MARCIANISE. Soldi in cambio di un posto in polizia, condannato Giuseppe Zarrillo a 2 anni e 10 mesi

Le indagini, portate avanti dagli uomini della Guardia di Finanza, permisero di accertare come Zarrillo millantava l’agevole conclusione dello svolgimento dei concorsi pubblici nella Polizia di Stato e nella Polizia Penitenziaria

MARCIANISE – È stato condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione Giuseppe ZARRILLO, il dipendente civile del Ministero degli Interni, originario di Marcianise e residente in Capodrise, coinvolto nello scandalo scaturito a seguito dell’inchiesta giudiziaria relativamente ai concorsi truccati nelle Forza Armate. È questa la sentenza emessa dal Giudice per le Udienze Preliminari (G.U.P.) del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per ben tre episodi di millantato credito contestati a Zarrillo. La Procura della Repubblica, invece, aveva chiesto una condanna a 3 anni con il rito abbreviato.

Le indagini, portate avanti dagli uomini della Guardia di Finanza, permisero di accertare come Zarrillo millantava l’agevole conclusione dello svolgimento dei concorsi pubblici nella Polizia di Stato e nella Polizia Penitenziaria, facendosi promettere, in cambio del suo interessamento, somme di danaro (fino a 20.000 euro), prospettando a tal fine la sua capacità di influenzare i pubblici ufficiali deputati alla predisposizione dei test e delle prove di ammissione e, successivamente, di concorso. Per i concorsi truccati ci sono tre filoni di indagini e tanti altri indagati, che dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato all’arresto, lo scorso 9 agosto 2018, dell’impiegato civile del Pirotecnico di Capua Giuseppe Zarrillo; il secondo filone è quello sul quale indaga la Procura di Napoli ed il terzo filone investigativo è stato aperto recentemente dalla Procura della Repubblica di Roma.

In questa vicenda sono coinvolti anche altissimi ufficiali, generali dell’esercito, i quali con il loro modus operandi di continue e sistematiche raccomandazioni per concorsi viziati ha interessato purtroppo anche la provincia di Caserta. Dalle indagini è emerso che i candidati “promossi” erano quasi tutti di Aversa, San Prisco, Marcianise, Maddaloni e dell’area napoletana, nel periodo investigativo che va dall’anno 2015 fino all’anno 2018. Le perquisizioni effettuate nei mesi scorsi, con il sequestro di tanto materiale (computer, pen drive ecc…) hanno ampliato il cerchio delle indagini e la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, oltre a Zarrillo ha iscritto nel registro degli indagati, altre sei persone. Nello stesso tempo, la Procura della Repubblica di Napoli, su richiesta del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e del Pm Stefania Buda, ha ottenuto dal Gip, una proroga delle indagini per altri 14 indagati che gestivano pure le scuole di formazione nella provincia di Caserta e Napoli.

A suscitare dubbi erano stati anche i risultati dei test: un numero troppo alto di candidati che avevano ottenuto una votazione superiore al “nove” e che provenivano dalla provincia di Caserta, da quella di Napoli e dalle altre campane. Ma anche una serie di ricorsi al Tar presentati dai concorrenti non raccomandati, insoddisfatti giustamente dei risultati ottenuti.