Esclusiva. Cronaca dell’odissea tra le ASL di una donna malata di SLA

Questa che stiamo per raccontarvi è una storia che ha dell’incredibile. Quando parliamo di malasanità, di disservizi e di burocrazia lenta nel nostro bel Paese, ogni ipotesi fantasiosa supera la realtà delle esperienze tragicomiche di alcuni cittadini. Fortunatamente spesso ce le segnalano. Nostro intento è di informare, ma anche di accendere un faro su settori sconosciuti da chi non ci si trova in stretto contatto. Speriamo oggi di catturare l’attenzione di chi, possa, in futuro evitare queste vicende che definire assurde è un eufemismo.

Maria (nome di fantasia) ha 83 anni ed è malata di SLA. La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), conosciuta anche come malattia di Lou Gehrig, è una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta. Per questa patologia, la signora Maria ha bisogno e diritto di terapie domiciliari di fisioterapia e logopedia. I centri afferenti alla sua ASL di riferimento, Maddaloni, sono tutti al completo, per cui non possono prestare il servizio di terapia domiciliare alla donna.

La donna, vedova, con una figlia residente con lei, comincia qui le sue disavventure. Non basta la malattia; la informano infatti che deve essere lei a trovare un centro che le possa prestare le cure di cui necessita. La figlia si mette in cerca, e questa tortuosa caccia al centro, la conduce in quel di Telese, laddove trova un centro disponibile a supportarla nelle cure. Ma il paradosso e che per circa 2 mesi l’iter non viene attivato a causa di una mancanza di comunicazione tra le ASL. Una mancanza di comunicazione dovuta ad unamail che la ASL di Maddaloni mandava in maniera ordinaria, mentre Telese pare legga solo le PEC. Ma nessuno ha pensato nemmeno a fare una telefonata, come ai vecchi tempi, per chiarire l’equivoco e garantire un diritto.