ELEZIONI POLITICHE 2018. ANCORA NON C’E’ UN ELENCO DEFINITIVO DEGLI ELETTI. IL PD PERDE SUI TERRITORI MA SALVA I MINISTRI

Mentre il Presidente della Repubblica Mattarella ha iniziato le consultazioni per designare il Presidente del Consiglio incaricato, ancora non c’è un elenco definitivo dei nuovi eletti in seguito alle elezioni politiche  dello scorso 4 marzo

Come chiarisce il Ministero degli interi il riparto dei seggi è ancora provvisorio in quanto si riferisce ad uno scrutinio non definitivo, non essendo pervenuti i risultati di tutte le sezioni. Alcuni verbali sono stati inviati direttamente alle corti d’appello che provvederanno alla proclamazione degli eletti.

A causa di contestazioni alcune schede sono state portate all’Ufficio elettorale circoscrizionale presso la Corte d’Appello, che avrà bisogno di qualche giorno per esaminare tutte le schede e decidere.

Non sono ancora stati assegnati 10 seggi alla Camera dei Deputati su 630. Alla Camera la ripartizione dei seggi a livello proporzionale avviene su base nazionale: quindi il dato mancante del Lazio blocca il resto d’Italia. Diverso il caso del Senato, dove il Viminale ha già assegnato ufficiosamente tutti i 315 seggi, perchè il conteggio sul proporzionale avviene su base regionale.

Non solo: il meccanismo della legge elettorale prevede che prima vengano assegnati i seggi uninominali, poi i vincitori dei collegi uninominali possono scegliere in quale collegio essere eletti, così come in caso di pluricandidature nei plurinominali.

Per conoscere i nomi di tutti gli eletti, anche quelli candidati nel sistema proporzionale, bisogna attenderne la proclamazione.

Ufficializzata l’affluenza: alla Camera dei Deputati ha votato il 72,93% degli italiani aventi diritto di voto, al Senato 72,99%. L’affluenza alle elezioni regionali si è invece fermata al 70,57%: i cittadini della Lombardia hanno eletto presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, esponente della Lega e sostenuto dalla coalizione di centrodestra – Ecco chi sono i nuovi consigliere regionali in Lombardia -. I cittadini del Lazio hanno eletto presidente della Regione Lazio il governatore uscente Nicola Zingaretti, esponente del Partito Democratico che si presentava solo nel Lazio con una colazione allargata anche a Liberi e Uguali – Ecco chi sono i nuovi consigliere regionali nel Lazio -.

Il ministero degli interni ha ufficializzato la ripartizione dei seggi: nella diciottesima legislatura il Parlamento sarà così composto:

Camera: si attende la decisione dell Corti d’appello per 10 seggi.
Senato: Centrodestra 137 seggi, M5s 112, Centrosinistra 59, Leu 4, Maie 1, Usei 1, Union Valdotaine 1, senatori a vita 6.
l’elenco comprende gli eletti all’estero.

Il nuovo Parlamento presenta una notevole semplificazione rispetto alle Camere uscenti ricche di decine di gruppi parlamentari. Salvo diaspore e ricollocazioni nel giorno dell’invesitura i nuovi gruppi parlamentari saranno solo sette.

Gli eletti del Movimento 5 stelle
Il Movimento 5 stelle grazie al 32% dei voti si è aggiudicato 221 seggi alla Camera e 112 seggi al Senato.
* l’elenco non comprende gli eletti all’estero

Sono infatti 88 i collegi uninominali vinti dal Movimento 5 stelle che danno diritto ad altrettanti seggi alla Camera. Il M5s elegge inoltre 133 deputati con il metodo proporzionale nei collegi plurinominali. Parimenti al Senato 44 sono i deputati eletti nei collegi uninominali e 68 gli eletti al plurinominale. Grazie a questi numeri il Movimento 5 stelle è il gruppo parlamentare più numeroso della 18esima legislatura che si aprirà il prossimo 23 marzo.

Gli eletti del centrodestra
La coalizione di Centrodestra si è aggiudicata 260 seggi alla Camera e 135 seggi al Senato*.
* l’elenco non comprende gli eletti all’estero

Sono infatti 109 collegi uninominali vinti da uno dei candidati della colazione di centrodestra per la Camera e 58 al Senato.

 

 

 

Gli eletti del centrosinistra
La coalizione di Centrosinistra si è aggiudicata 112 seggi alla Camera e 57 seggi al Senato*.
* l’elenco non comprende gli eletti all’estero

Sono 24 i collegi uninominali vinti da uno dei candidati della coalizione di centrosinistra per la Camera e 13 al Senato. Nessuno degli alleati del Pd è riuscito ad aggiudicarsi seggi nei collegi plurinominali a livello nazionale ma in Trentino Alto Adige il partito regionale Südtiroler Volkspartei alleato ai “dem” ha fatto il pieno di voti aggiudicandosi 2 seggi alla Camera e uno al Senato.

Seggi Camera

Seggi Senato

 

 

Gli eletti di Liberi e Uguali
La lista Liberi e Uguali grazie al 3% dei voti si è aggiudicata 14 seggi alla Camera e 4 seggi al Senato.

Pur non avendo vinto nessun collegio uninominale, grazie al 3,38% dei voti che hanno consentito a LeU di partecipare alla ripartizione dei seggi attribuiti nei collegi plurinominali. Tra i ripescati il leader Piero Grasso sconfitto nel suo collegio a Palermo ma ripescato con il proporzionale. Stessa sorte per Laura Boldrini, sconfitta a Milano ma entrerà a Montecitorio grazie al listino. Con tutta probabilità gli eletti di Liberi e Uguali dovranno iscriversi nel gruppo Misto: il loro numero è troppo esiguo e non gli consente di formare gruppi autonomi, né alla Camera, dove servono almeno 20 deputati, né al Senato dove il numero minimo è di 10 senatori.

Eletti alla Camera: Laura Boldrini (Lombardia); sei deputati in quota Mdp come Roberto Speranza (Toscana), Nico Stumpo (Calabria); Michele Rostan (Campania), Guglielmo Epifani (Sicilia), Federico Fornaro (Piemonte) e Pierluigi Bersani (Emilia); quattro in quota Sinistra Italiana, come il suo segretario Nicola Fratoianni (Piemonte); Stefano Fassina (Lazio) ed Erasmo Palazzotto (Sicilia); unico letto in quota Possibile invece è Luca Pastorino. Eletti anche l’ex assessore molisano e avvocato Giuseppina Occhionero; l’ex presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni e Federico Conte, avvocato salernitano e coordinatore locale di Mdp – figlio dell’ex ministro socialista Carmelo Conte.
Eletti al Senato: Pietro Grasso (Sicilia), Vasco Errani (Emilia-Romagna), Francesco Laforgia (Lombardia). Loredana De Petris (Lazio).
Nessun altra lista ha ottenuto seggi nel nuovo Parlamento che inaugurerà il 23 marzo la nuova diciottesima legislatura.

Il Pd ha in ogni caso salvato i Ministri. Il segretario uscente Matteo Renzi è stato eletto al Senato nel collegio Firenze. Il presidente Matteo Orfini, sconfitto nel collegio capitolino di Torre Angela entra alla Camera grazie al listino proporzionale. Stessa sorte per il ministro della Cultura Dario Franceschini sconfitto nella sua Ferrara e ripescato come capolista alla Camera. Sconfitto a Pesaro (dal candidato M5s “sfiduciato” da Di Maio) il ministro degli Interni Marco Minniti potrà scegliere se usufruire del posto da deputato nel collegio di Salerno o del Veneto. Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli scofitta a Pisa dalla leghista Sbrana, entra in Senato nel collegio campano di Avellino-Benevento-Salerno. Eletti nei listini della Camera anche i ministri della giustizia Andrea Orlando, dell’agricoltura Maurizio Martina e della difesa Roberta Pinotti.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha trovato un posto in Parlamento complice l’alleanza elettorale della sua lista Civica Popolare con il centrosinistra: lo “zero virgola” incassato al plurinominale poco conta grazie al successo nel collegio uninominale di Modena. Eletta con il 41,23% dei consensi la sottosegretaria Maria Elena Boschi blindata nel collegio sicuro di Bolzano dove il Pd poteva contare sugli alleati sudtirolesi di Svp. Tra i “candidati di bandiera” all’uninominale bene anche il titolare dell’economia Pier Carlo Padoan eletto con oltre il 36% nella difficile Siena dello scandalo Mps, più facile la vittoria per il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio a Reggio Emilia mentre il ministro dello sport Luca Lotti con il 40% dei voti nell’uninominale di Empoli si aggiudica la palma di “dem” più votato. Premiato alle urne anche il presidente del consiglio uscente Paolo Gentiloni che fa il pieno di consensi a Roma.

Tra gli alleati Pd buona prova di Emma Bonino che è riuscita a calamitare il 38,91% di preferenze ottenendo, grazie al meccanismo dell’uninominale, un seggio in Senato, sebbene la Lista +Europa non sia riuscita a superare la soglia del 3%. Sempre a Roma il segretario dei radicali italiani Riccardo Magi nel collegio romano gianicolense ha avuto la meglio dell’ex Iena M5s Dino Giarrusso.

Salvi i candidati civici, Paolo Siani​ e Lucia Annibali, candidata civica e portavoce del “no alla violenza” sulle donne sconfitta all’uninominale. Salvo solo grazie al proporzionale Gianni Pittella l’europarlamentare macchina di voti. In Friuli Venezia Giulia dove la Lega è diventata primo partito Debora Serracchiani è riuscita ad entrare in parlamento per un soffio. Contestualmente ha deciso di dimettersi dalla Segreteria nazionale del Pd “Per senso di responsabilità nei confronti di tutta la comunità del partito”. Eletto in Lombardia l’ex condirettore di Repubblica il friulano Tommaso Cerno.

Salvo anche l’ex sindaco di Torino Piero Fassino, la sottosegretaria Paola De Micheli, l’ex leader Guglielmo Epifani, il padre della legge elettorale Ettore Rosato, Roberto Speranza, Barbara Pollastrini, Emanuele Fiano,

Resta fuori dal Parlamento Stefano Esposito: il senatore torinese vicepresidente della commissione trasporti, accorato difensore del progetto della Tav Torino-Lione, paracadutato a Roma a far da balia a Marino 4 anni fa, ha già detto di aver concluso il suo impegno con la politica: “Tornerò al mio lavoro in prefettura”.

Liberi e Uguali, D’Alema il primo degli esclusi
Nel disastro della lista Liberi e Uguali si salvano Nicola Fratoianni segretario di Sinistra Italiana, ma non Giuseppe “Pippo” Civati leader di Possibile, seconda anima della lista che contava sul listino proporzionale in Lombardia dove però LeU non ha raccolto abbastanza consensi. Stessa sorte per Arturo Scotto in Campania. Resta fuori dal Parlamento anche Massimo D’Alema leader della scissione dai “dem” e fondatore del partito Mdp: quarto nel suo collegio uninominale del Senato a Nardò dove ha raccolto appena 10mila voti. La tempesta sulla “sinistra-sinistra” ha in lui la vera vittima eccellente: dopo 5 anni di assenza dal Parlamento D’Alema potrebbe vedersi prepensionato. I leader della sinistra Boldrini e Grasso si salvano sempre grazie al “paracadute” del listino proporzionale, e potranno contare su un seggio rispettivamente alla Camera e al Senato. Stessa sorte per Nico Stumpo.

Movimento 5 stelle, eletti anche gli espulsi
Il Movimento 5 Stelle nonostante l’exploit ai seggi registra alcuni esclusi eccelletini: niente da fare per la “iena” Dino Giarrusso, battuto nel collegio romano gianicolense dal segretario dei radicali italiani Riccardo Magi.

Niente seggio neppure per Gregorio De Falco, capo della sala operativa della Capitaneria di Porto di Livorno noto per il cazziatone telefonico a Salvatore Schettino.

In Sicilia più eletti che candidati
E gli espulsi? A Potenza vince il presidente del Potenza calcio, Salvatore Caiata, espulso una decina di giorni fa dal Movimento perché indagato per riciclaggio. Antonio Tasso ha vinto con il 40% nel collegio di Cerignola il seggio alla Camera. Andrea Cecconi, il primo con il piemontese Carlo Martelli a finire nella bufera dei mancati bonifici ha vinto a Pesaro contro Minniti.

Il candidato massone Catello Vitiello vince a Castellamare onostante Luigi Di Maio gli avesse impedito di utilizzare il simbolo nella sua corsa alla Camera. A Reggio Calabria per il Senato non ce la fa per un soffio l’altro candidato in odore di massoneria Bruno Azzerboni. Fuori a Lucca anche Piero Landi.

Il deputato pentastellato Giulia Sarti – toccata dal caso rimborsopoli – avrà il suo secondo mandato da parlamentare grazie al paracadute nel listino proporzionale. Eletto al proporzionale il ministro ombra Bonafede così Manlio Di Stefano.

Centrodestra senza l’azzurro Formigoni
La debacle della “quarta gamba” ha una conseguenza: nessuno dei ministri “alfaniani” ex Ap riesce a rientrare in Parlamento. Solo il ministro Beatrice Lorenzin ha trovato un posto in Parlamento complice l’alleanza elettorale della sua lista col centrosinistra.

Noi con l’Italia sotto la soglia del 3% vuol dire esclusione anche per l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, capolista nel plurinominale a Milano, Monza-Brianza e Bergamo-Brescia. Sempre tra i fittiani buona prova di Paola Binetti che trova la vittoria a Roma e si aggiudica il seggio a Palazzo Madama. Passa pure Roberto Rosso eletto nell’uninominale a Torino 38 dove ha vinto il confronto con il ministro ombra del M5s Domenico Fioravanti. Ad Alba successo per l’ex ministro Enrico Costa che raccoglie il 48%.