi, direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Sette Laghi, ex azienda ospedaliera di Varese, nonché titolare della cattedra di Microbiologia dell’Università dell’Insubria. Ha, infatti, trovato poi riscontro nella conferma ricevuta dai colleghi del San Raffaele di Milano, che hanno amplificato e ricostruito l’intero genoma del virus, l’ipotesi, formulata da Maggi e la sua equipe, di essere di fronte ad una “variante del virus riscontrata soltanto un’altra volta nel mondo, in Thailandia, isolata in un viaggiatore di ritorno dall’Egitto”. “Il sequenziamento dell’intera proteina Spike – si legge in una nota – quella che prende contatto con le cellule da invadere, ha rivelato infatti una struttura molecolare unica, diversa da tutte le altre”, anche da quella delle varianti brasiliana e sudafricana rilevate a Varese nelle scorse settimane soprattutto per la presenza dell’aeroporto di Malpensa, dove, lo scorso 3 febbraio, vi è stato il primo caso accertato di variante sudafricana in seguito al rientro dall’Africa di un passeggero risultato poi positivo. Gli esperti dell’equipe di Maggi hanno spiegato che “la struttura molecolare di questa nuova variante non sembra presentare caratteristiche che potrebbero ridurre l’efficacia dei vaccini”, ma lo stesso Maggi sottolinea che l’identificazione è “il punto di partenza per nuovi studi ed approfondimenti; in particolare ora che abbiamo ricostruito l’intero genoma di questa variante del virus, potremmo capirne il significato biologico con studi in vitro e dimostrarne l’eventuale impatto clinico ed epidemiologico sulla popolazione”. Invita ad evitare allarmismi il virologo Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano nonché docente all’Università Vita-Salute, intervenendo sulla variante trovata a Varese la cui scoperta –  ha dichiarato all’Adnkronos Salute –  “è una delle tante e ne troveremo di tutti i colori ” per cui “ è giusto cercarle e tenere tracciata questa situazione ma senza preoccupazioni o timori, in quanto sono due le questioni dal punto di vista biologico da prendere in considerazione”. Prima di tutto “il virus troverà sempre meno spazi per replicarsi perché sta crescendo la popolazione con anticorpi, perché colpita dalla malattia”.

In secondo luogo “stanno aumentando i vaccinati”. “Nell’impedire al virus di trovare nuove strade per mutare risiede la necessità – chiarisce Clementi – di correre con le vaccinazioni”. Fra le varianti scoperte negli ultimi tempi nella provincia di Varese, quali primi casi in Italia, figurano anche quella scozzese ed una sconosciuta legata allo scoppio di un focolaio a Viggiù, dove è stata isolata, e in seguito al quale, come da piano regionale, ha preso avvio una campagna vaccinale massiva di tutta la popolazione. Tra le varianti Covid oggi più diffuse, in Italia è ormai predominante quella inglese. Tuttavia, a preoccupare un po’ di più è quella brasiliana, sulla quale si stanno valutando gli effetti degli anticorpi monoclonali e del siero dei soggetti guariti e di chi è stato vaccinato con Pfizer e Moderna secondo uno studio ancora non accettato per la pubblicazione ufficiale firmato da David Ho, medico taiwanese naturalizzato statunitense inserito nel 1996 tra i migliori scienziati per i suoi studi sull’Aids.  “E’ emerso, infatti, che gli anticorpi hanno qualche piccolo problema con questa variante, mentre i sieri dei soggetti guariti e di chi era stato già vaccinato, anche se con una minor efficacia, neutralizzano molto bene la variante brasiliana. “E’ un risultato molto importante” conclude Clementi.