LA BATTAGLIA PER LA CONQUISTA DELLA CALEDONIA

PILLOLE DI CULTURA

DI GIOVANNI RAIMONDO.

La conquista per la Caledonia(odierna Scozia) rientra nella conquista della Britannia. Le prime mire di conquista dei Romani verso la Britannia, avvennero con Giulio Cesare, che organizzò due spedizioni,ma ebbe solo successo a livello politico visto che riuscì a imporre il sistema clientelare. Di ritorno a Roma, il Senato  nonostante la fallita missione di conquistare la Britannia, dichiarò 20 giorni di festa per la conquista politica effettuata da Giulio Cesare. Poi venne la volta di Augusto che tentò tre spedizione, ma fallirono miseramente. Fallì anche l’imperatore Caligola  per via dell’ammutinamento delle truppe, che non vollero imbarcarsi. Svetonio racconta come Caligola umilia i soldati  ordinando di  fare i  servi raccoglitori:

Alla fine, come se si accingesse a por termine alla guerra, fece schierare le truppe, disporre le baliste e le macchine sulla riva dell’Oceano, senza che nessuno sapesse o intuisse le sue intenzioni, poi tutto ad un tratto ordinò di raccogliere le conchiglie e di riempirne gli elmi e le vesti, dicendo che quelle erano le spoglie dell’Oceano dovute al Campidoglio e al Palatino. In ricordo della sua vittoria fece costruire una torre molto alta, dove i fuochi dovevano brillare tutte le notti, come sulla cella del Faro, per illuminare la rotta delle navi; dopo aver annunciato ai soldati una ricompensa di cento denari a testa, disse loro, come se avesse dato prova di una generosità senza paragoni: Andate, andate, lieti e ricchi.” (Svetonio XLVI)

Dopo vari tentativi falliti, Claudio, il nuovo imperatore succeduto a Caligola, iniziò l’invasione, riportando vittorie su vittorie che sancirono la conquista della Britannia. La Britannia divenne provincia imperiale,  ma l’intento era di allargarla quindi  continuò la conquista.  Nei primi 20 anni, il dominio romano fu oppressivo e questo scatenò vari tumulti che   quasi indussero l’Imperatore Nerone, succeduto a Claudio, a ritirare le truppe dalla Britannia nel 61 d.c. Ci furono successive rivolte nel 69.d.c  che vennero sedate  dal generale Quinto Petillio Ceriale, nel 71 d.c., con a capo l’Imperatore Vespasiano e nel 74 d.c.  sottomise altre parte della Britannia. L’unica parte che rimaneva da conquistare era la Caledonia. Nel 78 d.c. fu nominato governatore della Britannia, Gneo Giulio Agricola.  Agricola mosse guerra alla tribù gallese, gli Ordivici, che si erano ribellati dopo alcuni anni dopo all’occupazione e la vinse, poi riconquistò l’isola di Mona( Anglesy, Galles), persa nel 61 d.c. Nell’84 d.c. mosse guerra alla Caledonia e i Caledoni  sapevano che oramai lo scontro era inevitabile. Il comandante dei Caledoni, Calgaco, davanti ad una folla di 30.000 persone che volevano la guerra, pronunciò l’adlocutio( discorso formale che veniva fatto alle truppe):

«Quando ripenso alle cause della guerra e alla terribile situazione in cui versiamo, nutro la grande speranza che questo giorno, che vi vede concordi, segni per tutta la Britannia l’inizio della libertà. Sì, perché per voi tutti qui accorsi in massa, che non sapete cosa significhi servitù, non c’è altra terra oltre questa e neanche il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. Perciò combattere con le armi in pugno, scelta gloriosa dei forti, è sicura difesa anche per i meno coraggiosi. I nostri compagni che si sono battuti prima d’ora con varia fortuna contro i Romani avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perché noi, i più nobili di tutta la Britannia – perciò vi abitiamo proprio nel cuore, senza neanche vedere le coste dove risiede chi ha accettato la servitù – avevamo perfino gli occhi non contaminati dalla dominazione romana. Noi, al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall’isolamento e dall’oscurità del nome. Ora si aprono i confini ultimi della Britannia e l’ignoto è un fascino: ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani, alla cui prepotenza non fanno difesa la sottomissione e l’umiltà. Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace.»

Nell’84 d.c. Gneo Giulio Agricola nella battaglia di Monte di Graupio sconfisse le truppe di Calgaco,  infliggendogli una perdita di 10.000 uomini rispetto a quanti soldati romani aveva perso  che secondo Tacito si attestano a 360. L’imperatore Domiziano, lo richiamò per invidia e questo permise ai Caledoni, di riorganizzarsi per ribellarsi alla presenza romana. Infatti dopo due anni, la Caledonia tornò libera, mantenendo sempre una pressione costante sul confine romano. Nel 122, l’Imperatore Diocleziano, succeduto a Traiano, convinto che la Caledonia non poteva sottostare all’autorità romana, fece costruire il Vallo di Adriano, che costituì il confine romano della Britannia. L’Imperatore Antonino Pio, volle portare il confine romano più a nord costruendo il vallo Antonino Pio, ma fu abbandonato dopo 20 anni. Altri imperatori come Settimio Severo riportarono vittorie temporanee. La Caledonia non si piegò mai a Roma, ma fece sempre incursioni e battaglie al confine per continuare a mettere pressione nella speranza che i Romani decidessero di lasciare perdere la conquista della Caledonia. Ci furono tre secoli di guerra contro i caledoni e le legioni stanziate da Roma, non ne sappiamo il numero, ma possiamo immaginare che ne furono tante.