Di Guido Alizieri
Sui social, sui giornali, nelle piazze continua ad esserci sempre lo stesso dibattito tra fascisti ed antifascisti.
PREMETTO: L’italia è una repubblica antifascista, fondata sul lavoro e tutti gli italiani devono riconoscersi nei valori di libertà, democrazia e sviluppo che ci continuano a contraddistinguere dal 1946 ad oggi.
Chiariamo un po’ di cose: quando c’è discussione, dibattito e proposte la democrazia vince.
Quindi che ci siano più anime a confrontarsi su determinati temi è più che sacrosanto.
Tra chi idolatra Mussolini e chi strenuamente continua a difendere una qualsivoglia bandiera antifascista, credo che il dibattito attuale e moderno debba porsi ben altri interrogativi.
Come mai il fascismo, soprattutto tra i giovani, cresce proprio in questo periodo?
E soprattutto, come mai anche dopo tante aberrazioni ai giovani continua a piacere la figura di Mussolini?
Le risposte sono due: la prima è in una completa crisi valoriale e morale, chi urla di più, chi sembra più deciso, vince.
Alla fine, il clima che viviamo oggi è molto simile a quello che ci condusse verso il ventennio nero: crisi economica, politica e demografica.
La seconda spiegazione è che la figura forte agli italiani piace.
Lo hanno sempre dimostrato.
Anche nella storia repubblicana l’uomo solo al comando ha affascinato, i leader forti sono sempre molto stimati.
Craxi, Andreotti, Berlusconi, Renzi e ora Salvini.
Quel leader un po’ capitano, un po’ condottiero e un po’ marinaio.
Basta che non si prenda esempio da Schettino.
Insomma, tra chi vorrebbe di nuovo qui il duce e chi vorrebbe rivivere Piazzale Loreto, dovremmo chiederci se tutta questa discussione non è molto ben pilotata e poco utile.
I problemi di oggi non riguardano più ne il fascismo nè l’antifascismo, ma la vita di tutti i giorni delle persone, le loro ansie e le loro insicurezze, i loro drammi e le paure.
La destra è bravissima a cavalcarle, la sinistra è bravissima a ignorarle.