L’esecutivo targato Mario Draghi pensa a un’alternativa per non rinnovare lo stato di emergenza dettato dalla pandemia Covid. Secondo quanto spiega La Repubblica, un ruolo fondamentale in tal senso potrebbe rivestirlo l’attuale commissario straordinario per l’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo.
Spostare sotto la Protezione civile la struttura commissariale, con pieni poteri in campo amministrativo e nella gestione dei contratti; avvalersi del Comando operativo di vertice interforze (Covi) – al cui vertice sarà nominato entro la fine dell’anno proprio Figliuolo – per le operazioni sul campo utili a fronteggiare il Covid: così Palazzo Chigi pensa a una nuova gestione della pandemia, laddove non ci fosse la proroga dello stato d’emergenza.
Dunque ai piani alti del governo potrebbe essere tentata la strada di una legge ad hoc, da varare nelle prossime settimane. Un simile scenario si avvarrebbe dell’architettura a cui finora è stata delegata la battaglia al coronavirus, trovando però concretezza e azione sotto il dipartimento timonato da Fabrizio Curcio.
Il capo della Protezione civile Curcio è stato già avvisato e si è preso del tempo per studiare il dossier e capire se il suo ente è in grado di organizzarsi per soddisfare le richieste di Palazzo Chigi. È probabile che la risposta sia positiva, sottolinea il quotidiano diretto da Maurizio Molinari.
Un ruolo importante, dovrebbe essere ricoperto anche dal ministero della Salute. Per gli interventi sul campo, come sopra accennato, potrebbe avere molta importanza il Comando operativo interforze.
Entro la fine del 2021 il consiglio dei ministri darà l’ok al decreto di nomina di Figliuolo alla guida del Covid, su spinta del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. La struttura risponde allo Stato maggiore della Difesa e organizza tutti gli interventi delle forze armate.
Se tale alternativa dovesse andare in porto, non è detto che lo stato di emergenza sarà archiviato dall’1 gennaio 2022. I tempi sono risicati. Per questo, ci sarebbe già un piano B, ossia prorogare di un mese o al massimo due mesi lo stato d’emergenza, così da poter organizzare al meglio tutti i tasselli per poi uscirne.
Anche perché lo stato di emergenza può avere la durata massima di due anni (si ricorda che è iniziato il 31 gennaio 2020). Oltre, servirebbe un nuovo intervento legislativo.