I lavoratori della LOGISTA a Roma in protesta. Il video

Maddaloni/Roma. Non si ferma la protesta dei lavoratori della Logista, azienda con sede all’Interporto di Maddaloni, che lavora per i Monopoli di Stato e che ha deciso di chiudere i battenti di questa sede. Oltre 80 lavoratori rischiano di andare a casa, o alla meno peggio, di essere trasferiti fuori regione. Protestano da settimane, hanno incontrato politici di tutti i livelli e di tutte le aree.

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Il sindaco di Maddaloni ha partecipato anche ad un tavolo ad hoc convocato in Regione, ma, ad oggi, nulla è cambiato. Per questo, stamattina, supportati dai sindacati della triplice e dal sindacato autonomo di lotta USB si sono recati a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico, per portare la loro istanza. Sono stati ricevuti ed ascoltati e sono andati via con la promessa di un impegno da parte del Ministero a capire perché, un’azienda con la solidità di LOGISTA voglia chiudere e a farsi promotori di un tentativo di risoluzione positiva della vertenza. Di seguito il comunicato:

Oggi, 21 Febbraio 2022, in occasione dello sciopero nazionale dei dipendenti di Logista Italia e della ditta sub-appaltatrice dei servizi logistici “GLD”, i lavoratori dello stabilimento di Maddaloni (CE) (che in data 3.2.2022 si sono visti comunicare la notizia della prossima ventura chiusura della medesima piattaforma per ottobre 2022) hanno presidiato la piazza antistante il Ministero dello Sviluppo Economico, a Roma. Sono stati in piazza per testimoniare il loro no alla delocalizzazione, alla chiusura ed alla dismissione della piattaforma logistica presso cui lavorano. Hanno affermato ancora una volta la loro opposizione alla possibilità che sia consentito ad una multinazionale di mutilare l’assetto produttivo del territorio per meri calcoli di pretesa maggior convenienza, anche se la stessa azienda, com’è pacificamente rilevabile, gode di ottima salute finanziaria e possiede tutti gli elementi necessari alla continuazione della produzione. Durante la mobilitazione, i lavoratori in sciopero hanno quindi conquistato oggi il diritto ad essere convocati ed ascoltati presso il Ministero, ove è stata chiesta l’accensione delle procedure per l’apertura del tavolo di crisi e la formulazione da parte datoriale del piano industriale, al fine della determinazione precisa della misura reale del procedimento (o dei procedimenti) incipienti, affinché insomma si possa finalmente conoscere quanti stabilimenti e quanti lavoratori saranno realmente coinvolti nel processo, se si tratti solo della dismissione delle piattaforme di Maddaloni o anche di altre sul territorio nazionale. Il Ministero si è naturalmente riservato sulla materia, dichiarando di attendere anche l’esito dell’incontro di domani in Regione Campania, pur manifestando una ulteriore ma generica disponibilità. Eppure il dato che veramente ci fa riflettere e che ci riconsegna una più aderente condizione di consapevolezza è che lo stato, in tutte le sue articolazioni istituzionali, e con esso gli enti locali, non solo non sembrano capaci di tutelare insieme i diritti dei lavoratori e le prerogative del territorio, ma appaiono addirittura disinteressati. Come se fosse anche solo logicamente ammissibile che una grande società, florida ed in attivo, possa realmente decidere di trapiantare unità produttive e stabilimenti da un luogo ad un altro, producendo impunemente magari disastri sociali oltre che più strettamente occupazionali. Come se contassero maggiormente i margini di profitto di Logista, rispetto alle potestà di governo dei territori, travolte dall’inarrestabile percorso di una scelta “proprietaria”, che ormai si sta qualificando come vera e propria decisione “padronale”. E proprio per questo, anche con la consapevolezza che “vincere” a Maddaloni corrisponderebbe in realtà ad un auspicabile trionfo di tutto il settore, i lavoratori hanno deciso comunque di continuare il proprio percorso di lotta, a difesa della piattaforma e dei mezzi di produzione. Ben lungi dall’arrendersi e ancora più determinati, i dipendenti Logista-GLD hanno già proclamato altre 24 ore di sciopero per domani 22.2.2022, per poter così organizzare il presidio di domani alla Regione Campania, in occasione del tavolo appunto regionale tra lo stesso ente e le parti sociali, proprio per la discussione del problema e l’organizzazione delle future iniziative. Nessuno tocchi la piattaforma di Maddaloni! Nessuno tocchi i posti di lavoro! I nostri diritti e le nostre vite sono più importanti del profitto e del diritto di proprietà di questo o quell’altro padrone! Fino alla vittoria!