di GESUALDO NAPOLETANO
CASERTA – Questa sera spettacolo conclusivo del fantastico evento all’insegna del teatro classico “I Giorni di Dioniso”, che si è tenuto presso il Teatro Don Bosco di Caserta. Due giorni di pura cultura durante i quali il Laboratorio “Teatro Classico” del Liceo Manzoni, con il “Processo a Medea”, e l’Accademia Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, con “Le Baccanti”, hanno mostrato tutto il loro straordinario talento e tutto il loro spessore artistico ad una numerosissima platea dei presenti, che nelle giornate di ieri e di oggi hanno assistito alle due magnifiche rappresentazioni teatrali. Un evento che ha avuto il patrocinio del Comune di Caserta che ha già proposto al “Manzoni” di presentare nel mese di maggio lo spettacolo nella splendida cornice del centralissimo teatro comunale “Costantino Parravano” di via Mazzini. Di seguito è riportata l’intervista fatta al regista del “Processo a Medea”, nonché professore del Liceo Manzoni di Caserta, Massimo Santoro, il quale ha parlato del Laboratorio di Teatro Classico, dell’eccezionale pubblico casertano e soprattutto della valorizzazione del teatro classico per quanto riguarda la città di Caserta. Non è mancata una forte critica a chi trasforma il teatro classico esclusivamente in un prodotto commerciale.
Con lo spettacolo di oggi si concludono questi fantastici due giorni di teatro classico a Caserta. Il Liceo Manzoni è stato uno dei protagonisti con il suo Laboratorio di Teatro Classico.
“Si. Lavoriamo con i ragazzi da otto anni. Li abbiamo visti crescere, molti di loro si sono anche specializzati, alcuni invece frequentano anche altre agenzie teatrali. Ciò ci fa molto piacere, perché poi tornano sempre alla base, e sto parlando degli ex alunni. Tutto questo crea quella giusta osmosi tra chi ha già una carica esperienziale importante e la mette al servizio degli allievi più piccoli. Il fatto che si crei sempre un afflato tra chi ha lasciato la scuola soltanto fisicamente, ma che poi ci ritorna e la vive ancora come qualcosa di suo, è davvero un messaggio educativo molto importante”.
Il Liceo Manzoni collabora strettamente con l’Accademia Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Può essere una spinta in più per i suoi ragazzi, giusto?
“Si assolutamente. Mi preme dire però che il nostro compito non è quello di sfornare attori. Il nostro compito è quello di essere testimoni di un mondo che continua ad esistere ed è il mondo classico. Infatti il dramma di Medea è assolutamente moderno. Ieri si chiamava Medea, oggi la si può chiamare attraverso tutte le madri che purtroppo al giorno d’oggi si sentono e che compiono gesti efferati. La collaborazione con l’Accademia dell’INDA ci fa piacere, perchè loro sono i depositari della cultura classica teatrale a livello mondiale visto che non c’è un’altra fondazione come la loro. Ovviamente noi dobbiamo guardare al messaggio culturale in ampio spettro”.
Lei è un regista di teatro classico. E’ difficile lavorare con i giovani? Lei è più per la passione o per la tecnica di recitazione?
“Io sono un insegnante ed ho competenza di questa materia. Vedo tante volte in giro, trasformare il teatro classico in un prodotto commerciale. Ho sentito e leggo di Plauto con le canzoni fatto altrove e questo per me è abominevole, perchè trasformare i cantica che sono un artificio metrico miracolistico nella loro composizione, in canzoncine alla napoletana onestamente non funziona. Come non funziona trasformare la tragedia classica in un qualcosa di patetico. Il teatro classico è dei competenti e tale deve essere. Il nostro lavoro nasce da uno studio filologico accurato ed i testi che rappresentiamo sono frutto di competenti. Ecco perchè io condanno sempre chi esporta cose che non appartengono al proprio repertorio soltanto per fini commerciali”.
Quindi più tecnica?
“Esatto, ci deve essere tecnica. La passione la abbiamo tutti, mentre la tecnica la fa lo studio. E’ importantissimo sapere che valore ha la parola, bisogna sapere perchè quella parola e non un’altra ancora, bisogna sapere perchè si porge in una certa maniera e non in un’altra ancora”.
Per quanto riguarda invece il pubblico casertano, la città partecipa a questi eventi di teatro classico?
“Per quanto riguarda quest’evento, abbiamo insistito molto sui ragazzi. I numeri di spettatori che abbiamo avuto in questi due giorni sono numeri da capogiro. Stiamo parlando di oltre 1500 presenze. Il Liceo Manzoni oggi ha fatto un’operazione che va oltre il suo ruolo, perchè si è trasformato in un organo che produce cultura anche al di fuori dei banchi”.
La città di Caserta potrebbe dare ancor di più per valorizzare il teatro classico? Non so, ad esempio introducendo dei Festival…
“Questo è il mio sogno! Questi due giorni sono stati una piccola anteprima. <<I Giorni di Dioniso>> sono due giorni di teatro classico. Il mio augurio è quello di riuscire a trovare l’aiuto di enti che ci appoggino, ma non che si sostituiscano a noi, perchè altrimenti sarebbe troppo comodo afferrare la preda quando è già nel laccio. Gli enti dovrebbero aiutarci riconoscendoci quello che è il nostro imprinting, vale a dire un’operazione che abbiamo noi inventato. Nella città di Caserta abbiamo degli spazi importanti che si possono tranquillamente demandare a questa operazione”.