CAPUA – Solo l’arte e la musica insieme possono regalare emozioni così forti come quelle
che stamattina ci ha offerto il giovane talento Luca Rossi (ormai famoso nel mondo),
con il suo concerto per le Matres Matutae. Nella prestigiosa sala Liani del Museo
Campano centinaia di persone (soprattutto giovani provenienti da tutta la provincia)
sono rimasti affascinati dalla magia del suono e delle percussioni dell’autore, capace
di suscitare richiami e riportarci alle radici delle nostre tradizioni e della nostra Terra
Laboris. Il giovane artista si è esibito con un repertorio dedicato alle madri come
simbolo della civiltà e della solidarietà umana, contro ogni forma di fanatismo e di
violenza. Insieme con Gianni Parrillo al piano, Luca ha coinvolto e commosso un pubblico straripante, al ritmo delle sue tammorre che “narrano la stroria di un ragno che un tempo mordeva le donne nei campi e le faceva ballare senza sosta, fino allo
sfinimento”.
Come pure sono state molto toccanti la antica preghiera dedicata a
Maria, la Candela e la leggenda della Madre Nera (detta “Schiavona”), un omaggio ai
tanti immigrati africani che sono venuti dal centro Sociale ex Canapificio.
Naturalmente non poteva mancare un classico della musica popolare napoletana come “Tammurriata nera”.
In questo modo il monumento – definito dal grande Maiuri come il più “insigne della civiltà italica in Campania” – risorge a nuovo splendore come un centro propulsore della vita culturale e della socialità delle nostre comunità. Ciò avviene
dopo un’altra importante esperienza vissuta nel mese di ottobre con le “didascalie parlant”, organizzate dalle università campane e da Capua Nova, nell’ambito del
progetto “Adotta una madre”.
La collaborazione della rete di associazioni con la Direzione del Museo indica una
strada innovativa, anche per promuovere nuovi progetti – come ad esempio per l’Art
Bonus del Mibact. Intanto potremo continuare con i concerti, come quello
multietnico proposto dal gruppo musicale africano del Burkina Fasu e del gruppo
popolare “AriaNova” di Pignataro. A dicembre si prevede anche l’avvio di una serie di
incontri dedicati alla figura dellì’imperatore svevo Federico II, ai suoi legami con
Capua e Terra di Lavoro.
Di fronte a queste novità rilevanti, manca un solo tassello: quello degli enti ed
istituzioni competenti che da tempo sono latitanti di fronte ad una delle principali
battaglie di civiltà. E’ giunto il momento che scendano in campo con idee e progetti
volti al fututo del Museo Campano, alla sua piena valorizzazione, fruibilità e
sostenibilità, anche in cooperazione con le competenze del mondo dell’università e
delle associazioni di volontariato. Un primo segnale è stato finalmente lanciato dal
nuovo Presidente della Provincia, che ha accolto la richiesta di un incontro con una
delegazione delle associazioni cittadine. Anche il Sindaco e la Giunta della città
millenaria sono chiamati ad un impegno più dederminato, in primo luogo nei
confronti del Mibact e della Regione Campania per definire un modello di
governance – non solo amministrativo e finanziario, ma anche di promozione e
conservazione dei preziosi tesori custoditi nelle 36 Sale del Museo, che spaziano dai
reperti archeologici a quelli di epoche medioevali, normanne e longobardi (da
Federico II a Carlo V). La stessa biblioteca ed emeroteca – tra le più importanti in
Campania e nel Mezzogiorno – meritano una cura innovativa, a partire da un
progetto per la digitalizzazione dei documenti.