Lo scorso 2 luglio l’avvocato Nasser Odeh, che segue il dottore palestinese Hussam Abu Safiya, ha riportato che le condizioni del suo assistito sono peggiorate e ancora più drammatiche rispetto all’incontro precedente del mese scorso: lividi agli occhi, al collo, alle orecchie, legato mani e piedi, respiro affannoso, difficoltà a parlare, difficoltà a restare dritto.
Le parole del dottore (detenuto senza alcun processo dal 27 dicembre 2024, denutrito e torturato ) sono state disperate: “Questa è l’ultima volta che mi vedi. Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo di sopravvivere. Questa è la fine”. Abu Safiya ha parlato di pesanti percosse con bastone e martello.
La notizia, riportata da vari mass media, ha fatto il giro del mondo. Haaretz riporta di manifestazioni per la sua liberazione a Tel Aviv.
Le petizioni:
Un’altra petizione affianca quella lanciata da Amnesty International (https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/), stavolta lanciata da IMEUPOLICYPROJECT.ORG: https://www.imeupolicyproject.org/free-dr-abu-safiya.
Gli appelli:
Roger Waters, storico cantante dei Pink Floyd, ha chiesto l’immediata liberazione del dottore, senza giri di parole e in termini anche piuttosto bruschi.
Anche il giornalista Michele Serra, dal suo profilo Facebook, ha lanciato un accorato appello perché il mondo non si giri dall’altra parte.
Le iniziative:
Milano ha iniziato lo scorso 6 luglio con un presidio appello, al grido di “Siamo tutti Abu Safiya“.
Gli operatori sanitari irlandesi marceranno per un’ora, sabato 11 luglio, per chiedere la liberazione del dottore.
Per domani è previsto un presidio a Roma presso l’Ordine dei Medici di Roma e Provincia.