“Il caffè dei pazzi”

Questa sera festa grande a Casolla per l’inaugurazione

Oggi 19 giugno alle ore 20.30 grande festa in Piazza Mattia Ricca a Casolla. I fratelli Giuseppe e Maddalena Iuliano, forti della passata esperienza di gestori di un accorsato caffè a San Clemente, hanno rilevato un locale nell’importante località tifatina e questa sera inizieranno quest’altra avventura imprenditoriale.

I fratelli Iuliano, attaccatissimi alla memoria storico-culturale di Casolla hanno ben pensato di chiamare il loro locale “Il caffè dei pazzi”. A prima vista sembra un nome veramente da pazzi, ma a ben pensarci, a ben scavare per l’appunto nella storia e nella cultura di questo centro – il più antico del comune di Caserta, perché è qui che si rintracciano le testimonianze più risalenti nel tempo dell’intera storia cittadina – si scopre che il nome scelto non viene fuori dal nulla o solo da un esercizio di mera fantasia, ma è solo una semplice quanto significativa operazione identitaria.

Infatti, Casolla è definito il “paese dei pazzi”, per meglio dire: “22, ‘o paese de ‘e pazzi”. Non solo. E’ contrassegnato anche da un’altra definizione: “doppo mangiato nun s’arraggiona cchiù”. Che cosa condensano questi due blasoni popolari? Innanzitutto è da specificare che Casolla è l’unica frazione del comune di Caserta che ha ben due blasoni popolari, tutte le altre si limitano solo ad uno. Il blasone popolare è una sorta di soprannome di un borgo, di un paese, contrassegnante, proprio come il soprannome individuale, quei difetti di una intera cittadinanza, insomma lo scopo è quello di satireggiare sugli e contro gli abitanti di una paese.

Casolla, per dirla in breve, merita questi due blasoni perché può vantare una fortissima tradizione di produzione e commercializzazione di vini. Famosissime fino agli anni Cinquanta del secolo scorso le cantine, i bar dei nostri nonni, in cui il proprietario del locale mesceva a compaesani ed avventori il proprio vino. Ed il vino di Casolla era così buono e saporito che non solo veniva premiato nelle varie fiere, ma era preferito da un signore che risponde al nome di don Salvatore Di Giacomo, grandissimo poeta napoletano, il quale ogni qual volta veniva da queste parti esigeva solo il vino di Casolla e l’asprinio di Aversa. E lui sì che se ne intendeva, visto che in diverse poesie ha celebrato vini e cantine.

Questa è la base storica e culturale che sottende la denominazione di “Il caffè dei pazzi”. Benissimo allora hanno fatto i fratelli Iuliano, perché in un tempo ed in un mondo che vuole omologare tutto e tutti, in una accelerata corsa verso il baratro, il cui fondo non si raggiunge mai, loro propongono un tuffo nella storia, ma per recuperarla e rivitalizzarla tutta in una dimensione contemporanea. Benissimo allora hanno fatto i fratelli Iuliano, perché in tal modo, proponendo il richiamo alla storia, rifuggono dalle scialbe e provinciali mode del momento che tende ad inglesizzare tutto, col concreto risultato di non distinguersi dalle masse sciamanti. Benissimo allora hanno fatto i fratelli Iuliano, perché in una società liquida come la nostra i punti fermi sono rappresentati dalle piccole comunità, dagli uomini in carne ed ossa, non quelli virtuali, da quelle piccole e forti tradizioni, grazie alle quali si possono affrontare le tutte le sfide. E vincerle. Allora non ci resta che augurare ogni sorta di bene ai fratelli Iuliano per realizzarsi nel mondo dell’imprenditoria e riuscire ad imporsi per prospettare anche un percorso occupazionale ai tanti giovani che, pur dimenandosi furiosamente – è proprio il caso di dire -, non riescono a trovare una via d’uscita. E per trovarla occorre accoppiare la forza con il genio.