Crisi di Governo. Alle 16.00 iniziano le consultazioni con il Presidente Mattarella

Il calendario di una giornata intensa: questa mattina si e' svolta la riunione dei capigruppo alla Camera

Crisi di governo. Oggi, 21 agosto 2019,  alla Camera si è svolta la riunione dei capigruppo con all’ordine del giorno “Comunicazioni del presidente Roberto Fico”. Il presidente della Camera ha preso atto della crisi, di fatto congelando l’attivita’ legislativa come già era stato stabilito il 13 agosto. Congelata la legge sul taglio dei parlamentari.

A proposito delle paventate divisioni all’interno del movimento, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo M5S di Camera e Senato, hanno precisato in una nota di “essere unito e compatto intorno al capo politico Luigi Di Maio”. “Siamo un monolite”, precisano.

Cominciano oggi alle 16 le consultazioni del presidente della Repubblia Sergio Mattarella. A partire dalle 16 al Colle dovrebbero salire i presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera Roberto Fico (ore 16,45).  Subito dopo tocherrà al Gruppo per le Autonomie del Senato (17,30), al gruppo Misto del Senato (ore 18), a seguire il gruppo Misto della Camera (18,30), e Liberi Uguali della Camera (ore 19).

Il presidente emerito Giorgio Napolitano, che non si trova a Roma, sarà consultato per telefono. Domani, dalle ore 10, toccherà invece ai big: sfileranno nell’ordine le delegazioni parlamentari di Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia; nel pomeriggio, dalle 16, invece toccherà Lega e Cinquestelle. Questi tempi strettissimi stanno a indicare la sollecitudine che anima il Presidente della Repubblica.

I segnali che arrivano dal Quirinale sono molto chiari: non sarà il presidente della Repubblica a convincere i partiti e le nuove alleanze non saranno sua iniziativa, ma soprattutto chiunque si presenterà per guidare il Paese dovrà proporre “un progetto serio e stabile”. Altrimenti, l’alternativa più credibile è quella di avere un governo tecnico che porti alle elezioni nel giro di pochi mesi: in ogni caso non sarà il governo gialloverde a gestire l’eventuale fase elettorale. Una delle poche certezze è che questa volta Mattarella non concederà lo stesso tempo di un anno fa, quando Lega e M5s ci misero quasi tre mesi per arrivare alla nascita del governo gialloverde. La strada quindi è molto stretta e, secondo le ricostruzioni, è difficile che questa volta il presidente possa concedere la carta degli incarichi esplorativi.

Gli incontri si svolgeranno in due giorni: si inizia con i partiti minori e si chiude con gli ex soci di governo. Fondamentale, stando anche ai contatti di questi giorni, saranno i colloqui con il Partito democratico e il Movimento 5 stelle.

Una parte del Pd, i renziani soprattutto, hanno già dato la loro disponibilità e i 5 stelle sembrano possibilisti. Il problema fondamentale rimangono le tensioni interne: sia tra i due avversari storici, ma anche all’interno degli stessi gruppi. Il segretario dem Nicola Zingaretti ieri è stato chiaro e dopo il discorso di Conte all’Aula lo ha accusato di “autoassolversi” per un’esperienza che comunque è, secondo lui, “fallita”. Parole che sono state interpretate in disaccordo con quanto detto da Matteo Renzi, che è invece già pronto a far nascere l’accordo. Ma in queste ore le trattative vanno molto veloci e gli scenari cambiano con grande facilità. “Mi pare che il Pd abbia una posizione molto chiara sul governo di legislatura. La mia proposta di governo istituzionale è stata rilanciata da alcuni, Bettini e altri, ma mi pare che Zingaretti abbia detto una cosa molto chiara. Ha detto: io ci sto se c’è un governo solido, forte, di ampio respiro. Questo però se la devono vedere il Pd e i 5 Stelle, io non sono più il segretario del Pd”, ha detto l’ex premier poche ore prima dell’inizio della direzione del partito alle 11. “Credo – ha aggiunto Renzi – che oggi Zingaretti riceverà un mandato forte. Il problema non è il Pd. Stavolta il pasticcio lo ha combinato Salvini o siamo in condizione tutti di dare una mano per aiutare l’Italia o si va a votare”

Nel caso in cui le due forze trovassero un accordo, avranno poi poco tempo per indicare al Capo dello Stato il nome del presidente del Consiglio. Resta in campo l’opzione di fare un Conte bis con una squadra fortemente rinnovata, se non completamente rivoluzionata.