L’indagine del Ros di Napoli sui prefabbricati anti Covid 19 in Campania ed il possibile coinvolgimento del presidente De Luca.

 

Il blitz del Ros dei Carabinieri di Napoli riguardo le tre strutture ospedialiere prefabbricate anti Covid 19 in Campania è durata oltre le 48 ore su ordine della Procura di Napoli a seguito delle indagini coordinate dal pm Mariella Di Mauro e dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, dalla serata di venerdì 1 agosto fino a domenica 3 agosto. I reati su cui lavora la procura sono turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture.

 

I primi indagati sono due fedelissimi del governatore della Regione Campania, il consigliere regionale Luca Cascone e il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva, insieme a loro il presidente di SoReSa, la società pubblica della Regione Campania che si occupa di appalti, Corrado Cuccurullo e la dirigente dell’ufficio di gabinetto di De Luca, Roberta Santaniello che è anche componente della direzione nazionale del Partito Democratico.

 

Per facilitare le indagini, I Ros hanno sequestrato i telefoni cellulari di Verdoliva e Cascone nella serata di venerdì durante la perquisizione nelle abitazioni degli indagati, sabato invece i militari hanno sequestrato documenti della società pubblica SoReSa, i server delle mail e atti ufficiali.

Domenica 3 agosto il presidente della società Cuccurullo, che ricopre anche le cariche di direttore generale e amministratore delegato, è stato accompagnato in caserma per essere ascoltato dagli inquirenti.

Nella giornata di lunedì invece sono stati sequestrati il pc ed il telefono della Santaniello, che ha seguito tutte le operazioni sugli approvvigionamenti sanitari per l’emergenza Covid.

 

Dalle ricerche è emerso che il signor Cascone si sarebbe occupato senza alcun titolo di acquisti, gare d’appalto e affidi diretti di attrezzature sanitarie, per conto di SoReSa e Regione. Costui si sarebbe presentato alcune volte come membro dell’unità di crisi, altre volte come dirigente di SoReSa pur non ricoprendo nessuno dei due ruoli.

 

Nei documenti analizzati sono emersi anche altri nomi che hanno determinato le scelte e ,evidentemente, anche il pasticcio burocratico di cui stiamo trattando. A carico di Roberta Santaniello, Ciro Verdoliva e Luca Cascohe si parla  di “elementi di criticità in relazione alle procedure di aggiudicazione e di esecuzione e alle altre gare indette nel periodo di emergenza”.

 

Tuttavia dagli atti sequestrati dalla società pubblica SoReSa potrebbero emergere delle circostanze che potrebbero allungare l’elenco degli indagati. Sono moltissime le cose da chiarire, sia sull’appalto da 18 milioni, che sulla realizzazione dei lavori all’Ospedale del Mare, sia sul ruolo di Cascone che su quello di Cuccurullo

 

 

La Procura della Repubblica aveva già acquisito, circa un mese fa, le carte sui lavori all’ospedale prefabbricato di Napoli, nel parcheggio dell’Ospedale del Mare, iniziati prima ancora che la multinazionale Siram, affidataria dei lavori, fosse contattata ufficialmente dall’Asl Napoli 1.

 

Proprio l’ospedale prefabbricato napoletano venne presentato da Ciro Verdoliva, come il fiore all’occhiello della gestione dell’emergenza ed è stato mostrato più volte da De Luca come simbolo dell’efficienza della sua amministrazione. Ora saranno i magistrati a dover chiarire se ci furono illeciti o meno. Gli altri due ospedali di Caserta e Salerno ,invece, sono ancora utilizzabili ,nonostante la spesa loro dedita di oltre 5 milioni di euro.

 

Gli indagati principali, da parte loro, hanno risposto alle accuse.

Cascone si è detto “pronto a chiarire nelle sedi opportune” attraverso un post su Facebook, mentre i legali di Cuccurullo hanno riferito che il loro assistito chiarirà tutto.

 

Critica è anche la posizione di De Luca.

Quest’ultimo è difatti a capo dell’unità di crisi, struttura per la quale Cascone diceva di collaborare pur non facendone parte, mentre componente accettato è Ciro Verdoliva.

 

Da verificare anche le posizioni degli imprenditori e dei broker entrati in contatto con Cascone per le forniture sanitarie durante l’emergenza Covid 19.

Infine tra gli atti sequestrati anche quelli relativi alla fornitura di mascherine che l’azienda veneta T-Link ha venduto per circa 160 mila euro alla Regione Campania.