Le opere “I disastri della guerra” sono strazianti incisioni del 1810-1820 di Francisco Goya e mostrano le terribili conseguenze dell’invasione napoleonica in Spagna. ll dramma umano antico e sempre nuovo, oggi più che attuale nelle immagini raccolte nel web o in tv, il dramma sconcertante delle vittime nelle mani arrossate dei loro carnefici viene raccontato in modo lacerante attraverso la rappresentazione di eroi riconosciuti quali oscuri uomini e donne, protagonisti anonimi. I titoli delle tavole, “Seppellire e tacere”, “Al cimitero”, “Non si può guardare”, “Anche peggio”, “Non si può sapere perché” evocano le domande che ogni giorno ci facciamo ascoltando le testimonianze di quelli che, dai luoghi dell’orrore della guerra, inviano il macabro resoconto dello stillicidio quotidiano. Così ugualmente un sottile fremito di sdegno e nello stesso tempo istintiva collera ha percorso la sala del teatro San Pietro in cattedra di Caserta dove Gennaro Giudetti, operatore umanitario rientrato da Gaza, su invito dell’Azione Cattolica della Parrocchia San Pietro in Cattedra e della Parrocchia Sant’Antonio di Padova, ha presentato il suo libro “Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza” lo scorso 14 aprile. Con la sua esperienza nei principali teatri di guerre ed emergenze internazionali Giudetti dichiara:”Niente di tutto quello a cui ho assistito o che ho vissuto durante la mia vita di operatore negli scenari di guerra si può paragonare a ciò che ho visto accadere a Gaza. Gaza è oltre. Gaza è troppo. Per questo motivo lo voglio, anzi lo devo, raccontare. Perché, se sei stato testimone, devi parlare. Devi dire cosa hai visto, con i tuoi occhi”.
In modo ripetitivamente angosciante, “Gaza e’ oltre”, le stesse parole le ascoltiamo pronunciate da Antonio Musella, giornalista di Fanpage.it, durante la presentazione del suo libro reportage “La barbarie e noi”, giovedì scorso 16 aprile presso l’Associazione Labis in via Tanucci 77 a Caserta. Dopo l’introduzione di Rita Crisci e Teresa Tartaglione dell’Associazione, la giornalista Daniela Volpecina ha dialogato con l’autore, permettendo ai presenti di aprirsi un varco di dolorosa consapevolezza su quanto conflitti come quello in Ucraina o il sistematico sterminio dei palestinesi a Gaza siano tragedie che declinano una barbarie che non può e non deve farci barbari.
Dall’Ucraina alla Palestina, passando per Stati Uniti e Israele fino alle rotte migratorie africane e al Mediterraneo centrale, Musella costruisce un reportage narrativo che intreccia cronaca, analisi politica e riflessione civile. Al centro non solo i fronti di guerra, ma anche l’Europa delle frontiere blindate, dei respingimenti e delle identità costruite sulla paura. “Questo libro fa molto bene perché ci obbliga a guardare in basso mentre tutti ci dicono di guardare in alto”, sostiene Francesco Cancellato

, direttore di Fanpage.
Oggi che l’oscena violenza bussa alle nostre porte questa testimonianza ci parla di storie e guerre che in contesti diversi hanno in comune la difesa di una presunta identità superiore, minacciata da invasori immaginari e alimentata da populismi reali. “Il vero pericolo è che vogliono ritornare i re”, dice Musella. Quei re contro i quali è sceso in piazza lo scorso 28 marzo il corteo nazionale di 300mila persone ‘No Kings Italy’, promosso contro autoritarismo, guerra, riarmo e repressione. Lo striscione di testa del corteo portava la scritta “Per un mondo libero dalle guerre“. La speranza cammina sulle gambe di chi costruisce opposizione sociale ed è convinto che la guerra non può essere il nostro futuro.