È stato presentato lo scorso 4 luglio 2019 a Roma, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il Rapporto di Avviso Pubblico dal titolo: “Lo scioglimento dei Comuni per mafia. Analisi e proposte” a cura di Simona Melorio, ricercatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il volume è edito da Altreconomia.
L’obiettivo del Rapporto è analizzare i cambiamenti che sono avvenuti dal 1991 ad oggi, accendere una discussione pubblica su un adeguamento della normativa che non è più rinviabile, accompagnato dal fornire agli Enti locali una serie di strumenti per prevenire e intervenire a monte. La legge sugli scioglimenti per mafia è nata per risanare la frattura tra Amministrazione e cittadini, causata dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il tema degli scioglimenti reiterati degli stessi Comuni è legato a doppio filo alla fiducia che i cittadini ripongono nelle Istituzioni: è lo Stato che deve dimostrare di essere più forte dei clan. Come dimostra di essere più forte? Offrendo risposte ai cittadini. Laddove gli scioglimenti si ripetono più volte nel corso degli anni, le Istituzioni non sono state in grado di far sentire la propria presenza, uno spazio inevitabilmente occupato da altri.
La legge del 1991 è stata una legge importante, perché aveva due obiettivi: garantire ai cittadini il diritto di votare liberamente, impedire i condizionamenti dell’attività amministrativa. La legge del 1991 è stata una legge necessaria, ma adesso ha bisogno di ‘fare un tagliando. Il numero di scioglimenti delle amministrazioni locali conseguente a fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso – fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 1991 – sono stati 328, a cui vanno aggiunti 187 decreti di proroga di precedenti provvedimenti. Sono stati 278 gli Enti locali complessivamente coinvolti in 27 anni.
Sono 62 le amministrazioni locali che sono state colpite da più di un decreto di scioglimento per infiltrazione e condizionamento della criminalità organizzata. Di queste, 45 hanno subito due scioglimenti, mentre 17 ne hanno subiti ben tre. Comuni sciolti per camorra, record casertano: ‘tripletta’ per 4 città. Terra di lavoro è la terza provincia d’Italia per numero di scioglimenti, preceduta solo da Reggio Calabria (66) e Napoli (59), piazzandosi davanti a Palermo (33).
La provincia di Caserta detiene un record non invidiabile per numero di amministrazioni colpite da più di un decreto di scioglimento: si tratta di Casal di Principe (1991, 1996, 2012); Casapesenna (1991, 1996, 2012); Grazzanise (1992, 1998, 2013); San Cipriano d’Aversa (1992, 2008, poi annullato, 2012). A livello nazionale sono 62 le amministrazioni locali che sono state colpite da più di un decreto di scioglimento per infiltrazione e condizionamento della criminalità organizzata. Di queste, 45 hanno subito due scioglimenti, mentre 17 ne hanno subiti ben tre.