CRAC DA OLTRE UN MILIONE DI EURO ALLA TERRA DI LAVORO

La Procura invoca l'assoluzione per gli imputati

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha fatto un’inattesa mossa nel processo riguardante il collasso finanziario dell’istituto di vigilanza “Terra di Lavoro”, con sede a Maddaloni. In un gesto senza precedenti, il pubblico ministero Carmen D’Onofrio ha richiesto l’assoluzione per gli otto imputati coinvolti nella bancarotta, il cui valore supera il milione di euro.

 

Durante la sua requisitoria davanti al giudice Giuseppe Meccariello, D’Onofrio ha sostenuto che tutti gli imputati, che in passato facevano parte del collegio sindacale della società, dovrebbero essere assolti dalle accuse. Questa decisione ha lasciato molti a bocca aperta, soprattutto considerando la gravità delle accuse.

 

Gli avvocati delle parti civili, Vincenzo Cortellessa e Giuseppe Siconolfi, insieme ai difensori degli imputati Carmine D’Onofrio, Andrea Piccolo e Davide Farina, hanno partecipato all’udienza per discutere il caso. È stato annunciato che il processo riprenderà alla fine di maggio per consentire alle difese, tra cui quella dell’avvocato Giovanni Cantelli, di presentare ulteriori argomentazioni prima della sentenza.

 

Il capo d’imputazione accusava gli imputati di aver sottratto oltre un milione di euro dalla cassetta di sicurezza dell’istituto, con l’intento di distrarli. Tuttavia, secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, le accuse sembrano essersi ‘sgonfiate’ fino al punto che persino la Procura ha deciso di richiedere l’assoluzione per tutte le persone coinvolte.

 

Questa inaspettata svolta nel processo ha sollevato diverse domande sulla solidità delle prove e sulla validità delle accuse iniziali. Si attende con ansia la decisione finale del tribunale e le motivazioni dietro questa drammatica inversione di rotta da parte della Procura.