Il giro in bicicletta degli italiani giustamente non passa per le Due Sicilie

Il giro in bicicletta degli italiani giustamente non passa per le Due Sicilie

Di Fiore Marro

Caserta 5 novembre

 

Ho sentito dire che il giro in bicicletta chiamato d’Italia, non passerà da queste parti, perché le organizzazioni che ne hanno beneficiato in questi anni, non hanno onorato il premio stabilito, cioè in parole povere non hanno saldato i conti pattuiti, quindi è stata una sorta di punizione da parte dell’organizzazione.

Una punizione che però paradossalmente ha fatto bene alla causa di liberazione dei territori delle Due Sicilie, che hanno bisogno di queste occasioni per rendersi conto della spaccatura che ha in seno a se questo falso paese, tenuto su con lo sputo.

Una punizione che mi auguro presto faccia breccia anche nel calcio, che potrebbe essere molto più importante, come accadde nell’ex Jugoslavia

Oramai il “dato è tratto” e non da poco tempo, campanelli d’allarme risuonano un poco dappertutto, la voglia identitaria spinge sempre più forte, basti pensare alla querelle con l’affaire della “Giornata della Memoria dei martiri del sud”, proposta dai 5 Stelle alla Regione Puglia, prima presentata, poi osteggiata, ora parcheggiata nel dimenticatoio dei ricordi e delle speranze. ma che comunque ha lasciato il segno, lo stesso segno che stanno lasciando Pino Aprile, Gennaro De Crescenzo, Marco Esposito, Nando Dicè, lo stesso Angelo Forgione, l’immenso Eddy Napoli, e immodestamente anche il sottoscritto, come amo dire da tempo un fiume carsico che si sta per manifestare definitivamente, inarrestabile, che sta tracimando tutto fino alla libertà delle Due Sicilie.

Il Giro d’Italia che dimentica di noi, ben venga. Che si faccia nelle montagne del nord, pascola nelle pianure del centro Italia, che però purtroppo continua a invadere il nostro territorio per quella tappa a San Giovanni Rotondo, patria di padre Pio, che affidarsi al santo più popolare del Paese male non è con i tempi che corrono, con la speranza che il nostro santo non si faccia infinocchiare da questi padani come invece riescono a fare da 157 anni con la nostra gente.

Lo sport tra l’altro, vedi Barcellona football, viaggia con tanto anticipo rispetto alle vicende politiche, in questo caso bisogna ammettere che in Italia c’è una sudditanza  sponda leghista che comincia a fagocitare  l’ala grillina, che dovrebbe essere la risposta a sud di questo governo, ma che non pare proprio.

Sarà in occasione della sesta tappa il passaggio a sud, per l’appunto quella che da Cassino porterà i ciclisti a San Giovanni Rotondo, per il resto il gruppo stazionerà per tre – quattro giorni nel centro Italia (Orbetello, Frascati, Terracina, Cassino, Vasto e L’Aquila) e concederà le sue curve al popolo padano per la maggior parte delle sue 3 settimane.

Niente Campania, Basilicata, Molise e Calabria e meno che mai Sicilia: questi sono luoghi eletti solo per fare la gamba, come si dice in gergo, per quella preparazione fisica che precede la stagione ufficiale e prevede l’ausilio di un clima più favorevole. Il Giro, che pure ha interessi editoriali forti anche al sud avendo la Gazzetta dello Sport quale titolare del marchio, cancella nell’edizione del 2019 le strade del Regno delle Due Sicilie e ignora la logica della condivisione territoriale così finalmente si comprende l’idea di nazione unita che hanno questi individui,che ci hanno da sempre visto come colonia, ultimamente è molto più palese l’evidenza, oramai esposta senza pudore.

Strano il silenzio del messinese Vincenzo Nibali.  Un bel paradosso, un siciliano e un sardo contro il resto del mondo in una corsa che ha fatto fuori la Sicilia e Sardegna.

Noi duosiciliani non possiamo fare altro che ringraziare l’organizzazione del giro, che agevola sempre di più le nostre posizioni a conferma che le cose che raccontiamo non sono come qualcuno vuol fare credere, campate in aria.