Il Tenente Colonnello Paglia commemora i caduti del 2 luglio 1993

Il 2 luglio 1993 rappresenta una data storica per i Paracadutisti, per la Folgore e per il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, all’epoca dei fatti Sottotenente delle aviotruppe. Sono passati ventisette anni dall’infame e vile agguato avvenuto presso il “Check Point Pasta” di Mogadiscio, dove persero la vita il Sottotenente dei Lancieri di Montebello, Andrea MILLEVOI, il Sergente Maggiore Stefano PAOLICCHI del 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin” della Folgore, il soldato di leva, anch’egli dei paracadutisti, Pasquale BACCARO, e trentadue feriti

CASERTA – Il 2 luglio 1993 rappresenta una data storica per i Paracadutisti, per la Folgore e per il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, all’epoca dei fatti Sottotenente delle aviotruppe. Sono passati ventisette anni dall’infame e vile agguato avvenuto presso il “Check Point Pasta” di Mogadiscio, dove persero la vita il Sottotenente dei Lancieri di Montebello, Andrea MILLEVOI, il Sergente Maggiore Stefano PAOLICCHI del 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin” della Folgore, il soldato di leva, anch’egli dei paracadutisti, Pasquale BACCARO, e trentadue feriti.

Tra questi anche l’allora ventitreenne casertano, Sottotenente del 186° Reggimento Paracadutisti Folgore, Gianfranco PAGLIA, il quale riuscì a portare presso l’ospedale da campo quattro commilitoni feriti, finché venne colpito da un cecchino del signore della guerra Aidid e da allora non è più riuscito a camminare. Tutti coloro che parteciparono a quella Missione denominata “IBIS” (la seconda fuori i confini nazionali dopo quella del 1982, dove sempre uomini della Folgore vennero inviati in Libano per proteggere i profughi di Chabra e Chatila che subirono una feroce repressione da parte di ribelli orientali), sono concordi nel dire che, dopo quel giorno, “Niente fu più come prima”.

Quel giorno Gianfranco Paglia salvò quattro commilitoni colpiti nella battaglia del Pastificio. Poi i cecchini presero anche lui. Aveva 23 anni e da allora è paralizzato per sempre: “Ma, giuro, rifarei tutto…”, dice ancora oggi tranquillo sapendo che quel giorno egli fece molto di più del suo dovere. Ora Gianfranco continua la sua vita prima nelle fila dell’Esercito e del Gruppo Sportivo Paraolimpico dell’Esercito ed è il faro per molti giovani per la sua grande voglia di vivere.

È il tenente colonnello Paglia a ricostruire quelle ore convulse: ore di un’azione militare che ha messo a rischio la sua stessa vita (il paracadutista fu colpito da tre pallottole, di cui una al polmone che causò un’emorragia interna, e una al midollo che gli avrebbe provocato danni permanenti). Ore che avrebbero segnato il destino di quella missione italiana in Somalia. Ore di decisioni febbrili: una parte del contingente rientrò a Balad, una parte tornò nella zona del pastificio. Ore in cui, all’improvviso, da una prima azione di rappresaglia ordita con donne e bambini del quartiere, a colpi di sassi, si è passati all’offensiva dei miliziani somali, che hanno aperto il fuoco contro i militari italiani.

“Uno dei nostri mezzi fu colpito da un missile controcarro”, ricorda Paglia. “Morì il paracadutista Pasquale Baccaro, e ci furono molti feriti”. Bisognava rispondere al fuoco e portare in salvo i militari colpiti, specie quelli più gravi. Nel frattempo, però, i soldati italiani continuavano ad essere bersaglio del fuoco dei miliziani che si nascondevano tra la popolazione e tra le case. Prima della fine di quella giornata di sangue, l’agguato, tra i più cruenti, lascerà sul campo anche il Sergente Maggiore incursore Stefano Paolicchi, e il sottotenente Andrea Millevoi, colpiti a morte da una raffica di mitra.

In quello stesso agguato, Gianfranco Paglia fu dato per spacciato: ricoverato tra i feriti più gravi, avrebbe perso l’uso delle gambe. Un sacrificio, il loro, a lungo trascurato. Come ha pubblicato lo stesso Paglia a “Il Mattino”: In quella giornata del 2 luglio si è combattuto tanto, i ragazzi che allora erano di leva, oggi sono uomini cresciuti con maggiore forza e determinazione e ciò li ha resi Uomini Veri. Sono speciali perché non hanno Mai dimenticato coloro che sono rientrati in Italia in una bara avvolta dal Tricolore.

Sono unici ben consapevoli che quanto accaduto li ha resi fratelli in armi: un sodalizio che li vedrà uniti per sempre. Pronti a combattere ogni tipo d’avversità che incontreranno nella loro vita, lo faranno con la piena certezza di non essere mai soli e di poter contare sempre sui propri Fratelli. Onore a Loro».
NUNZIO DE PINTO