Italia – Turchia 3 a 0 , partita perfetta degli azzurri all’esordio della fase finale dell’Europeo

Roberto Mancini è allenatore dentro, fin da ragazzo, fin dai tempi della magica Sampdoria, e ancora oggi ha dimostrato che è una figura simbiotica con il mondo che lo riguarda.

Italia – Turchia 3 a 0 , partita perfetta degli azzurri all’esordio della fase finale dell’Europeo

Roberto Mancini è allenatore dentro, fin da ragazzo, fin dai tempi della magica Sampdoria, e ancora oggi ha dimostrato che è una figura simbiotica con il mondo che lo riguarda.

Andrebbe in questo caso rispolverato un vecchio brano di Eugenio Bennato, quello dal titolo “Quanno sona la campana” che esordisce con il grido disperato di : “All’arme, all’arme la campana sona Li turche so’ sbarcati a la marina, chi tene ‘e scarpe vecchie se l’assòla, c’avimm’a fare nu lungo cammino ”, con la versione nuova dei fatti accaduti ieri sera all’Olimpico di Roma,  dove a risuolarsi le scarpe stavolta saranno i turchi, mazzolati ben bene dalla truppa messa in campo dal Comandante Mancio, che ha schierato in formazione, in questo frangente, una buona e consistente colonna “terronica”, la famosa colonia interna della nazionale italiana, i nostri “neri”, se ci rifacciamo alla nazionale di calcio francese, essi dispongono dei discendenti delle loro ex colonie africane, noi abbiamo quelli che Luigi Farini, amico e confidente di Camillo Benso di Cavour, definì in una sua lettera inviata appunto al primo capo del governo del regno d’Italia:  “Altro che Italia! Questa è Affrica!” , la stessa cosa che avrà pensato Mario Draghi, quando ha replicato all’indicazione dell’Europa, che spinge a riconoscere il 70% del famigerato Recovery Found, da stanziare alle aree depresse del cosiddetto Mezzogiorno, cosa che il premier italiano in carica, ha smentito chiaramente, facendo intendere quanto contiamo per la nazione, riconoscendoci invece simpaticamente il 40%, cosa questa che ha fatto dire pubblicamente al Ministro del Sud, voce terronica con tanto di anello al naso, che ha tra l’altro ammonito, che dobbiamo essere noi capaci di meritarci quanto stanziato … storia vecchia, che dura da 160 anni oramai, ma che deve essere sottolineata, raccontata sempre e dovunque, altrimenti si corre il rischio di essere scambiati come dei facinorosi, settari odiatori, da parte di chi è digiuno di sapere, così da non comprendere che talune posizioni che appaino aventiniane, sono invece la reazione di chi sa di contribuire alla riuscita del Paese, ma che come da sempre non gli viene riconosciuto il merito, anzi viene ripagato spesso con le solite infamie, che nel calcio possono riconoscersi nei famosi “Benvenuti in Italia ma lavati!” o peggio ancora con  “Vesuvio lavali col fuoco”, nella politica invece ci si inventa un partito di ricchi che si ribella ai poveri, costoro impoveriti dagli stessi ricchi, che con un impresa manu militari, misero in ginocchio economia e futuro delle cosiddette aree depresse di cui sopra.

Tornando al calcio giocato, che è e rimane una bella cosa sempre, è saltato agli occhi lo stadio finalmente con i tifosi, i cori, i fischi, le urla di giubilo dopo tanto tempo assenti, sono tornati e è stata una gioia scorgere tutto questo, il pallone senza gli spalti festanti è poca cosa davvero.

Roberto Mancini è allenatore dentro, fin da ragazzo, fin dai tempi della magica Sampdoria, e ancora oggi ha dimostrato che è una figura simbiotica con il mondo che lo riguarda. Ha fatto un capolavoro, dando una impronta di italianità a una nazionale che solo 5 anni fa aveva toccato il fondo, facendosi estromettere dai mondiali.

L’Italia ieri sera, contro i turchi, quelli che Salvatores definisce “Italiani, turchi , una faccia, una razza”, ha giocato magnificamente, sciorinando calcio vero, su tutto il rettangolo di gioco, i calciatori messi in campo, tutti indistintamente, hanno giocato sontuosamente, mi hanno inorgoglito i due tesserati del Napoli, la squadra del mio cuore, quella azzurro mare, l’azzurro vero; mi è piaciuta la regia di Giorgio Frello al secolo conosciuto meglio come Jorginho, il suo ticchettio che sembra stantio è invece una sorta di orologio senza tempo, che batte il giusto ritmo, quello che serve per accorciare o allungare la squadra, il trio d’attacco è stato più che positivo, potente con Berardi, tecnico con Insigne e rapace con Immobile, inarrestabile come il “piccolo tamburino sardo”, instancabile e sublime tecnicamente, ma la sorpresa anche se non lo è stata tanto per il sottoscritto è stata la prova di Spinazzola, nato a Foligno ma di chiare origini pugliesi, uno “Tsunami” devastante, che ha personalmente ricordato Fauzi Ghoulam, quello dei momenti sarriani, stessa potenza, stessa progressione.

L’Italia ha vinto, ma è facile quando in squadra hai un calabrese, un pugliese e 3 napoletani, e manca all’appello un abruzzese (Verratti) che presto concluderà quel cerchio magico dei rappresentanti della Due Sicilie, nella nazionale tosco- padana, i “neri per caso” d’Italia.