Le stanze della Reggia di Caserta

a cura di Giovanni Raimondo

Le stanze della Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta è la più grande residenza al mondo, voluta dal Re di Napoli, Carlo di Borbone. Questa reggia che è composta da 1.200 stanze e numerose finestre, non è stata voluta come dimora del Re, come molti pensano, ma  fu voluta perchè perno di un progetto affidato a Luigi Vanvitelli, cioè quello di estendere Napoli, progetto conservato nel libro   ” Dichiarazione del disegno del Real Palazzo di Caserta alle sacre reali Maestà di Carlo Re Delle Due Sicilie e di Gerus. Infante di Spagna Duca di Parma e di Piacenza Gran Principe Ereditario di Toscana e di Maria Amalia di Sassonia Regina in Napoli M D C C L V I”. Questo progetto purtroppo è  meramente fallito, però Caserta Nuova è nata e si è creata in 67 anni in modo casuale e disordinato attorno alla Reggia. Dopo questa breve parentesi storica che era doverosa farla, passiamo a spiegare almeno tre stanze delle 1.200 che sono presenti nella Reggia. La prima che andremo a spiegare è la stanza dell’autunno.

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La stanza dell’autunno, chiamata nelle notazioni inventariali del 1799  “Stanza appresso a quella dell’udienza”, è collocata dopo la stanza dell’Estate. La stanza presenta affreschi  sulle sovrapporte e sopraspecchi che rappresentano figure mitologiche che a partire da sinistra sono: Cecere, Allegoria di Diana, Vulcano, Allegoria di Saturno, Giunone, Allegoria di Apollo, Nettuno ed Allegoria di Marte. Tra queste figure, quelle che saltano all’occhio del visitatore sono Nettuno, dio dei mari che si riconosce dal tridente che possiede in mano e Apollo, il dio del solo, che lo si riconosce dal carro che tiene affianco. Queste figure sono opere di Gaetano Storace, realizzate nella seconda metà del XVIII secolo. Al centro del soffitto, quindi spostando gli occhi in alto, si nota il  capolavoro “L’incontro tra Bacco e Arianna”, opera di Antonio Dominicis, il che vuole rappresentare l’incontro di Bacco, dio del vino, e Arianna, figlia del re di Creta.  Arianna abbandonata da Teseo, si incontrò con Bacco e divenne sua sposa.  L’abbellimento è stato realizzato con la lavorazione di legno tinto bianco con intagli dorati e tre consolles con piano in marmo di Vitulano. I lavori di intaglio e le fasciature in legno e piombo, furono realizzate da Gennaro Fiore, sempre nella seconda metà del XVIII secolo.  Questa stanza presenta anche nature morte sempre del XVIII, dipinte da Giacomo Nani, Tommaso Realfonso e Gaetano Lopez. Infine le dorature e le dipinture dei fondi, furono eseguite da Bartolomeo di Natale. I lavori di decorazione furono terminati tra il 1780-1784.

Adesso vi descriverò la stanza dell’Inverno.

La stanza dell’Inverno è collocata dopo la stanza dell’Autunno. La stanza dell’Inverno  nelle notazioni inventariali,  è nominata ” Stanza dove si spoglia e veste S.M. il Re”. La stanza presenta affreschi sulle sovrapporte, opere di Girolamo Starace. Le figure rappresentate sono: Marte, Diana, Saturno, Apollo, Mercurio, Venere e Giove. Le figure mitologiche rappresentano una loro funzione e ne ricordiamo 5.  Venere è la dea dell’amore, Apollo è dio del Sole, Giove re degli dei che ha un fulmine in atto di scagliare per punire gli umani, Saturno rappresenta il tempo  e Marte dio della guerra. Con gli occhi verso l’alto, si  noterà il centro del soffitto, in cui si  nota  il capolavoro  “Borea rapisce Orizia”, di Fischetti. Il mito  racconta che Borea, uomo barbuto e alato  che rappresenta il vento del Nord, innamorato di Orizia, figlia del re Eretteo,re di Atene,  gli chiese la mano della figlia parecchie volte, ma Eretteo  lo tenne a bada con varie promosse. Borea vide la fanciulla che danzava ne pressi del fiume Illisso, e la rapì. La fece diventare sua moglie da cui ebbe diversi figli. Borea successivamente aiutò gli Ateniesi nella guerra contro i persiani,  che per ringraziarlo gli eressero un tempio sulle rive dell’Illisso, dove si dice abbia rapito Orizia. I dipinti alle pareti sono opere di Jacob Philip Hackert, commissionategli dal Re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone.  Dalla sinistra si ha: Esercitazioni militari a Santa Maria della Piana, nei pressi di Sessa Aurunca; Caccia nel Cratere degli Astroni, Caccia al cinghiale di Ferdinando IV a Calvi, Caccia al cinghiale dal Ponte di Venafro ed infine Esercitazioni militari a Gaeta il 19 maggio 1787. La stanza è stata abbellita con sedie e divani, in legno bianco e oro, opere realizzate da Nicola e Pietro di Fiore. In ultimo al centro della stanza, troverete un tondo con piano in pietre dure su disegno di Gaspare Mugnai, direttore del Laboratorio Reale di Pietre Dure.

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La terza  stanza e ultima stanza che vi descriverò è la sala dell’Estate.

La sala dell’Estate è collocata dopo la Sala della Primavera e prima di quell’Autunno. La sala dell’Estate è definita nelle notazioni inventariali “Stanza dove dà udienza il re” ed come tutte le altre stanze della Reggia di Caserta, sulle pareti, sovrapporte, sopraspecchi e soffitto, è affrescata da capolavori. Sulle sovrapporte si possono ammirare i capolavori di Giovan Battista Rossi, documentato a Caserta Nuova tra il 1749-1782 che raffigurano le Arti Liberali. Una delle sovrapporte reca l’allegoria dell’Astronomia che però è senza costellazioni. Alle pareti si trovano i quadri del pittore austriaco Hickel, che raffigura i due principini di Maria Teresa di Borbone, primogenita di Ferdinando IV e Maria Carolina.  Il soffitto è affrescato dal capolavoro ”  Proserpina che durante l’Estate ritorna dal regno dei morti alla madre Cerere”, di Fedele Fischetti. Il tema mitologico allude ancora una volta al ciclo delle Stagioni. Figlia di Cerere, dea della terra e della fertilità, Proserpina fu rapita da Plutone, dio degli Inferi. Dopo che la madre ebbe chiesto a Giove di farla liberare, Proserpina poté ritornare in superficie a patto che trascorresse sei mesi di ogni anno con Plutone. Cerere faceva calare il freddo e il gelo durante i mesi in cui la figlia era assente, come segno di dolore, per poi far risvegliare la natura con l’avvento della primavera e dell’estate, mesi in cui Proserpina poteva far ritorno da sua madre sulla Terra.

L’arredo della sala è composto   da angoliere e consolles con ripiano di marmo di Mondragone, opera di Gennaro Fiore (seconda metà del XVIII sec.), impegnato anche nella realizzazione delle fasciature e degli intagli in stagno e piombo che incorniciano le pareti della sala. Le dorature e le dipinture dei fondi furono eseguite da Bartolomeo di Natale (documentato a Caserta negli anni ottanta del XVIII sec.). Al centro della sala è posto un tavolino  con piano in legno pietrificato in stile neobarocco, disegnato e lavorato dal Real Opificio Pietre Dure diretto da Giovanni Mugnai.

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