“Lavoro in nero da anni, l’Italia mi ha abbandonato. Lo sfogo di un cittadino che rappresenta tante persone nella stessa condizione

Suonano forte le parole di Mario (nome di fantasia), lavoratore irregolare dal 2015 e che sta subendo le pesanti conseguenze del lockdown dell’Italia causato dall’epidemia COVID-19.

Mario ha perso il lavoro sulla soglia dei 50 anni e, dopo il periodo di mobilità, non ha potuto richiedere l’indennità di disoccupazione Naspi.
È uno dei tanti lavoratori che, nonostante gli sforzi per cercare un’altra occupazione con regolare contratto, ha dovuto ripiegare su un lavoro a nero

Questa è la situazione di Mario, la stessa di tanti altri cittadini lavoratori in nero, irregolari. Non sempre per volontà, ma spesso per necessità o perché costretti dal datore di lavoro stesso.

Sono 3,7 milioni in Italia i lavoratori irregolari secondo l’ultimo Rapporto dell’Ispettorato del Lavoro Nazionale e di questi si parla da giorni nel merito del REM, il reddito di emergenza, che dovrebbe spettare anche a loro.

Un aiuto la cui cifra ancora non è ben definita (si parla di 400 euro per chi lavora in nero) che dovrebbe essere contenuto nel prossimo decreto di aprile con misure per lavoratori e famiglie.

Mario ha accolto con favore l’idea del REM – “ben venga perché se verrà gestita con criterio potrà finalmente riconsiderare una larga fetta di cittadini e lavoratori che per anni hanno dovuto subire la crisi”.

Domanda: Cosa non ha funzionato secondo lei nel sistema tanto da spingerla a quello che viene comunemente detto “lavoro nero”?

Risposta: Il lavoro nero ha avuto origini già tra gli anni ’60 e ’70 dove i datori di lavoro prevedevano anche prestazioni a cottimo pagate fuori busta. Oggi, a causa della crisi economica che stiamo attraversando da anni e al famigerato Jobs Act ci siamo ritrovati in una giungla di contratti quasi inapplicabili, dove il lavoratore in molti casi ha trovato solo forme di continua precarietà e salari discutibili al punto di dover accettare anche attività non contrattualizzate ossia forme di lavoro nero.

D: Ha pensato di richiedere il reddito di cittadinanza ed essere inserito nella fase 2 per la ricerca del lavoro prevista dalla legge 26/2019 che ha introdotto il beneficio?

R: Sì, e mi sembrava la cosa più ovvia in quel momento, ma poi entrato in vigore ha finito per favorire anche coloro che non denunciano redditi pur avendo entrate. Io nel mio caso ho dovuto rinunciare al reddito di cittadinanza, e ne sono fiero, per il fatto che vivendo con mia madre ho come reddito la reversibilità di mio padre. Per me è venuta meno anche quella possibilità, che comunque non mi avrebbe portato a un’occupazione visto come si è evoluta la situazione nei Centri per l’Impiego.

D: Cosa pensa del reddito di emergenza che dovrebbe toccare anche ai lavoratori irregolari?

R: Il REM, altra invenzione strategica; per il resto a oggi non abbiamo ancora informazioni certe su come verrà esteso. Se ci sarà il buon senso, se non si andrà a colpevolizzare le parti in causa, si dimostrerà un aiuto coraggioso a patto che alla fine di questa emergenza le categorie non vengano dimenticate come hanno fatto i precedenti governi. A quel punto si dimostrerebbe solo uno strumento di propaganda.

D: Crede che la cifra prevista di 400 euro (nelle prime ipotesi) per chi lavora in nero sia sufficiente?

R: Al posto del governo non avrei posto questa distinzione quasi criminalizzando gli irregolari. È probabile che per la politica chi sbaglia è sempre il cittadino non chi sfrutta la manodopera.

D: Non teme che con il REM alla fine si arrivi a una “tracciabilità” dei lavoratori in nero e dunque a un controllo ispettivo successivo?

R: Sì, confermo che esiste la preoccupazione da parte mia che al termine delle richieste per il REM si possano fare dei controlli attraverso i dati sensibili che l’utente potrebbe fornire al governo. Quindi non rimane altro che aspettare il decreto per capire quali saranno le modalità di richiesta del reddito di emergenza. È ovvio che se nel trattamento dei dati personali dovesse emergere una forma di autodenuncia del lavoratore in nero, lo Stato non farebbe una bella figura. Non credo sia il modo migliore per affrontare un tema delicato come quello del lavoro nero dal momento il mondo degli irregolari ha diverse sfaccettature: c’è chi senza scrupoli oltre al posto fisso esercita altre attività non denunciando le entrate e poi c’è chi purtroppo (come me) per sopravvivere si avvale di tale mezzo. Il lavoro nero spesso rappresenta l’ultima spiaggia, ciò che salva dal commettere reati ben più gravi laddove lo Stato è assente.

D: Si sente abbandonato dallo Stato?

R: Da sempre. Io per fortuna non per ricchezza, ma per buona salute ho avuto davvero poco bisogno dell’assistenza dello Stato e ne vado fiero. Ecco perché sarei pronto a non chiedere nemmeno questo REM, ma attendiamo perché sono un inguaribile ottimista.