Lucia Sforza presenta il suo romanzo d’esordio nel suo istituto, il don Gnocchi di Maddaloni


È stato bello vedere tanti studenti del Don Gnocchi di Maddaloni appassionarsi a un libro scritto da una loro coetanea: Lucia Sforza, dell’indirizzo economico-sociale dell’istituto guidato dalla dirigente Annamaria Lettieri. La giovane autrice ha pubblicato per le edizioni “Leonardo” la sua opera prima “Scusate la follia”.

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Alla presentazione del romanzo, i compagni di classe di Lucia hanno letto brani significativi del romanzo e soprattutto hanno discusso sul significato di un’opera che disegna uno spaccato delle problematiche generazionali dei nati dopo il Duemila oltre che presentarsi con un interessante intreccio “d’azione”.

Nell’introdurre il convegno – inserito nel calendario di attività del maggio del libro – la professoressa Angela De Lucia ha sottolineato il peculiare linguaggio adoperato:

Il linguaggio è quello dei giovani d’oggi, con la freschezza e la disinvoltura di ragazzi liceali. La lettura è facile perché il racconto segue una linea logica ben prestabilita. Si nota una visione della vita limpida, con buoni sentimenti: lealtà, famiglia, amore e rispetto ed onestà Nelle vicende della protagonista si nota come si comporti sempre in maniera onesta con le persone con cui interagisce, sia amicali che familiari. Per questo motivo fa scelte difficili perdendo contatti che per lei erano punti di riferimento.

Intervenendo sul messaggio valoriale del romanzo la dirigente la dirigente Annamaria Lettieri ha sottolineato come in esso viva “il valore dell’istruzione come possibilità importante per una prospettiva di vita futura migliore, quasi un riscatto sociale, impegnandosi costantemente nello studio e arrivando a scontrarsi con un’amica che non ne riconosce l’importanza. Lucia esprime la parte sana della società attuale”.

Flavia Castaldo è la docente di Lucia, nell’indirizzo economico sociale del Liceo don Gnocchi di Maddaloni, che ha seguito l’esordiente letteraria nella genesi della sua prima opera, consigliandola e confortandola nelle fasi più delicate di elaborazione. Proprio la professoressa Castaldo cogli “nel finale del libro la realizzazione sociale di tanti anni di sforzi di studio e di lavoro, l’affermazione di una realizzazione sociale, personale e familiare minacciata da un oscuro passato che però riesce a sconfiggere e la suspance delle ultime frasi che fanno presagire una riappacificazione con la famiglia di appartenenza e il superamento completo delle vicissitudini del passato”.

Il docente Alfonso Piscitelli ha colto invece nell’opera un effetto di quel meccanismo salutare di sfida-risposta che si è verificato, talvolta, nel periodo della pandemia: una dinamica che la scuola di Maddaloni è riuscita a stimolare nei suoi giovani.

La autrice ha annunciato che è sua intenzione proseguire nell’impegno letterario insieme agli studi giuridici: due aspetti diversi, ma complementari di una medesima ansia di riscatto sociale e generazionale.