Un bel romanzo di Jean Paul Sartre si intitola ‘L’attesa’. Attesa di cosa? Ma della guerra ovviamente. Scritto tra il 1938 e 1939, all’indomani dei ‘Patti di Monaco’, in cui il troppo fiducioso ai limiti dell’incauto ministro degli esteri britannico Chamberlain, tornò a Londra appunto da Monaco pensando che le concessioni fatte alla Germania di Hitler, qualche piccola pretesa territoriale nei Sudeti (Cecoslovacchia) concessa col beneplacito anche della Francia , sarebbe servita ad evitare il secondo conflitto mondiale. Ma Jean Paul Sartre, ‘anima’ dei francesi, sapeva che non sarebbe stato così. E infatti, non a caso, scrisse subito dopo ‘La morte nell’anima’ a cavallo dello scoppio della guerra con l’invasione della Polonia , nel 1939, e la cocente disfatta della Francia nel 1940, ad opera della Wermacht, il potentissimo esercito germanico. Allora, tornando al medio oriente, archiviati i già macabri bilanci dei morti, i 1500 israeliani ed i 200 ostaggi ad opera di Hamas, ed i 2500 morti palestinesi a causa dei bombardamenti aerei israeliani sulla striscia di Gaza, si attende che inizi l’annunciato massacro, perché non può essere altrimenti, che seguirà necessariamente all’invasione con il grosso dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza, dove dimorano oltre un milione e centomila palestinesi, tra cui, ovviamente, si celano i miliziani di Hamas, quanti saranno? Forse 20000? E gli ostaggi che per Israele risulta essere un punto d’onore tentarne la liberazione, evitando, per quanto possibile che vengano uccisi dagli stessi miliziani. Nel frattempo si è chiarito un po’ il quadro diplomatico delle varie Nazioni, quelle che contano, Russia, Stati Uniti, Francia, Cina, e di quelle che non contano un tubo, come l’Italia e l’Unione Europea. Brevemente sull’Italia voglio dire che a parte il non contare nulla nell’ONU, che mi pare addirittura superfluo ricordare, vorrei far notare l’arrampicarsi sugli specchi della lealtà alla NATO, e della fedeltà senza ‘se’ e senza ‘ma’ agli Stati Uniti d’America che né è il Paese Guida, il che comporta necessariamente che la fedeltà alla causa ebraica, dello Stato di Israele ne risulti un ineludibile corollario politico, atteggiamento sbandierato dalla Meloni e dal Ministro degli esteri Tajani , per deprecare in tutte le salse l’avversione e l’inimicia coi terroristi di Hamas. Quasi dimenticandosi della questione palestinese che travalica il problema Hamas come travalicava il problema delle altre organizzazioni per la liberazione della Palestina come AL Fatah, che oggi si richiama all’autorità palestinese che risiede in Cisgiordania con a capo Abu Mazen, messo lì proprio sotto l’egida dell’ONU, con tanto di posto nell’assemblea delle Nazioni Unite, sì! Ma che non conta se non come il due di denari quando la briscola è a coppe! Autorità Palestinese una volta incarnata dal capo dell’OLP, Yasser Arafat, oggi defunto da tempo, che fu il primo ad essere preso per i fondelli, avendo accettato di dismettere in toto ogni attività terroristica, in attesa che, dopo la firma del trattato di Camp David, nelle mani del presidente americano dell’epoca Jimmy Carter, da parte dell’Egitto, da sempre paese guida della Lega araba, anche per la sua forza demografica e militare, durante la guerra del Kippur fu l’unico esercito a mettere inizialmente in rotta le truppe scelte dell’esercito israeliano nel Sinai, il Monte Sacro, il monte dei dieci comandamenti di Mosè, da parte di Sadat per l’Egitto e di Ytzak Rabin da parte di Israele. Entrambi furono assassinati da estremisti, uno sciita per il presidente egiziano e gruppi dell’esercito filo-iraniani, e da un ebreo ortodosso per Rabin, si addivenisse alfine alla creazione dello Stato della Palestina. Due popoli , due Stati sovrani. Ma poi, di fatto, l’Italia del dopo Camp David come si è comportata? Non ci dimentichiamo che appena fu chiaro al mondo arabo in generale ed a quello palestinese in particolare che lo Stato della Palestina era stato rimandato alle calende greche, riprese vigore in tutta la sua carica distruttiva, l’attività terroristica contro Israele ma non solo, anche verso i paesi che lo sostenevano, in primis gli Stati Uniti, ma anche gli altri Stati che ‘ob torto collo’, o perché facenti parte della Nato, o perché avevano sempre avuto un legame particolare con gli Stati Uniti che, per ineludibile continuità doveva essere inteso tale anche nei confronti di Israele, e questi, Italia in primis, sia per la prossimità geografica col medio oriente, sia perché i rapporti col mondo arabo dovevano essere tenuti in regime ‘soft’, essendo questi tra i maggiori e forse gli unici fornitori di petrolio e di gas del nostro paese. E come fare? Intanto il nostro paese mai si abbandonava a condanne e reprimende troppo ferme ed intransigenti nei confronti degli attentati messi in atto dai filopalestinesi. E quand’anche vi fosse stata costretta, anche perché alcuni di questi attentati erano avvenuti anche sul suolo italiano, come per i 26 morti dell’attentato all’aeroporto di Fiumicino, seguito al cosiddetto ‘Settembre nero’ in cui furono sterminati migliaia di palestinesi, oppure, pur deprecando i fatti terroristici . sotto sotto, già lo stesso Andreotti, manteneva uno stretto e praticatissimo canale diplomatico coi principali paesi arabi, soprattutto coi fornitori di greggio e di gas. Ma vi furono due circostanze in cui lo stato ed il governo italiano furono costretti nei fatti a scegliere da che parte stare. Nel 1985 fu dirottata da un commando di una organizzazione terroristica palestinese, una nave da crociera italiana la ‘Achille Lauro’ della omonima società di navigazione. Questa nave aveva, oltre all’equipaggio , un numero di circa 300 passeggeri, di diverse nazionalità, in gran parte italiani. Durante l’arrembaggio e la presa della nave , i terroristi uccisero un passeggero, tale Klinghofer , che era tra l’altro paralitico, e fu prima mitragliato e poi scaraventato in mare con tutta la carrozzina, ebreo e di passaporto americano. Apriti cielo! Gli americani volevano assaltare la nave coi marines , bombardare coi loro aerei, cosa che avrebbe provocato un macello. Ma Bettino Craxi, che era presidente del consiglio in carica, addusse la giusta questione giurisdizionale, che su una nave italiana il potere giurisdizionale era solo dell’Italia. Craxi, con l’aiuto e la mediazione del governo egiziano di Mubarak, riuscì a far approdare la nave in Egitto ad Alessandria e a far scendere a terra sani e salvi tutti i passeggeri. Ma dovette far partire liberi i terroristici del commando, che oltre che del dirottamento, si erano macchiati dell’assassinio di Klinghofer, primo ‘vulnus’ della politica italiana nei confronti della pretesa fedeltà ad ogni costo all’asse Americano-Israeliano-continua