L’Istituto della Mediazione Civile in Italia.

 

dott. Alfredo Forni

Approfondiamo oggi un Istituto giuridico ancora poco conosciuto ai cittadini, se non agli addetti ai lavori, nonostante sia stato introdotto un decennio fa con il Decreto Legislativo numero 28 del 2010.

Il 21 marzo 2011 è infatti entrata in vigore la riforma che introduce anche in Italia il sistema della Mediazione Civile, che si affianca oggi alla riforma del Processo Civile e al Programma di Digitalizzazione della Giustizia con cui si è intervenuti sulla razionalizzazione del contenzioso.

L’obiettivo principale della riforma è la deflazione del flusso in ingresso di nuove cause nel sistema Giustizia, con l’offerta al cittadino di uno strumento più semplice e veloce per risolvere le controversie in tempi brevi e costi contenuti.

La mediazione è l’attività professionale svolta da un terzo imparziale, il Mediatore, e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta che per la risoluzione della stessa.

La mediazione civile si svolge alla presenza di un Mediatore nominato all’interno degli Organismi di mediazione che siano autorizzati ed iscritti nel registro tenuto presso il Ministero della Giustizia. Alla stessa partecipano le parti con l’assistenza dei rispettivi difensori. Il procedimento prevede una durata massima di tre mesi. La competenza territoriale è fissata dall’articolo 4 del Decreto Legislativo: è cioè autorizzato un Organismo che abbia una propria sede accreditata ubicata nella circoscrizione del Tribunale territorialmente competente per la relativa controversia.

Gli esiti della mediazione potranno essere di due tipi: il raggiungimento di un accordo conciliativo o il mancato raggiungimento dello stesso. L’accordo conciliativo, ove stipulato, risulterà anche dal verbale conciliativo e sarà titolo esecutivo ai sensi e per gli effetti dell’articolo 474 del codice di procedura civile. Gli avvocati che assistono le parti nella mediazione dovranno dare atto che l’accordo raggiunto, ove raggiunto, sia conforme alle norme imperative ed all’ordine pubblico.

Oggi la mediazione è condizione di procedibilità (ovvero deve essere obbligatoriamente tentata prima di poter andare in giudizio) nei casi di una controversia in materia di:

  • diritti reali (proprietà, usufrutto, usucapione, compravendite immobiliari ecc.);
  • divisione e successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione e comodato;
  • affitto di aziende
  • risarcimento danni da responsabilità medica e sanitaria;
  • diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari;

L’esperimento di un tentativo di conciliazione è inoltre obbligatorio quando la mediazione è demandata da un giudice oppure quando è prevista da clausole contrattuali o statutarie (clausole compromissorie).

E’ importante rammentare che l’Istituto della Mediazione è utilizzabile in maniera volontaria tra le parti per tutte le altre materie. Le opportunità legate al ricorso della mediazione volontaria (tempi rapidi e costi certi e ridotti) hanno portato negli ultimi anni a una notevole crescita del ricorso a questo istituto con un crescente tasso di accordi positivi raggiunti (oltre il 50%).

Vale la pena infine ricordare i benefici economici che sono connessi all’attivazione dell’istituto in esame. La legge cardine in materia (D.L.gs.vo 28 del 4 marzo 2010 come modificato dal D.L. 21 giugno 2013 n. 69) ed in particolare gli articoli 17 e 20.

L’articolo 17 prevede l’esenzione da imposta di bollo e di registro per tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione, inclusi gli accordi, entro il limite dei 50.000,00; se di valore maggiore, l’imposta è dovuta solo per la parte eccedente.

L’articolo 20 disciplina il credito di imposta. Il testo della norma letteralmente dispone “Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli Organismi, è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta, commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà”.

Il verbale di accordo conciliativo non è quindi assoggettato al versamento dell’imposta di registro fino all’importo di 50000 euro, ma sarà dovuto per la sola parte eccedente a detta somma. Si ritiene che tale regime di favore, funzionale alla operatività dell’istituto della mediazione, trovi applicazione anche per i verbali recanti trasferimenti di immobili o trasferimento o costituzione di diritti reali immobiliari di godimento.

Tutti gli atti del procedimento sono poi esenti da bolli ed imposte, fatti salvi i costi previsti dall’Organismo, la cui attivazione costa solo 40 euro oltre ad I.V.A. per parte (i costi per la prosecuzione variano poi in relazione al valore della controversia).

La mediazione costituisce oggi la migliore alternativa alle estenuanti e costose cause in Tribunale, dove, dopo anni di udienze, tutti possono sentirsi sconfitti e nessuno realmente vincitore.