“Freak”, l’album d’esordio delle Seventeen Fahrenheit, a un anno dall’uscita

Il 12 Aprile a Napoli, presso il locale Randagi, si è svolto il First Birthday Party dedicato all’album “Freak” delle Seventeen Fahrenheit, uscito lo scorso anno, che ha segnato l’esordio della band su ogni piattaforma di riproduzione musicale e su palchi in tutta Italia, con un tour che conta più di venti date di concerti.

Le Seventeen Fahrenheit sono una band punk rock nata nella provincia di Napoli nei primi anni 2000. Si tratta di quattro ragazze, Enza, Adriana, Annamaria ed Eloise: amiche nell’adolescenza e poi musiciste, decidono di mettere su questo progetto quasi per gioco, fino a farne oggi un’attività a tempo pieno. Dopo aver suonato per tanti anni, si sciolgono per poi ritrovarsi nel 2023: è l’anno della svolta in cui incontrano un produttore, Jex Sagristano, della Soundinside Records, che decide di finanziare l’intero progetto. Viene allora registrato Freak, un vero e proprio “mostro” nato tra gli anni confusionari dell’adolescenza e le idiosincrasie della vita adulta, con un indomito talento per il dire sempre qualcosa di scomodo e di incongruente rispetto agli stigmi di una società omologata.

Freak è dedicato a chi si sente debole per la diversità d’animo che comporta il vivere lontano da una norma standardizzata, pre-configurata. È il piano di realtà in cui non ci sono giudizi e preset, feticci e manichini, ma tutto è mobile, ricostruibile, trasformabile.

Freak è l’invito a dare alla propria vita il senso più bello, quello di stare bene con le proprie passioni, aspirazioni, di coabitare felicemente con i sogni più vietati da chi pensa che l’arte sia un mero hobby o una virtù per visionari: la musica salva invece proprio dalla frustrazione di non avere altro che un mondo di obblighi, di assuefazioni, di cinica arresa allo status quo. Alla più invertebrata omologazione Freak si oppone con l’ossatura di un disegno potente, quella della speranza di cambiare le cose, innanzitutto ottenuta non cambiando il sé: perché lo specchio distorto è quello che sta là fuori, lontano dalla percezione dei propri intimi traguardi, quello che fa apparire come mostri i riflessi di un universo interiore iridescente e magico, che sbottona sul giudizio altrui lo sguardo indipendentemente del sentirsi a casa dentro di sé.