“Le criticità delle fonti idriche”, nel Salone Borbonico il convegno del dr. Nicola Santagata

All’incontro ha partecipato l’autore Nicola Santagata con l’avvocato penalista Angelo ROSSI. I lavori moderati dal giornalista Lucio BERNARDO, saranno aperti dal saluto del sindaco di San Nicola la Strada Vito MAROTTA. Presenti al convegno l’Assessore all’Istruzione Maria Natale ed anche molti studenti degli istituti scolastici del territorio: Liceo Diaz, istituti Comprensivi “De Filippo” e “Mazzini”, nonché l’ex senatrice Lucia Annunziata, il dr. Mariano De Matteis, l’ing. Domenico Pennino entrambi del Comitato cittadino San Nicola la Strada-Città Partecipata, da sempre impegnati, unitamente al “Corriere di San Nicola” del direttore e fondatore Nicola Ciaramella, sul fronte ambientale, e numerosi esponenti del Partito Democratico cittadino.

“Le criticità della fonti idriche” è il titolo del convegno che si è svolto venerdì 3 maggio 2019, con inizio alle ore 18.00, nel “Salone Borbonico” sito in piazza Municipio a San Nicola la Strada. Nel corso dei lavori è stato presentato il libro dal titolo “Acqua malata – come politicanti e camorristi hanno avvelenato i cittadini e distrutto la Terra Felix” scritto dal noto dottor Nicola SANTAGATA, già dirigente dell’ARPAC e pubblicato da Di Girolamo editore.

All’incontro ha partecipato l’autore Nicola Santagata con l’avvocato penalista Angelo ROSSI. I lavori moderati dal giornalista Lucio BERNARDO, saranno aperti dal saluto del sindaco di San Nicola la Strada Vito MAROTTA. Presenti al convegno l’Assessore all’Istruzione Maria Natale ed anche molti studenti degli istituti scolastici del territorio: Liceo Diaz, istituti Comprensivi “De Filippo” e “Mazzini”, nonché l’ex senatrice Lucia Annunziata, il dr. Mariano De Matteis, l’ing. Domenico Pennino entrambi del Comitato cittadino San Nicola la Strada-Città Partecipata, da sempre impegnati, unitamente al “Corriere di San Nicola” del direttore e fondatore Nicola Ciaramella, sul fronte ambientale, e numerosi esponenti del Partito Democratico cittadino.

Dopo l’intervento di Lucio Bernardo, moderatore del convegno è stata la volta del Sindaco Vito Marotta che, dopo i saluti di rito, ha sottolineato come la tematica affrontata dal dr. Nicola Santagata nel suo libro-denuncia sia importantissimo perché scaturito da un professionista del settore e profondo conoscitore delle problematiche legata all’acqua della provincia di Caserta soprattutto per il suo ruolo di Direttore dell’ARPAC Caserta.

Ha poi proseguito parlando di come anche San Nicola sia stata toccata da questo problema già dagli anni ’90 e, più recentemente, dal sequestro di dodici pozzi artesiani contenenti alte percentuali di arsenico e metalli pesanti, effettuato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che, fra l’altro, ha nominato il Sindaco quale “custode giudiziario” dei pozzi. Il primo cittadino, dopo aver sottolineato che averlo individuato quale custode giudiziario dei pozzi non impedisce automaticamente che questi pozzi non possano continuare ad essere usati ed inquinare, visto che la Polizia Municipale alle ore 20.00 termina il proprio servizio e non può stabilire un monitoraggio h24 dei pozzi, ha portato a conoscenza che a seguito dell’Ordinanza dei sequestri dei pozzi si è attivato, insieme al dr. Nicola Santagata ed altri, a contattare la Regione Campania avendo diverse audizioni con la Commissione Ambiente.

Purtroppo, sino ad oggi nulla di concreto si è avuto. A seguire è intervenuto il dr. Nicola Santagata che ha iniziato la sua “Lectio magistralis” ricordando come egli sia partito dal dossier denuncia pubblicato nel novembre 2013 dal settimanale Panorama avente il titolo choc: Bevi Napoli e puoi muori”. “Il titolo choc”- ha detto – “parte dal rapporto che il Comando di una Nazione alleata, gli Stati Uniti, avevano pubblicato e portato a conoscenza del Governo Italiano”.

Per Carmine Schiavone, cugino del padrino Sandokan, la camorra ha sistematicamente inquinato le falde acquifere della Campania con milioni di tonnellate di rifiuti tossici. “Non solo Casal di Principe, ma anche i paesi vicini sono stati avvelenati. Gli abitanti rischiano di morire tutti di cancro, avranno forse vent’anni di vita”. La profezia del boss pentito risale al 1997 ed è rimasta segreta fino a due settimane fa. Nelle cittadine tra Napoli e Caserta da mesi la gente scende in piazza, denunciando una vera epidemia di tumori. La chiamano “Terra dei fuochi”, perché i roghi di immondizia non si fermano mai. Ma le parole nefaste del camorrista trovano più di un riscontro nell’unico grande studio esistente sugli effetti delle discariche clandestine.

Lo ha realizzato il comando dell’Us Navy di Napoli: oltre due anni di esami, costati 30 milioni di dollari, per capire quanto fosse pericoloso vivere in Campania per i militari americani e le loro famiglie. Dal 2009 al 2011 è stata scandagliata un’area di oltre mille chilometri quadrati, analizzando aria, acqua, terreno di 543 case e dieci basi statunitensi alla ricerca di 214 sostanze nocive. Le conclusioni sono state rese note da diversi mesi e sostanzialmente ignorate dalle autorità italiane. L’analisi del dossier completo di questa ricerca però offre la sola diagnosi completa dei mali, con risultati sconvolgenti.

Gli esperti americani hanno individuato luoghi con “rischi inaccettabili per la salute” disseminati ovunque nelle due province, persino nel centro di Napoli. l comando dell’Us Navy si è mosso nel giugno 2007 “in risposta alle preoccupazioni” dei 3 mila americani di stanza in quel territorio e delle loro famiglie, poiché “in trent’anni c’è stata una larga diffusione di discariche illegali”. La campagna di test realizzata in Campania è “senza precedenti nella storia”. Da questo assunto è iniziata la ricerca di Santagata che è partito dalla Sorgente del Moretto dell’alto casertano fino a giungere sul litorale domizio.

La diagnosi più angosciante riguarda l’acqua e certifica quanto sia profondo il male nelle falde. Il 92 per cento dei pozzi privati che riforniscono le case costituiscono un rischio inaccettabile per la salute. Ma ci sono minacce anche negli acquedotti cittadini: esce acqua pericolosa dal 57 per cento dei rubinetti esaminati nel centro di Napoli e dal 16 per cento a Bagnoli. Come è possibile che pure la rete idrica pubblica sia inquinata? Gli americani hanno esaminato le 14 sorgenti che alimentano le città, tutte in ottime condizioni. Le tubature però sono vecchie, con manutenzione e controlli carenti. E scoprono che l’acqua dei pozzi clandestini riesce ad entrare nelle condotte urbane, soprattutto in provincia c’è un’alta incidenza di pozzi privati senza autorizzazioni connessi ad acquedotti con una “scarsa prevenzione per evitare il reflusso”. Così, in particolare con la bassa pressione dei mesi estivi, i veleni delle discariche possono finire in tutti i rubinetti.

A finire l’intervento dell’avvocato penalisti Angelo Rossi che ha ricordato che a partire dal 2015 il legislatore italiano ha introdotto nuovi e più stringenti “reati ambientali” che prima erano inesistenti, come quello che chi inquina deve pagare le bonifiche ed il danaro loro sequestrato viene utilizzato proprio per questo. Ma, aggiungiamo noi, la Magistratura “deve” fare ancora di più, Ad esempio per i 12 pozzi sequestrati in San Nicola la Strada è stato aperto un fascicolo “contro ignoti”. Come è possibile ciò? Se la legislazione afferma che; “i fiumi, i torrenti, i laghi; le acque sorgenti, tranne quelle minerali e termali disciplinate come le miniere; le rive, i rivi e i fossati; le acque sotterranee quando sono portate in superficie; i ghiacciai; i porti e gli approdi per la navigazione interna fanno tutti parte del Demanio Idrico dello Stato”, i Magistrati sammaritani sanno benissimo chi sono i proprietari dei pozzi ed allora perché non si procede?