Le persone con disabilità, in particolare quelle con patologie cronico-degenerative e complesse, con multimorbilità, con disturbi dello spettro autistico e del neurosviluppo con stati di immunidepressione congenita e, più in generale, tutte quelle che presentato un quadro clinico precario inclusi gli esiti da patologie oncologiche, sono maggiormente esposte sia ai rischi sanitari derivanti dall’epidemia da virus COVID 19 e dalle conseguenti ricadute sociali. Queste persone, proprio per la loro maggiore fragilità, necessitano di adeguata attenzione e di assistenza da parte di specialisti. Si sottolinea, pertanto, la necessità di adottare urgenti provvedimenti, compatibili con le direttive stabilite, da parte delle autorità sanitarie competenti, che consentano alle persone con disabilità, alle loro famiglie di affrontare la quotidianità. Strettamente collegata come problematica é la sospensione dell’attività didattica nei confronti delle persone con disabilità, in particolare con disabilità intellettivo relazionale, la quale produce una condizione di importante disagio, in quanto incide sul processo di apprendimento anche riguardo la sfera dell’autonomia e della relazione. Infine la sospensione delle attività dei centri diurni di riabilitazione rappresenta un vero problema per le famiglie in cui è presente una persona con disabilità intellettive e relazionali non collaboranti. È doveroso, quindi, contribuire all’informazione e alla diffusione della consapevolezza delle problematiche dei soggetti piú deboli ed a rischio ma soprattutto prendere provvedimenti, le associazioni italiane FAND e FISH che si occupano delle neccesità e della salvaguardia dei diritti dei disabili richiedono che rientrino tra i servizi essenziali ora attivi i centri diurni per la riabilitazione, i quali però a causa della natura delle prestazioni erogate sono caratterizzati da un alto tasso di frequentazione (operatori, familiari e soggetti terzi). Le persone con disabilità, tra l’altro, non sempre sono in grado di assumere comportamenti consapevoli ed idonei ad evitare o ridurre i rischi di contagio. Trattandosi, inoltre, di persone con particolari patologie, correlate alla loro disabilità, rappresentano una popolazione maggiormente esposta al contagio, si rende per cui almeno necessaria un’azione compensativa di supporto domiciliare per gli utenti dei Centri e i loro familiari, in modo da non far venire meno i servizi di assistenza essenziali. È opportuno, in piú, nei limiti che la situazione di emergenza consente, di assicurare il maggior possibile coordinamento fra le strutture del Sistema Nazionale di Protezione Civile su base locale, le Asl, le strutture di assistenza e le associazioni su base locale, al fine di garantire il censimento, il monitoraggio e il supporto per le casistiche piú gravi. Infine si ritiene necessaria l’attivazione di canali di assistenza che consentano anche il superamente dei limiti comunicativi. In particolare: i numeri verdi telefonici che sono stati istituiti a livello centrale e regionale non possono essere utilizzati da persone sorde o con ipoacusia. Pertanto andrebbe affiancata una modalità di comunicazione via email per questa categoria di persone. Inoltre andrebbero previste traduzioni delle principali comunicazioni di emergenza in Lingua dei Segni Italiana per consentire l’accesso alle informazioni utili anche ai sordi segnanti.