di Redazione
CASERTA – “Il sindaco Carlo Marino dovrebbe chiedere scusa ai casertani, cornuti e mazziati, per quelle immagini che lo ritraggono sorridente e abbronzato accanto all’ex dirigente Carmine Sorbo. Se c’è qualcuno che dovrebbe festeggiare il pensionamento di Sorbo sono i casertani, disgustati dal comportamento del dirigente che inviava i dipendenti del Comune, con l’auto del Comune, a comprare la carne per i figli e ad accompagnare la moglie per i suoi servizi privati, come di è potuto leggere dalle intercettazioni della Procura. Il tutto con i soldi dei casertani che, grazie alle gestioni amministrative di Falco, Petteruti, Del Gaudio e Marino, pagano il massimo delle tasse e stanno per essere travolti da un secondo dissesto. Dovrebbe chiedere scusa non perché da privato cittadino è andato alla festa di pensionamento di un amico (non ci stupisce più l’affinità e l’intesa tra il controllore e il controllato della pubblica amministrazione, visti anche i rapporti di parentela) ma perché da sindaco in carica non avrebbe dovuto farsi ritrarre davanti ad una torta che è estremamente offensiva verso i casertani. Una torta dove, al di sotto del neo-pensionato comodamente intronato in poltrona, sfreccia una macchina. Un dettaglio? Non lo è, è questione di tenere a cuore gli interessi della città che si amministra. E’ questione di sentirsi umiliati e offendersi dai comportamenti eticamente sbagliati assunti dal dirigente pensionato in nome e per conto della città a cui si tiene. Marino non tiene a cuore realmente gli interessi di Caserta. Marino sta usando, anche contro una parte corposa del suo partito, questa città come un trampolino di lancio per una carriera politica di ‘alto livello’. Marino non si può sentire umiliato da quella torta perchè a lui non interessa di quanto i comportamenti di Carmine Sorbo abbiano inciso sulle tasche dei casertani. Può soltanto ridere, come fa nella foto, ma sappia che ride dei casertani e i casertani non dimenticheranno anche quest’ultimo affronto alla logica e al buon senso.”
Queste le parole di Michele Miccolo.