Quindicesimo appuntamento con la rubrica Cronache dal Fronte, il punto giornaliero sulla situazione in Ucraina: numeri, analisi, approfondimenti.
Oggi ci concentriamo sulla figura di Sergei Lavrov, il ministro degli esteri russo protagonista dei colloqui degli ultimi giorni con l’Ucraina.
Un diplomatico di lungo corso – Sergej Viktorovič Lavrov è nato a Mosca nel 1950 ed è di famiglia armena dal lato paterno. Laureatosi in Relazione Internazionali nella capitale nel 1972, già a 26 poteva vantare un’esperienza come diplomatico sovietico all’estero in Sri Lanka. Tornato in Russia nel 1976, lavorò per il Ministero degli Affari Esteri dell’URSS, scalando la gerarchia fino a diventare consigliere sovietico dell’ONU nel 1981.
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Lavrov divenne viceministro degli Affari Esteri della nuova Federazione Russa sotto la presidenza di El’cin, tornando poi all’ONU come ambasciatore del suo Paese nel 1994. Una posizione che, unita alle sue competenze, gli permise di essere eletto più volte Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ultima nel 2003.
Fedelissimo di Putin – Ma è la scelta di legarsi all’entourage di Vladimir Putin ad imprimere una vera svolta nella sua carriera.
Nel 2004 infatti il presidente lo nomina Ministro degli Affari Esteri, carica che da quel momento non ha mai più abbandonato. Nel 2006 viene addirittura nominato Persona dell’anno da Expert Magazine, importante rivista settimanale russa di finanza.
Il suo pugno e la sua fedeltà alla linea di Putin vengono confermate dalle sue posizioni in occasione dell’invasione della Georgia nel 2008, quando non teme di inimicarsi il segretario di Stato Usa Condoleeza Rice e il britannico David Miliband. La sua mediazione in occasione del conflitto in Siria, sostenendo il governo di Assad, e l’intervento militare russo del 2015 vengono considerati un vero successo internazionale per il suo Paese.
Le posizioni antioccidentali e le contraddizioni – Sebbene durante la presidenza Medvedev si fosse astenuto dal criticare l’intervento militare dell’Occidente in Libia del 2011, condannando leggi anti-statunitensi approvate dalla Duma, la sua opposizione all’Occidente è stata sempre sistematica. Lavrov ha condannato a più riprese i tentativi della Nato di espansione verso est, e ha lavorato per ripristinare la sfera di influenza della ex URSS. Tanto da guadagnarsi nelle cancellerie occidentali il soprannome di Mr.Nyet, ovvero “Signor No“.
Non mancano però le contraddizioni. Lavrov si è sempre definito sostenitore dell’inviolabilità delle frontiere e del principio di non-interferenza, sebbene sia stato disposto a chiudere un occhio quando la Russia ha invaso la Crimea nel 2014 ed ora l’Ucraina.
Responsabilità guerra in Ucraina è dell’Occidentale – Lavrov è anzi il diplomatico russo più influente nelle trattative di pace ed il maggior portabandiera della politica di Putin. La sua linea ideologica sulla guerra in Ucraina è la stessa del presidente, che considera il conflitto non un’invasione ma una “missione speciale” in difesa dei russofoni di Donbass e Luhansk, minacciati da un “genocidio“.
“Non abbiamo attaccato in Ucraina. In Ucraina si è creata una situazione di minaccia a Mosca, abbiamo fatto vari appelli ma nessuno ci ha ascoltato“ – ha ripetuto anche l’altroieri dopo i fallimentari colloqui in Turchia con la diplomazia ucraina.