Articolo di F.O.
Ieri sera nel Centro dei Servizi Sociali e Culturali S. Agostino si è parlato di Verità. Non della verità processuale. Non di quella raccontataci, figlia di un compromesso politico. Non della verità dei film o delle serie televisive. Non della verità di qualche teoria del complotto. Ma della verità dei fatti, quella cercata dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta Moro 2 che ha indagato sul Caso Moro e i cui lavori e risultati sono raccontati nel libro “Moro, il caso non è chiuso. La verità non detta” scritto dall’ex Ministro Giuseppe Fioroni, autore e presidente della suddetta commissione, insiema alla giornalista Antonietta Calabrò e presentato ieri presso il Centro dei Servizi Sociali e Culturali S. Agostino.
Una presentazione, che ha visto la presenza, oltre che del Ministro Fioroni, del Consigliere regionale Giampiero Zinzi, del Consigliere del comune di Napoli David Lebro, del professore Costantino Leuci, del sindaco di Casaluce Nazzaro Pagano, della consigliera provinciale Raffaella Zagaria e di Luca Romano, coordinatore provinciale Campania Domani. Questi, durante l’incontro moderato dal Consigliere comunale Matteo Donisi, in una sala gremita hanno parlato dell’Italia degli anni ’70, della figura di Aldo Moro, del suo essere “avanti con i tempi”, del suo rapimento, del suo omicidio, delle indagini e delle ricostruzioni conseguenti e della verità.
Nei vari interventi dei relatori è emersa la figura di un Aldo Moro o meglio di un politico, avanti con i tempi, di uno che aveva capito che quel mondo, basato su ideologie così radicate da condizionare la quotidianità di ogni singola persona , stava per finire ed era necessario creare un’alternativa, una nuova politica del bene comune. Una figura che deve essere necessariamente riscoperta, come hanno più volte sottolineato nei loro interventi Zagaria,Romano, Zinzi e anche il Sindaco Marino, intervenuto successivamentena.Una figura da cui partire, per poter costruire un nuovo futuro.
Centrali, poi, sono stati gli interventi del Professor Leuci, il consigliere Lebbro e l’ex ministro Fioroni che hanno riportato il focus della discussione sul tema del libro e delle indagini della Commissione Parlamentare.
Il Professor Leuci parlandoci (a noi presenti, n.d.r.) di quello che avremmo letto nel libro, ci ha raccontato della perdità dell’ingenuità di un’intero paese, di una ricostruzione della Commissione Parlamentare diversa da quella raccontataci per 40 anni, ossia una verità di cui conosciamo l’inizio (il rapimento) e la parte centrale (il ritrovamento del corpo di Aldo Moro). Una verità la cui ricostruzione da lontano appare chiara ma che come ci avviciniamo un po’ iniziamo a notare tutte le crepe, le discrepanze e le mancanze. Nel corso del suo intervento il professor Leuci, ci ha detto che avremmo letto -e leggerete nel caso in cui voi che state leggendo quest’articolo,voleste comprare il libro- di come a via Fani quella mattina alle 9 passeggiassero agenti dei servizi segreti di diversi paesi, di un bar della via, il bar Olivetti, chiuso mesi prima perchè fallito tra la meraviglia dei dipendenti e in cui oltre ai cornetti e al caffè si vendevano armi e scambiavano informazioni, dei negoziati, dei tre giorni di prigionia del Presidente della DC nella palazina di proprietà dello Ior, e tanto altro ancora. Il professore, poi, ha finito il suo intervento dicendoci che le conclusioni del libro e dei lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sono molto chiare: quella stagione andava chiusa e fu chiusa per una ragione di stato. Bisognava andare avanti e per farlo, bisognava mettere una pietra tombale su tutto il resto.
Il consigliere Lebbro e ,Fioroni poi nel suo intervento che ha tirato le somme della presentazione, hanno parlato di un Moro temuto per il suo essere proprio in avanti con i tempi. Avanti sia in politica estera, la sua prima conferenza degli stati nord africani e la pace in Medio Oriente, la sua idea di un’Europa forte che potesse autodeterminarsi invece che dividersi tra Russia e America che in politica interna essendo stato uno dei pochi a capire che il mondo stava cambiando, che il vecchio sistema ideologico stava frenando la crescita e che come detto sopra bisognava trovare una nuova idea di bene comune. Idee pericolose per chi non voleva questo cambiamento, forze ed entità che volevano bloccare questo rinnovo politico. Forse per questo, per queste forze, per questi poteri (ma anche per una società non pronta per il cambiamento) il progetto di Moro era probabilmente destinato a fallire fin dall’inizio, come ha scritto lo storico Ernesto Galli della Loggia, un cui scritto è stato letto dal Sindaco di Casaluce Nazzaro Pagano durante il suo intervento.
Moro è stato ucciso, il suo progetto di cambiamento bloccato, eppure qualcosa è rimasta, la sua figura, il suo esempio, il suo sogno e i suoi ideali. Cose, che a dispetto dell’interesse per la vicenda in sè del rapimento e dal suo “fascino noir-thriller” possono suscitare , hanno fatto sì che la sala del Centro dei Servizi Sociali e Culturali S. Agostino.