Lecci della Via d’acqua della Reggia vanvitelliana: potatura non adeguata

Riceviamo e pubblichiamo una nota del dott. agronomo Ciro Costagliola, presidente del consiglio di disciplina dell’ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Caserta, in merito alla recente, e ancora in corso,  potatura dei lecci della Via d’acqua del parco della Reggia.

“Nella passeggiata nel parco della Reggia di Caserta non ho potuto fare a meno di osservare con attenzione critica gli interventi di potature sui filari di lecci della via d’acqua del parco finalizzati al contenimento ed alla profilatura del doppio filare vanvitelliano. Ho segnalato, e non sono il solo ad averlo fatto, già in altre occasioni interventi di potatura errati sia per il periodo che per gli interventi cesori eccessivamente energici. Il leccio è una latifoglia sempreverde che può vivere diversi secoli, fino a mille anni. Tutti gli interventi di potatura e di modellatura su lecci andrebbero fatti con regolarità (ogni anno o al massimo ogni due anni) e sempre quando la pianta è in riposo vegetativo, ovvero quando il flusso di linfa negli è al punto più basso. Il periodo migliore per effettuare le potature è tra gennaio e marzo, (ed anche prima vista l’anticipazione delle stagioni) ma mai a primavera con la ripresa vegetativa. La potatura deve essere effettuata con cura, evitando di tagliare rami troppo grossi in modo da non compromettere la salute dell’albero. Inoltre, è importante rimuovere i rami morti o malati ed asportare le piante morte che sono motivo di infezioni parassitarie per le piante sane.
Ho osservato tagli di rami importanti, peraltro sembrerebbero eseguiti senza l’utilizzo di presidi fitosanitari quali disinfettanti delle lame (alcool, bicarbonato di sodio, candeggina) e l’applicazione di paste cicatrizzanti (a base di rame, calce) che si spalmano sulle ferite da taglio in quanto le stesse sono possibili ingressi per gli agenti patogeni come funghi, che provocano carie del legno e marciumi, ed insetti minatori, nonché batteri e virus. Ho notato che mentre per alcuni tagli sono stati utilizzati queste paste per altri no.
Alcune piante di leccio morte sono state lasciate senza un plausibile motivo “in situ”. Lo stesso per visibili rami secchi. Ciò sta ad indicare la chiara assenza di una direzione dei lavori competente (agronomo o forestale) che non ignorerebbe che le piante (o rami) morte sono fonte di infezione e diffusione di parassiti animali e vegetali quali insetti, funghi, batteri, virus, per altre piante sane”.