Per BelvedereNews abbiamo intervistato Filomena d’Andrea.
Chi è Filomena D’Andrea?
Filomena D’Andrea, in arte Makardìa, è una cantautrice irpina che intreccia canzone d’autore, dialetto, memoria e impegno civile, costruendo una musica intima capace di raccontare i piccoli paesi e le grandi questioni del nostro tempo.
Come nasce il tuo rapporto con la musica?
Ciao, Antonio. Che bello risentirti! Le prime domande mi riportano proprio alla nostra conoscenza, dove è nato tutto o comunque si è strutturato: l’Home Festival della Scuola Holden a Bisaccia (AV) nel 2011. Un’esperienza di confronto e di creatività che è stata una grande opportunità per riflettere su quello che volevo dire attraverso la musica e la scrittura. Mi ricordo i borghi coinvolti, mi ricordo quel format di spalmare su più paesi gli spettacoli e di essere ospiti della gente, quella ragnatela che si creava tra le comunità e che le collegava come spesso immaginiamo ancora oggi senza successo. Alcune cose per me sono cambiate da quegli anni, ma forse altre no: le location, lo spirito, l’amore per il dialetto e la rabbia positiva di desiderare di più dai posti che abitiamo, la necessità di raccontarli a modo mio e nel modo in cui li vivo.

Che tipo di location scegli generalmente per realizzare le tue esibizioni artistiche?
La mia musica nasce per piccoli spazi, dove poi ci si intrattiene a parlare con le persone che ti hanno ascoltata. Ogni concerto per me è prima di tutto un incontro. Le prime volte che ho preso la chitarra era quella di mio padre, frequentavo il liceo e accompagnavo la voce alla musica etnopopolare e alle canzoni di lotta con le quali sono cresciuta in casa. Forse i primi pezzi a nascere avevano un’impronta più legata alla tradizione, gli ultimi sperimentano di più altri generi, ma soprattutto mi permettono di esprimere la mia identità e intimità, a volte in modo ironico. Sicuramente la musica nella mia vita ha la funzione di accompagnare il mio benestare, è prima di tutto quello che mi fa stare bene e mi permette di comunicare emozioni e pensieri che non trovano via di uscita agevole in altre forme. I primi spettacoli portavano in giro anche cover di musica popolare e world, canzoni napoletane, siciliane, pugliesi, fino ai repertori tzigani, spagnoli, russi. Poi ho sentito il bisogno di costruire uno spettacolo interamente mio, anche perché mettevo in piedi altre canzoni e vivevo la necessità di esprimere me stessa con la mia scrittura e le rivisitazioni della tradizione. Negli anni ho capito che mi interessa costruire canzoni che sappiano parlare delle persone, dei margini, dei paesi, delle contraddizioni del nostro tempo. Scrivo in italiano e in dialetto perché entrambe sono lingue della mia casa e della mia memoria, e continuo a cercare una musica che tenga insieme tradizione e contemporaneità. Le mie canzoni hanno trovato spazio anche nel cinema e nella televisione. È una soddisfazione vedere una musica nata in modo così intimo incontrare storie e personaggi che arrivano a un pubblico molto più ampio, senza perdere la propria identità. Ho avuto l’occasione di lavorare con il regista Luca Miniero e ho sperimentato insieme a lui anche “corde” apparentemente lontane da quello che facevo di solito: è stata un’esperienza fantastica e sono davvero contenta di quello che si è creato. Luca scelse la canzone Armando nel 2012 per il corto “Il sogno di Armando”; era lo stesso anno che partecipavo al Tenco Ascolta al teatro Trianon a Napoli. Con Luca abbiamo collaborato ancora, con la canzone “E girerò per la città” per la serie “Cops – Una banda di poliziotti” con Claudio Bisio, con il classico napoletano “Passione” nella serie “Napoli Milionaria!” fino ad arrivare a “Felice di niente” per la seconda stagione dell’Avvocato Malinconico con Massimiliano Gallo. Ecco, felice di niente, questo titolo dice molto sul mio modo di stare al mondo, ma dice tanto per me anche sul lusso di essere “qua/felice a/non fare niente”, rispetto a quello che succede nel mondo vicino a noi. Sì, perché per me la musica non è solo l’esternazione della mia intimità, con la speranza di avere qualcosa in comune con chi ti ascolta e di rispecchiarsi, ma è anche schieramento, posizione, nei confronti di quello che succede su questo pianeta. Parlano di questo i pezzi “Armando” nel primo disco “occhio per occhio dentro per dentro”, un disco nato proprio dal concetto sviluppato all’Home Festival, “El tren de la muerte” e “La ballata degli allegri” in “Piccolo Concerto del Partito”, dove il partito è ormai solo il migrante senza diritti, o ancora nell’ultimo lavoro discografico di “Canzoni a strofinaccio” il pezzo “Io non li sventolo gli stati sovrani”. Le canzoni raccontano la mia storia, quello che sento per i luoghi in cui vivo, in Irpinia, per le persone che amo e che ho amato, per quelle meno fortunate di me che non hanno voce.
Antonio Frascione: L’ Home Festival della Scuola Holden, lo ricordo anche io in modo molto positivo come esperienza di formazione e valorizzazione del territorio. Con l’Associazione Iride di Avellino partecipammo con una rievocazione storica itinerante sulle brigantesse dell’Alta Irpina. Non dimentico il laboratorio sull’organizzaizone degli eventi culturali con un luminare del settore, il Prof. Lucio Argano. Non dimentico i fantastici compagni di viaggio come te Filomena.

Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per la tua operazione artistica?
In cantiere ci sono collaborazioni con altri artisti e c’è un nuovo pezzo con videoclip, per fine estate dovrebbe essere sfornato, come pane per i denti dell’anima, come cura per quello che attraverso, come musica per la vita che condivido con chi mi vuole bene. Io continuo, Antonio, nel mio piccolo, a cantare, o come dico io, a “parlare cantando”. Oggi continuo a scrivere, a suonare in giro e a cercare nuovi linguaggi senza perdere il legame con le mie radici. Le canzoni cambiano, perché un po’ cambiamo noi. O acquistano nuovo senso in base a quello che ci capita. In fondo perché si chiamano “pezzi”? Perché sono frammenti di noi, di chi le scrive, le canta, le suona, di chi le ascolta e se le cuce sulla propria vita. Io ho cominciato a cantare quando mi si è spezzato il cuore. La voce e la chitarra mi tengono insieme qualche scampolo. Questo era il concetto dell’album “Canzoni a Strofinaccio” con la copertina illustrata da Domenico Lettera fatta di tanti frammenti da ritagliare, e il prossimo pezzo che uscirà ci sta tutto ancora sulla coda sartoriale di quello che per me significa scrivere e suonare. Risuonare. Riflettere. Ricucirmi.
Grazie Filomena!
Grazie a Voi!

Il progetto Makardìa:
Il progetto musicale Makardìa nasce nel 2011. Unisce sonorità folk, ballate popolari e sperimentazione cantautorale.
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Tematiche: Racconti di transumanza, storie d’amore, emigrazione e resistenza culturale del Sud.
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Strumenti: Filomena si esibisce alla chitarra classica e alla fisarmonica. È spesso accompagnata da percusisoni (percussioni e narrazione) e chitarra elettrica.
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Riconoscimenti: La sua musica è stata definita da Vinicio Capossela come un “repertorio di viva resistenza”.
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Riconscimenti: Selezione Tenco Ascolta (Teatro Trianon, Napoli 2012
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Riconoscimenti: Premio del Pubblico a Musicultura (Teatro della Filarmonica, Macerata) 2017
Impegno per il Cinema e la Televisione:
La cantautrice ha stretto un solido sodalizio artistico con il regista Luca Miniero, firmando e interpretando brani per importanti produzioni televisive e cinematografiche:
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2024 — “Vincenzo Malinconico avvocato d’insuccesso” (II stagione – RAI UNO) Attrice e autrice interprete di “Felice di niente”
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2023 — “Napoli Milionaria!” (RAI /Picomedia) Interprete di “Passione” nella colonna sonora.
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2019-2020 — “Cops – Una banda di poliziotti” (Sky) Attrice e autrice/interprete di “E girerò per la città”
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2012 — “Il sogno di Armando” (cortometraggio) Colonna sonora con il brano “Armando”
Attività letteraria
2013 — Libro “A Joshua piacevano i pistacchi”
Ascolta il brano “Felice di niente“, scritto da Filomena D’Andrea per la colonna sonora della serie TV di Rai 1: