È morto Niki Lauda, leggenda della Formula 1, la notizia data dalla famiglia

Il pilota austriaco aveva appena 70 anni.

La mattina è iniziata con una notizia che tutti gli appassionati dell’automobilismo non avrebbero mai immaginato e neppure preventivato. È morto lunedì all’età di 70 anni l’ex pilota austriaco Niki Lauda, leggenda della Formula 1 tre volte campione del mondo. Lo ha reso noto la famiglia con un comunicato: “Con grande tristezza, annunciamo che lunedì il nostro amato Niki è morto in pace e circondato dalla sua famiglia”. Non si conoscono con precisione le cause della morte.

Lauda era stato ricoverato in ospedale lo scorso gennaio a causa di un’influenza che lo aveva colpito durante le ultime vacanze di Natale, trascorse in Spagna, mentre ad agosto 2018 aveva subito un trapianto di polmone. Lauda iniziò a correre prima di compiere vent’anni. Proveniva da una ricca famiglia di banchieri viennesi che non vedeva bene il suo interesse per le automobili e la velocità. Dovette quindi arrangiarsi. Nel 1968 iniziò nelle gare riservate a vetture Mini, piccole e poco costose automobili allora prodotte dalla British Motor Corporation.

Niki Lauda

Per arrivare soltanto in Formula 2 fu costretto a farsi prestare soldi e a dare come garanzia una polizza di assicurazione sulla propria vita. Entrò a far parte del team March e nel 1971 debuttò per lo stesso team in Formula 1, dove corse alcune gare. L’anno seguente partecipò all’intero campionato ma la macchina era poco competitiva e non ottenne nemmeno un punto. Nel 1974 arrivò quarto nella classifica generale del Mondiale. Nel 1975 lo vinse con venti punti in più del brasiliano Emerson Fittipaldi. Perse però il Mondiale del 1976 per un solo punto. Venne battuto da Hunt, che correva per la McLaren.

Durante la sua carriera vinse tre Mondiali alla guida di Ferrari (1975 e 1977) e McLaren (1984) e fu protagonista di una delle più iconiche rivalità nella storia degli sport motoristici con il pilota britannico James Hunt, raccontata da Ron Howard nel film “Rush”. Uno dei momenti più ricordati della carriera di Lauda fu il terribile e famoso incidente che avvenne durante il Gran Premio di Germania del 1976. L’incidente avvenne sul lunghissimo tracciato del Nürburgring, in Germania. All’epoca al Nürburgring si correva su una pista di 22,8 chilometri piena di curve, in cui erano morti 131 piloti di diverse categorie in meno di cinquant’anni.

In quell’edizione del Gran Premio, Lauda propose di non correrlo durante la riunione pre-gara dei piloti, spiegando che le condizioni della pista non erano ottimali a causa del maltempo e che i rischi erano molto alti. A maggioranza i piloti decisero però di gareggiare, bocciando la sua proposta. A causa dell’incendio riportò numerose ustioni soprattutto al viso, che non era protetto né dalla tuta né dal casco. Il danno più serio, ma meno visibile, lo ebbe ai polmoni: aveva inalato aria molto calda e satura dei prodotti di combustione della benzina, che lo avrebbero potuto uccidere. Nei primi giorni, quando i medici erano molto scettici sulle sue condizioni, un prete gli diede l’estrema unzione.

Nel 1985 si ritirò per la seconda volta, quella definitiva. In seguito, oltre a occuparsi delle sue due compagnie aeree, non lasciò mai il mondo della Formula 1, o come commentatore televisivo o in qualità di consulente e manager di diverse squadre, tra cui la Ferrari e la Jaguar. Si sposò due volte: nel 2005 la seconda moglie gli donò un rene per salvarlo da una malattia di cui soffriva da anni, probabilmente come conseguenza dell’incidente del 1976. Aveva cinque figli.