L’Associazionismo militare deve ritrovare nuove motivazioni se non vuole morire d’oblio

Se l'associazionismo militare vuole sopravvivere ben oltre le ultime generazioni che, sull'attenti, hanno conosciuto la consegna in caserma, il gavettone, la corvée cucina e la camera di punizione di rigore, deve ridisegnare un nuovo proselitismo che tenga conto non solo della nostalgia ma anche dei nuovi valori.

Nella giornata di sabato 27 aprile 2019, a Maddaloni (provincia di Caserta), si sono ritrovati molti dei 117 ex allievi del 25° Corso ACS della Scuola di Commissariato, a cinquant’anni dall’inizio di quella indimenticabile esperienza che, nonostante l’inesorabile trascorrere del tempo, rimane indelebilmente impressa nella memoria e nella vita di chi ha avuto il privilegio di parteciparvi. È stato un momento di grande commozione e di cordialità. Abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi, sfottò come quando erano “ragazzini appena ventenni”, hanno caratterizzato l’indimenticabile momento. Ritrovarsi dopo mezzo secolo da allora è stato meraviglioso, anche se il ricordo di quanti li hanno preceduti nel cammino della vita ha offuscato in parte la loro gioia.

Il poter riabbracciare colleghi, amici, “fratelli in armi”, coi quali si è condiviso tanto tempo, ritrovare i luoghi dove si è lavorato, gioito, sofferto, è stata un’esperienza che rimarrà impressa nei cuori e nelle menti di chi tanto ha dato all’Esercito Italiano, forgiando generazioni di Specialisti del Corpo di Amministrazione e Commissariato. C’è da chiedersi oggi perché i raduni degli ex militari delle FF.AA., di qualsiasi ordine e grado, riscuotano ovunque un così grande consenso. Le generazioni nate dopo l’ultimo conflitto mondiale hanno vissuto i loro 18 mesi di naja, via via sempre più corta (la naja, voglio dire) in un contesto di pace globale che non ha mai messo a rischio la loro vita. Allora perché si organizzano tanti raduni delle varie Armi, sia a livello nazionale come regionale o territoriale ? Credo che la spiegazione sia in gran parte ascrivibile a quel desiderio nostalgico di una giovinezza ormai lontana, che alberga in chiunque abbia fatto il servizio militare, che tante Associazioni stimolano involontariamente.

Il cameratismo, buono o feroce, comunque passionale, che forgiava i caratteri più timidi e dominava la vita in grigio-verde. Il senso delle regole, dell’Onore e della lealtà al Paese. La spasmodica attesa del congedo, supremo valore morale e sempre presente per tutto l’anno di servizio in divisa. Certo valori condivisi anche da milioni di altri giovani fanti, marinai ed avieri, carabinieri, finanzieri, che nel mito della difesa della Patria, nel senso del dovere, nella conoscenza delle armi, nel mestiere da perfezionare con continuo aggiornamento, trovavano la più diretta identificazione.

Oggi, purtroppo, tutti questi valori militari nel loro insieme non esistono più, sostituiti da un rapporto puramente professionale. Archiviati dal crescente individualismo e da una cultura imprenditoriale che lascia ben poco spazio a sentimenti come solidarietà, amicizia, spirito di gruppo. Per questo ci rifugiamo nel passato. Negli anni della giovinezza quando, seppur per 15 o 18 mesi, si sperava di essere felici a vita, una volta congedati. L’adunata di sabato scorso, con tutto il suo retaggio di ritualità storica ci illude di tornare a quello stadio di giovinezza che sappiamo bene essere perduta per sempre.

Soddisfacendo la nostra esigenza di spiritualità laica, mai definitivamente tramontata. Ma c’è il pericolo che questo pathos emotivo declini lentamente nel tempo. Mi riesce difficile ipotizzare un raduno esattamente tra dieci o quindici anni, dove maturi quarantenni, da giovinetti esonerati dall’obbligo del servizio militare, si riconoscano nel corpo di appartenenza ignorando qualsiasi rudimento di vita militare in caserma. Per questo sarebbe opportuno che tutto l’associazionismo militare fondato comunque su ricordi ed esperienza, riveda e rimoduli il proprio fine statutario per renderlo più flessibile ai nuovi valori generazionali. Se l’associazionismo militare vuole sopravvivere ben oltre le ultime generazioni che, sull’attenti, hanno conosciuto la consegna in caserma, il gavettone, la corvée cucina e la camera di punizione di rigore, deve ridisegnare un nuovo proselitismo che tenga conto non solo della nostalgia ma anche dei nuovi valori.