Per investire dei soldi bisogna prima di tutto identificare il proprio obiettivo ed inquadrare i rischi: è la fondamentale opera di definizione di un profilo. Dopodiché bisogna scegliere il lasso temporale per raccogliere i frutti dell’investimento. Significa, cioè, proteggere e accrescere i propri risparmi con a mente limiti di rischio certi, perché investire significa mettere in conto una serie di varianti. In questo caso è ottimo gestire al meglio le proprie emozioni e mantenere la lucidità, magari con l’ausilio di un esperto di finanza e di comportamento in fase di investimenti finanziari. Ma gli obiettivi restano l’aspetto principale: investire 100.000 euro non basta, infatti per generare rendimenti superiori al 15-20% annui del capitale: in questo caso una strategia di medio-lungo termine non darebbe soluzioni immediate ma è probabilmente, alla lunga, la strada migliore da percorrere.
A questo punto una domanda: meglio un conto corrente? Per molti sì, dati gli effetti dell’inflazione, un indicatore relativo in quanto indica quanto i prezzi siano cresciuti o meno rispetto al mese precedente o al lasso di tempo dell’anno precedente. Si potrebbe parlare dell’inflazione come di una tassa erosiva sul reale valore del capitale. Per quel che riguarda il conto deposito, invece? Altra soluzione da scartare, dati i bassi rendimenti, spesso pari a zero. Investimenti come la Gestione Patrimoniale sono ideali, soprattutto dal punto di vista fiscale, visti i vantaggi che offre rispetto ai tradizionali fondi comuni: compensare, cioè, plus e minusvalenze generati dai titoli in portafoglio. Si tratta di una strada comoda, rapida e trasparente, per investire il proprio denaro, una soluzione fiscalmente efficiente e che permette di demandare le scelte di investimento ad un team di esperti, ma con la trasparenza di una piattaforma online semplice e accessibile 24 ore su 24 e un consulente dedicato a propria disposizione.
Come in ogni investimento è importante la diversificazione, di gran lunga il miglior metodo per proteggere i propri capitali e metterli a riparo da eventuali rischi. Si tratta di selezionare prodotti con caratteristiche differenti, cosicché il capitale venga tutelato dal momento che il peso di ogni singolo investimento costituirebbe solo una parte del totale. Si tratta della miglior strategia d’investimento. Ma a quale livello di diversificazione? Dipende dalla distribuzione dell’investimento. Chi vuol rischiare, accetta anche di inserire titoli rischiosi. Un portafoglio deve coprire almeno più di due asset class e includere prodotti di diverse aree geografiche e per farlo occorre conoscere bene il meccanismo di interazione tra i vari prodotti per fare scelte equilibrate. Altro parametro importante è quello di diversificare per aree geografiche: un portafoglio più ampio aiuta nel proteggersi da stravolgimenti negativi di una singola zona.
A questo proposito può essere utile affiancarsi ad un consulente finanziario indipendente, in fase di analisi nella composizione di un profilo di investimento ed in fase di decisione, nella valutazione di efficienza e qualità degli strumenti scelti. Un aspetto da tener incontro per evitare conflitti di interesse che, come confermato dalla Consob, in Italia sono sempre più frequenti. Ed una banca, difatti, vende ma per conto di terzi. Il sistema di remunerazione di un consulente finanziario indipendente, invece, è regolato dalla legge, e questi percepisce una quota fissa per i consigli che offre. L’ottimizzazione del rendimento, insomma, è il fine della sua missione.