Emergenza sangue, la Campania non è più autosufficiente. Tutti i sindaci della provincia di Caserta diano l’esempio

Per sopperire alla mancanza di sangue in Campania lanciamo una proposta: i Sindaci, gli assessori ed i consiglieri comunali delle 104 Città della Provincia di Caserta, nonché il Presidente della Provincia, DIANO L’ESEMPIO AI GIOVANI DONANDO ESSI STESSI IL SANGUE E FACENDOSI RIPRENDERE MENTRE LO DONANO. Insomma la politica al servizio della collettività, come dovrebbe sempre essere.

CASERTA – In queste ultime settimane, sui media e per tutte le emittenti televisive non si fa altro che di parlare dell’emergenza rifiuti, con gli STIR stracolmi e gli incendi nei centri di raccolta dei rifiuti ed i camion che fanno file chilometriche prima di riuscire a stoccare le tonnellate di immondizia raccolta nei 550 comuni campani. Nelle ultime c’è un’altrettanta emergenza, questa volta molto più grave della prima e che riguarda da vicino tutti i 5.900.000 di cittadini: la assoluta carenza di sangue negli ospedali della Campania.

I 5.900.000 di campani sono tutti chiamati a concorrere affinché questa vera e propria catastrofe umanitaria venga risolta nel più breve tempo possibile. SI TRATTA DI UNA CHIAMATA ALLE ARMI, SIAMO IN GUERRA CONTRO L’INDIFFERENZA DELL’ESSERE UMANO NEI CONFRONTI DEI SUOI SIMILI CHE QUOTIDIANAMENTE MUOIONO PER MANCANZA DI SANGUE NEGLI OSPEDALI. “L’emergenza sangue non è solo d’estate purtroppo, ma tutto l’anno”. Così Michele VACCA, primario del reparto di Immunoematologia e Medicina trasfusionale dell’Ospedale Cardarelli di Napoli commenta la grande carenza di sangue in Campania. “Rispetto agli anni precedenti c’è stata una forte contrazione dei donatori soprattutto nella fascia d’età tra i 18 e i 25 anni, passando dal 20% degli anni precedenti, al 13% degli ultimi tre anni. La fidelizzazione del donatore è fondamentale e dovrebbe iniziare già a livello scolastico, dove è pressoché inesistente.

La Campania fino a due anni fa era autosufficiente, oggi il 40% ci arriva da altre regioni italiane, ed un altro 30% da aiuti intra regionali. Ad esempio dall’ospedale di Aversa ci arriva tantissimo sangue”, prosegue il primario. Ma l’emergenza sangue non riguarda solo le regioni del Sud, ma è una situazione ben più generalizzata che colpisce tutta l’Italia, da Nord a Sud. Ma qual è il fabbisogno di sangue in Campania? Al Cardarelli, dove c’è la più alta richiesta, occorrono circa 100/110 unità al giorno. I donatori al giorno sono invece scarsi 20 ed una altra ventina arriva dall’Avis. Nota ormai dolente, ogni anno bisogna trovare la maniera di fronteggiare le necessità sempre più forti che riguardano la carenza di sangue e trasfusioni. Ed ognuno fa quel che può. Quest’anno, ad esempio, l’Avis Campania ha organizzato delle raccolte di sangue straordinarie nei mesi di luglio e agosto per cercare di raccogliere quanto più sangue è possibile. Lino Di Martino, responsabile dell’Avis Campania, commenta: «Quest’anno dobbiamo andare dove ci sono i centri di aggregazione, rincorrere le persone e convincerle.

Purtroppo Napoli non risponde tanto bene, la gente va in vacanza e la città si svuota. La nostra iniziativa estiva prevede di andare, nei luoghi di villeggiatura, come i lidi Ideal e Stella Maris di Licola, o i villaggi turistici della Domitiana”. Di Martino pone l’accento poi su delle problematiche che riguardano la Regione e il Ministero. “La Regione Campania non attiva ancora una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Non esiste un esercito di donatori, i donatori siamo tutti noi”. Se da un lato l’emergenza sangue riguarda la Regione Campania, dall’altro Di Martino sottolinea l’importanza anche di un altro aspetto: “Gli interventi del Ministero della Sanità a riguardo sono stati molto stringenti. Per colpa dell’invasione della zanzara tigre noi non possiamo prelevare sangue da persone che hanno pernottato in regioni come Lombardia, Lazio, Veneto o paesi come la Grecia. Devono passare prima 15 giorni». ll dottor Aldo Filosa, primario del reparto Malattie Rare del Globulo Rosso, tra le eccellenze del Cardarelli: «La cultura della donazione va scemando ed è una situazione grave a livello generazionale.

Se prima era considerato un obbligo morale donare, oggi invece viene vista come un’azione facoltativa. La nostra è una società sempre più anziana, il sangue serve per le trasfusioni, gli interventi chirurgici, malati talassemici. La Provincia di Caserta si è mossa moltissimo in tal senso, organizzando vari eventi, con gli uomini e donne dell’Esercito Italiano presente a Capua (con il 17° Reggimento “Aqui” della Caserma “Oreste Salomone” che lo scorso luglio donò 663 sacche di sangue, oppure con i militari della Scuola Specialisti dell’Aeronautica Militare, anch’essa sempre in prima linea nella donazione di sangue),

ma tutto ciò non basta: BISOGNA COINVOLGERE I GIOVANI. Donare è un gesto di solidarietà e di civiltà nei confronti della collettività, salva la vita di chi ne fruisce e comporta tantissimi benefici per chi lo dona, a cominciare dalla rigenerazione sanguigna. È importante, infine, che i donatori siano periodici e non sporadici: gli uomini possono donare ogni 3 mesi, le donne in età fertile due volte l’anno.

E non bisogna dimenticare che tutti i centri di raccolta del sangue oggi rispettano le normative europee e garantiscono la totale sicurezza del donatore. Donare è uno dei pochi gesti di medicina preventiva, senza contare che ogni donatore avrà la possibilità di sapere le sue stesse condizioni di salute. Per sopperire alla mancanza di sangue in Campania lancio una proposta: i Sindaci, gli assessori ed i consiglieri comunali delle 104 Città della Provincia di Caserta, nonché il Presidente della Provincia, DIANO L’ESEMPIO AI GIOVANI DONANDO ESSI STESSI IL SANGUE E FACENDOSI RIPRENDERE MENTRE LO DONANO. Insomma la politica al servizio della collettività, come dovrebbe sempre essere.