IV BIENNALE INTERNAZIONALE DI PITTURA, INCISIONE, SCULTURA, CERAMICA, FOTOGRAFIA DEI PADRI MINIMI. IL MAESTRO GIOVANNI IZZO IN MOSTRA A PAOLA-COSENZA.

Giovanni Izzo in mostra a Paola, Cosenza, per la IV Biennale Internazionale di Pittura, Incisione, Scultura, Ceramica, Fotografia, dei Padri Minimi.

Presso il santuario di san Francesco di Paola, sala delle Esposizioni, dal 16 Luglio 2016 fino all’8 Gennaio 2017, l’ esposizione delle Opere curata da mons Pietro Amato, critico dell’Arte. ‘Lux Misericordiae’, sarà visitabile dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30, chiuso il lunedì.

Il Maestro Izzo è presente con una serie di scatti che parlano da soli, volti e scorci che solo un occhio sensibile e pronto al particolare può cogliere, una retrospettiva che a pieno titolo rientra nella tematica scelta per la biennale che lo stesso mons. Amato definisce ‘affascinante, di grande potenzialità: comprende il mistero della luce increata e le multiforme espressioni della misericordia. La prima, fonte esistenziale di impulsi e di emozioni; la seconda, manifestazione di molti interiori, dal forte impatto sociale. E’ della luce la poesia dello spirito, del viaggio, della vita. E’ della misericordia il percorso che spazia dal divino all’umano, per intervenire con realismo ed espressività visionaria sull’operazione dell’uomo in sofferenza, luce e misericordia, per essere tali, sottendono e invocano per loro natura il clima della creazione, sempre nuova e inedita nell’espressione. L’atto creativo è manifestazione della potenza creativa e si sublima nell’incontro con l’altro, bisognoso d’amore per non spegnersi nel dolore.

L’esposizione chiede agli artisti di dare forma e voce ai bisogni del corpo e dell’anima dell’uomo, alle sue sofferenze, al mistero della brevis lux, alle tensioni dello spirito che trovano sfogo in un’introspezione ricca di simbologie non disgiunte da valori estetici. Chiede di aiutare il visitatore a cogliere, attraverso ogni tipo di linguaggio della bellezza, i sentimenti universali dell’umanità, il riconoscimento comune per l’incontro e per la meraviglia, il gaudio dello spirito, che libera dalla egoistica logica del respiro della sola materia’. In tale cornice le fotografie del Maestro Izzo rendono pienamente il senso della mostra, tant’è che mons. Amato, nell’introduzione della sezione di fotografia, scrive: ‘La sezione della fotografia, che compare per la prima volta nella Biennale e resasi necessaria per il tema assegnato Lux Misericordiae, dal forte significato sociale, vede nella retrospettiva la presenza di Giovanni Izzo, un fotografo che illustra in bianconero i temi dell’emigrazione, della clandestinità, degli extracomunitari e di molto altro ancora di degradante per la dignità dell’uomo. I due colori, il bianco e il nero della vita, non conoscono varianti cromatiche. Non si trova una scala di valori del dolore. Non si trova la scienza dei gradi di sofferenza. Non è possibile credere ad un magistero politico, economico e sociale che detta regole e dispensa pillole che si risolvono in benessere effimero, matrice di ulteriore ferite. Le sue foto, almeno quelle in esposizione, denunciano, mostrano, documentano, avvertono in segreto la coscienza di chi le vede e la induce a collocarsi tra coloro che credono e operano per e con misericordia e colore che, indurendo il cuore, chiudono di fatto la porta dell’amore e dell’aiuto e l’aprono agli operatori d’iniquità’. Di Izzo ha scritto: ‘Giovanni Izzo è una persona sensibile e di talento nell’arte fotografica. E’ conosciuto come il fotografo de ‘La Domitiana’, una strada di circa 50 km che percorre il casertano, resasi famosa per il mercato giornaliero della prostituzione e non solo di donne venute in Europa con l’illusione di trovare benessere e libertà.

Erano persuase, prima della partenza, che la civile Europa fosse in grado di accogliere e d’introdurle in una nuova qualità di vita, diversa da quella della loro terra d’origine. Invece, si sono trovate con un’Europa naufraga, terra depauperata del ricco patrimonio di radici cristiane e di civiltà umanistica che l’hanno sempre caratterizzata, una terra caduta anch’essa nel degrado dei compromessi sull’uomo. Izzo questo lo racconta con le foto, che sono il suo occhio implacabile e la maniera di fare giornalismo. A chi lo conosce, non sfugge che è un mediterraneo, nel sangue e nello spirito. E’ stato decisivo il suo incontro con il fotografo Mimmo Iodice, che l’ha introdotto all’uso dell’obiettivo con avvertita intelligenza e tecnica esecutiva. Ha appreso a leggere la società, a prenderne nota, a raccontarla. Il tutto con verità e discrezione, facendone della denuncia un atto doveroso, lontano da altre nascoste intenzioni.
Le dimensioni delle foto sono piccole, le immagini immense. Sono finestre che si affacciano sul dolore umano, procurato da una cultura immanentista. Mostrano storie di esclusioni, di violazione dei fondamentali diritti dell’uomo, di schiavitù, di mercificazioni. Un’umanità dolente, provata della luce dello spirito e manipolata da interessi politici, economici, sociali. Storie amare, emozionanti per alcuni; reali, per altri. Sentimenti per i primi, indifferenza e accettazione per i secondi.

Sono scatti fotografici che non registrano il primato dell’uomo, riconosciuto dalla civiltà primogenita: “Quando contemplo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle, che vi hai disposto… che cosa è l’uomo, perché ti ricordi di lui, o il figlio dell’uomo perché Tu ne debba avere cura? Eppure Tu l’hai fatto per poco da meno d’Iddio, l’hai coronato di gloria e maestà, gli hai dato il dominio dell’opera delle tue mani, ogni cosa hai posto sotto i suoi piedi… O Signore, Signore nostro, quanto è grande il tuo Nome per tutta quanta la terra!” (Salmo 8). L’assenza del valore della trascendenza nel mondo contemporaneo esibisce un “materiale umano” violentato nella carne e nello spirito; privato della luce, la madre della vita e del benessere; costretto ad avere il capo piegato sulla terra e impedito a sollevarlo per guardare le stelle. Si assiste dolorosamente a uomini dall’intelletto curvo e per ironia dal corpo eretto, immagine di una natura sorta per congiungere il cielo e la terra. Le fotografie presentano storie orizzontali, nelle quali si notano occhi affaticati, che guardano ma non vedono; tuguri e abitazioni, di gran lunga inferiori alle offerte di luce e di respiro dalla madre terra; corpi in vendita; droga-paradiso per i dannati; illuminismo inglese che non ha conosciuto la civiltà del sole. Raccontano di cervelli e di corpi adoperati come macchine. Eppure, è dell’uomo, creato nella meraviglia, creare meraviglie. E’ della poetica la progettazione della vita, a motivo che solo allo spirito libero è data l’idea, l’inventiva, la bellezza, la luce benefica, la comprensione, il progresso, la civiltà umana, che è cosa sostanzialmente differente da quella tecnologica proiettata alla produzione. E’ della poetica, l’intelligenza del distinguere, dell’amare, del comunicare. L’esposizione mostra un’umanità in bianconero e illustra il progresso moderno, nel quale si concedono passaporti di libertà ma non la libertà del vivere con dignità e con rispetto. Esibisce una frattura di quei valori fondamentali, sorti sin dalle origini dell’uomo’.