“Dopo un probabile caso di malasanità, rischiando di morire per setticemia se non operato, rivolge un appello di aiuto al Ministro della salute!”

“Dopo un probabile caso di malasanità, rischiando di morire per setticemia se non operato, rivolge un appello di aiuto al Ministro della salute!”

Stamane giunge, alla redazione del nostro giornale, la notizia di un appello pubblico indirizzato al ministro della salute Orazio Schillaci da parte del sig. Danise Marco, in cui quest’ultimo descrive il complesso caso di malasanità da lui vissuto, chiedendo oltre all’invio di ispettori, anche la possibilità di cercare un medico “in grado di svolgere l’operazione di revisione protesica quando vi è in infezione in atto”.

Abbiamo raggiunto telefonicamente l’avvocato Mariarosaria Di Dona, rappresentante legale del Danise, per sapere i termini effettivi del caso.

Ecco quanto ci è stato riferito.

“Il signor Danise, successivamente ad un incidente stradale, viene ricoverato prima all’ospedale di Frattamaggiore per una frattura scomposta al femore destro. Trasferito in seconda istanza nel reparto rianimazione del Cardarelli, in quanto nosocomio di riferimento per la sua patologia, viene in seguito operato. Indipendentemente dalla riuscita tecnica dell’intervento, che comunque sembra non essere del tutto positiva, il Danise viene dimesso dal Cardarelli con un’infezione in atto, di cui però i sanitari non si avvedono.

Così continua a stare male. Ritorna al Cardarelli, dove riconfermano la diagnosi dell’assenza di un’infezione, malgrado le sue proteste i medici del Cardarelli continuano a sottovalutare la situazione, dicendo di trovarsi di fronte ad una problematica di natura psicologica!

Il nostro non si arrende e fa dei consulti privati, in particolare dal dottore Falco alla clinica Pineta Grande, il quale gli conferma la temuta infezione, ma gli consiglia di tornare al Cardarelli.

Ricoverato di nuovo nell’ospedale napoletano, dopo accertamenti specifici, riscontrano effettivamente un’infezione in atto. Decidono di rioperarlo, dicendogli che sarà un intervento di straordinaria eccellenza da mettere nelle bibliografie scientifiche, sarà un’operazione chirurgica di innesto osseo che gli permetterà di ritornare a camminare, senza mettere protesi. Dopo otto ore di intervento, l’innesto osseo non riesce, si spappola l’osso tra le mani dei medici, e il paziente rimane in stato catatonico per le forti terapie antidolorifiche che gli vengono somministrate.

Dopo qualche tempo i sanitari programmano le dimissioni dall’ospedale, malgrado lo stesso Danise e tutti i suoi familiari chiedano di prorogare il ricovero in considerazione delle devastanti condizioni fisiche del malato.

Ritornato a casa, di nuovo avverte febbre alta, gonfiore, infezione, sangue dalla ferita, ecc. Si ripresenta, quindi, in ospedale denunciando i sintomi, ma i medici lo liquidano con la diagnosi di “attacchi di panico”!

Dopo circa un mese ha un’altra grave crisi ma al Cardarelli affermano di non poterlo operare e gli consigliano di recarsi al Fatebenefratelli, perché soltanto lì sono in grado di operare su infezioni dovute alle protesi.

Recatosi nel nosocomio consigliato, in tale sede gli prospettano una difficoltà non da poco: il contatto che egli avrebbe con gli altri ricoverati metterebbe tali pazienti a rischio infezioni, per cui bisognerebbe disporre un intero reparto a disposizione del solo Danise. Il costo di tutto ciò sarebbe di 30.000 euro.

Al di là della denuncia che è stata presentata alla procura di Napoli, c’è un’urgenza per cui è stato fatto l’appello al Ministro della Salute. Infatti poiché il Fatebenefratelli non è disponibile a fare l’intervento in modalità pubblica ma in intramoenia per un costo – ripeto- di trentamila euro, Marco dovrebbe necessariamente ritornare al Cardarelli, – come peraltro gli hanno confermato gli svariati consulti fatti da specialisti in tutta Italia (Cortina, Milano, oltre 15 consulti), – in quanto con una diagnosi di infezione da protesi si deve operare dove è stato fatto il vecchio intervento. Il problema è che al Cardarelli si sono dichiarati non competenti per una tale operazione!

Ora che gli sono stati tolti gli antibiotici, Marco rischia di morire per setticemia se nessun medico è disposto ad intervenire”.

La voce del nostro giornale si unisce con forza a questo appello, fatto al ministro e ad ogni medico che creda ancora all’antico giuramento di Ippocrate!