La fame non è un destino: la sfida umanitaria nel cuore del “Chiasmo”

Articolo di Salvatore Schiavone

«Spazio, ultima frontiera…». Mentre l’umanità erra tra le stelle con la fantasia della nave Enterprise, la realtà ci riporta bruscamente tra le macerie di un mondo che ha riscoperto la fame come linguaggio di forza.

In occasione della premiazione a Napoli dell’avvocata “Shervin Haravi, simbolo della resistenza delle donne iraniane, è stataannunciata dal patron della rassegna “Rosa Praticò” l’imminente uscita del mio nuovo progetto editoriale: “Il Chiasmo. Il Libro Clessidra”. È un’opera d’amore e di denuncia, i cui diritti d’autore saranno devoluti all’associazione Officina delle Idee, per sostenere chi, ogni giorno, trasforma la solidarietà in azione concreta.

Il Libro Clessidra: Ucraina e Palestina 

Il volume è un dispositivo narrativo bifronte che analizza i due grandi drammi speculari del nostro tempo:

Lato A: “Guerra di Fame” [Palestina] – Dove la privazione del nutrimento diventa uno strumento d’assedio.
Lato B: “Fame di Guerra” [Ucraina] – Dove la brama di conquista distrugge i granai che sfamano il mondo.

Sono due facce della stessa “luna di cenere”, collegate da un punto stretto di intersezione: il Chiasmo.

L’Iran: Il vertice dove i conflitti si sovrappongono 

Se in Palestina domina la Guerra di Fame e in Ucraina la Fame di Guerra, l’Iran rappresenta oggi il punto di massima tensione del Chiasmo. In questa terra millenaria, le due spinte convivono tragicamente: c’è la Guerra di Fame subita da un popolo oppresso dalle sanzioni e dall’isolamento, e c’è la Fame di Guerra di un sistema che investe in droni e tecnologia militare anziché nel respiro dei propri giovani. L’Iran è il luogo dove il Chiasmo si fa totale, riducendo le persone a “manichini” di un gioco di potere globale.

La logistica del dolore passa per gli 8 colli di bottiglia marittimi (come lo Stretto di Hormuz). Quando questi snodi vitali vengono minati o bloccati, non si ferma solo il petrolio, ma la sopravvivenza dei più fragili. La nostra proposta è l’istituzione di una Commissione Internazionale di “Mediatori Civili” che dichiari queste rotte e i siti UNESCO zone franche. La libertà di navigazione non è una questione tecnica, ma un pilastro della pace mondiale.

Il Quesito dei Quesiti: Siamo davvero liberi? 

La tecnologia ci ha reso interconnessi, ma siamo davvero liberi? Oggi la fame non nasce dalla mancanza di cibo, ma dalla mancanza di accesso. Siamo prigionieri di una “clessidra perfetta” dove la vita di un bambino dipende dal dito di un potente a migliaia di chilometri di distanza. La via d’uscita è diplomatica, culturale ed etica: dobbiamo “girare il vetro” della clessidra e passare dalla dipendenza alla responsabilità.

Concludo con il monito che ha accompagnato la serata di Napoli e che sigilla il libro, citando Sant’Agostino:

«È segno di maggior gloria uccidere le guerre con la parola anziché gli uomini con le armi, e conquistare la pace con la pace, non con la guerra».

Donare i diritti a Officina delle Idee è il mio atto di volontà per trasformare il “Chianto” (il pianto delle radici) in una nuova semina. La clessidra è stata girata. Ora tocca a noi restare umani.

Let’s hold on tight.