Discorso di auguri del Presidente della Repubblica: Unità e condivisione di diritti e doveri, questi i punti essenziali

di Marco Natale

In occasione del suo terzo messaggio di fine anno, nel ruolo di Presidente della Repubblica, l’on. Mattarella ha fatto sentire la sua voce contro alcune “piaghe” che affliggono ancora oggi la società italiana. Il suo sguardo si è soffermato particolarmente su quanto accaduto durante tutto il corso dell’anno appena terminato. Le sue prime considerazioni, nella serata di ieri, le ha rivolto sulla necessità e l’importanza di questo appuntamento. Il messaggio di auguri, infatti, vanta una lunga tradizione iniziata nel lontano 1949 con l’allora Presidente Einaudi. 

Nel corso de discorso, è emersa chiaramente la necessità di “riconoscersi come una comunità di vita”. È stato lo stesso Presidente ha spiegare, in modo autentico, il suo pensiero nascosto dietro questa frase: Sentirsi “comunità”  – ha detto- significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Uno sguardo attento è stato rivolto anche al problema della sicurezza. Solo la sicurezza, ha detto ancora il Presidente, è la condizione di un’esistenza serena. La sicurezza nasceda un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune”.

Non sono mancati, infine, i riferimenti ad altri temi di particolare interesse quali quello della manovra finanziaria appena approvata dal parlamento italiano,  dei rapporti con l’unione europea, del volontariato, della questione “migranti”porzione della popolazione presente nel territorio italiano, con esattezza cinque milioni, ai quali il Presidente ha rivolto i suoi auguri

Il Presidente Mattarella ha concluso il suo messaggio rivolgendo i suoi auguri “a tutti gli italiani, in patria o all’estero. Auguro buon anno – ha detto – ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese”